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Effetto repulsione >
Il governo Monti ha potuto contare finora sul voto di oltre il 70% di Deputati e Senatori.
Una maggioranza senza precedenti.
Alle amministrative i rispettivi partiti raccolgono il consenso di appena il 45% del corpo elettorale. Percentuale che non vince il confronto con il popolo degli astenuti e dei “protestatari”.
Il divario tra il “sentire” del paese e la rappresentanza “istituita” è ormai di tali dimensioni da paventare il rischio di una “involuzione” della democrazia.
Più crescerà il senso di “ripulsa” per il sistema politico in essere e più aumenterà lo spazio “agibile” da parte di forze “alternative” propugnatrici di soluzioni dirompenti e tetragone.
Scongiurare tale nefasta prospettiva non solo è nell’interesse dei partiti, ma è anche la prima “responsabilità” che hanno verso il paese.
Cosa fare?
Bastano tre mesi per dare “corpo” alla spending review, per sistemare la riforma del lavoro, la legge elettorale ed i “rimborsi” ai partiti. C’è altresì tutto il tempo per tornare alle urne entro ottobre.
Per i partiti la “chiamata alle urne” è l’unica vera sfida “politica” delle loro capacità progettuali e propositive.
Basta un semestre per tornare a “scegliere” una rappresentanza “politica” e, insieme, una ricetta di uscita dalla crisi.
Risultato per certo acquisito sarà liberarsi di quella casta “nominata” di Primi Super Cives attenta a …
Rischio ripulsa >
Il governo Monti ha potuto contare finora sul voto di oltre il 70% di Deputati e Senatori. Una maggioranza senza precedenti.
Alle amministrative i rispettivi partiti raccolgono il consenso di appena il 45% del corpo elettorale. Percentuale che non vince il confronto con il popolo degli astenuti e dei “protestatari”.
Il divario tra il “sentire” del paese e la rappresentanza “istituita” è ormai di tali dimensioni da paventare il rischio di una “involuzione” della democrazia.
Più crescerà il senso di “ripulsa” per il sistema politico in essere e più aumenterà lo spazio “agibile” da parte di forze “alternative” propugnatrici di soluzioni dirompenti e tetragone.
Scongiurare tale nefasta prospettiva non solo è nell’interesse dei partiti, ma è anche la prima “responsabilità” che hanno verso il paese.
Cosa fare?
Bastano tre mesi per dare “corpo” alla spending review, per sistemare la riforma del lavoro, la legge elettorale ed i “rimborsi” ai partiti. C’è altresì tutto il tempo per tornare alle urne entro ottobre.
Per i partiti la “chiamata alle urne” è l’unica vera sfida “politica” delle loro capacità progettuali e propositive.
Basta un semestre per tornare a “scegliere” una rappresentanza “politica” e, insieme, una ricetta di uscita dalla crisi.
Risultato per certo acquisito sarà liberarsi di quella casta “nominata” di Primi Super Cives attenta a …
Riscossa >
Da dicembre il Debito è cresciuto di altri 100 miliardi e sfiora ormai quota 2000. Sono oltre 80 mld all’anno di interessi da pagare.
La disoccupazione è ormai al 10% e la pressione fiscale supera il 45%.
Si allunga la lista dei “sacrifici” e non c’è alcun “segno” di inversione.
Mancando una ricetta “politica” anti-crisi si procede per “tentativi di aggiustamento” in attesa di tempi migliori.
Cosa fare?
Bastano 3 mesi, volendo, per dare “corpo” alla spending review, per sistemare la riforma del lavoro, la legge elettorale ed i “rimborsi” ai partiti.
Resta poi tutto il tempo per tornare alle urne entro ottobre.
Per i partiti la “chiamata alle urne” è la vera sfida “politica” di capacità progettuali/propositive. E’ il passaggio “obbligato” per la formulazione di strategie di governo incisive e tempestive.
Basta un semestre per poter “scegliere” ed imboccare, per tempo, una via d’uscita.
Altrimenti la crisi continuerà ad avvitarsi più che Se fosse stagnazione …
Dilemma pre-elettorale >
Grillo ha ripetuto per 2,3 volte la voce verbale “strangòla”.
Ha insistito nel mettere l’accento tonico sulla ‘o’ aperta e non sulla prima ‘a’.
Una “bizzarria” per esorcizzare un atto crudele?
Oppure non conosce la declinazione dell’indicativo presente?
Dilemma senza soluzione.
Di sicuro un tale “inciampo” linguistico non scalfisce la PESCITUDINE di chi è sensibile alla fascinazione mediatica …
Paese zavorrato >
Da un lato Monti confessa di essere stato “chiamato” per rimediare a errori del passato e che, se non apprezzato, “non chiederà di continuare”. Come “tecnico” può proporre delle riforme, ma non è, né si può fare portatore di una propria strategia “politica” di indirizzo per il paese.
Dall’altro ci sono i partiti di maggioranza che, anche se per ragioni differenti, stanno “aspettando tempi migliori”. Non intendono tuttavia scalfire la propria “identità” politica, né dilapidare il patrimonio elettorale.
Risultato. Il governo, col freno tirato, procede per “tentativi di aggiustamento”.
Milioni di cittadini, ormai in ginocchio, vedono crescere solo la lista dei sacrifici. Non vedono alcun “segno” di inversione.
Cosa fare? Per i partiti la “chiamata alle urne” è la vera sfida “politica” di capacità progettuali/propositive. Il passaggio “obbligato” per la formulazione di strategie di governo incisive e tempestive.
Sollecitare il ritorno alle urne è il solo modo di “scegliere” e di imboccare, per tempo, una via d’uscita.
Di verità “artefatte” e di enunciati “paludati” trabocca un qualsiasi Dossier Arroganza …
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