Da dicembre il Debito è cresciuto di altri 100 miliardi e sfiora ormai quota 2000. Sono oltre 80 mld all’anno di interessi da pagare. La disoccupazione è ormai al 10% e la pressione fiscale supera il 45%.
Si allunga la lista dei “sacrifici” e non c’è alcun “segno” di inversione. Mancando una ricetta “politica” anti-crisi si procede per “tentativi di aggiustamento” in attesa di tempi migliori. Cosa fare? Bastano 3 mesi, se si vuole, per dare “corpo” alla spending review, per sistemare la riforma del lavoro, la legge elettorale ed i “rimborsi” ai partiti. Resta poi tutto il tempo per tornare alle urne entro ottobre. Per i partiti la “chiamata alle urne” è la vera sfida “politica” di capacità progettuali/propositive. E’ il passaggio “obbligato” per la formulazione di strategie di governo incisive e tempestive. Basta un semestre per poter “scegliere” ed imboccare, per tempo, una via d’uscita. Altrimenti la crisi continuerà ad avvitarsi più che Se fosse stagnazione…
Monti ama ripetere che l’enorme Debito è stato frutto dell’illusione di “poter vivere al di sopra delle nostre possibilità”. Da dicembre il Debito è cresciuto di altri 100 miliardi e sfiora ormai quota 2000. Dal 20 marzo lo spread Btp-Bund non è più tornato sotto i 300 punti. Sono oltre 80 miliardi l’anno di interessi da pagare. Nel Def è scritto che l’insieme delle riforme “volute” da Monti farà crescere il Pil dello 0,3% all’anno. Come dire che, se va bene, rivedremo il Pil del 2007 non prima del 2014. C’è dell’altro. In mano ai “tecnici” il “pareggio” di bilancio del 2013 cambia significato. Sarà pareggio “strutturale”. Basterà cioè un pareggio che, scontate le spese (uscite) legate al ciclo economico negativo, risulti “compatibile” con il Pil in calo di 2 punti.
Per questa via di sicuro ci sono solo “sacrifici”, fatti e da fare. Se riequilibrare il bilancio è esercizio contabile (da “tecnici”), rimettere in moto un paese è il portato di scelte “politiche” organiche, incisive e tempestive. La crisi intanto continua a gravare sul paese come Se fosse stagnazione…
Da un lato Monti confessa di essere stato “chiamato” per rimediare a errori del passato e che, se non apprezzato, “non chiederà di continuare”. Come “tecnico” può proporre delle riforme, ma non è, né si può fare portatore di una propria strategia “politica” di indirizzo per il paese. Dall’altro ci sono i partiti di maggioranza che, anche se per ragioni differenti, stanno “aspettando tempi migliori”. Non intendono tuttavia scalfire la propria “identità” politica, né dilapidare il patrimonio elettorale.
Risultato. Il governo, col freno tirato, procede per “tentativi di aggiustamento”. Milioni di cittadini, ormai in ginocchio, vedono crescere solo la lista dei sacrifici. Non vedono alcun “segno” di inversione.
Cosa fare? Per i partiti la “chiamata alle urne” è la vera sfida “politica” di capacità progettuali/propositive. Il passaggio “obbligato” per la formulazione di strategie di governo incisive e tempestive. Sollecitare il ritorno alle urne è il solo modo di “scegliere” e di imboccare, per tempo, una via d’uscita. Di verità “artefatte” e di enunciati “paludati” trabocca un qualsiasi Dossier Arroganza …
Monti ama precisare di essere stato “chiamato” per rimediare ai mali fatti dai governi passati. Da dicembre il Debito è cresciuto di altri 100 miliardi e sfiora ormai quota 2000. Sono oltre 80 miliardi all’anno di interessi da pagare. La disoccupazione è vicina al 10% e la pressione fiscale supera il 45%.
Cosa fare? Per Monti basta istituire un apposito Comitato e “chiamare” altri 3 super-tecnici incaricati di revisionare la spesa pubblica. Non sarà tuttavia “scongiurato” neppure il rischio di un prossimo aumento dell’Iva sui beni di largo consumo. Così la lista dei “sacrifici” resta lunga e non c’è alcun “segno” di inversione.
Cosa manca? Manca la “chiamata” più decisiva. Per i partiti la “chiamata alle urne” è la vera sfida “politica” di capacità progettuali. Il passaggio “obbligato” per la formulazione di strategie di governo incisive e tempestive.
Tornare alle urne è il solo modo di “scegliere”, per tempo, la via d’uscita dalla recessione. Non si esce aspettando tempi migliori. Governare non è performance da teatrino di Pantomima e Rimpiattino…
Grillo ha ripetuto più volte la voce verbale “strangòla”. Ha insistito nel porre l’accento tonico sulla ‘o’ e non sulla prima ‘a’. E’ una “trovata” bizzarra per esorcizzare un atto crudele? Oppure non conosce la corretta declinazione dell’indicativo presente? Dilemma che resterà irrisolto. Di sicuro un tale “inciampo” linguistico non sfiora la Pescitudine di chi è sensibile alla fascinazione mediatica …