Con fede "sana" credo che Geri Steve, nel suo interessante commento, indichi la formazione di un dato culturale con cui l’essere umano cerca di spiegarsi ciò che non riesce a spiegare con la sola capacità razionale di interpretare il mondo. Non tanto con l’ansia derivante da razionalità, quindi, quanto ansia derivante da incapacità/impossibilità di capire. Quello che Rudolf Otto definiva l’assolutamente "altro" rispetto alla ragione umana; che poi è andato a costituire quel vasto mondo del "sacro" in cui sono confluite tutte le questioni irrisolte.
Più che ai meccanismi biologici, continuo perciò a credere nei meccanismi psicologici, peraltro comprensibili nel passaggio dall’animismo (il dio è l’albero) alle religioni (il dio ha creato l’albero) e che vengono viste in ciò che succede all’essere umano attraverso diverse interpretazioni di un fatto: mi sono tagliato con il coltello (fatto), il dio-coltello mi si è ritorto contro (animismo) oppure dio mi ha punito attraverso il coltello per un peccato (religione) o infine io mi sono punito da solo per i sensi di colpa di aver fatto qualcosa di sbagliato (meccanismo psicologico).
Nel duemila d.C. questo meccanismo dovrebbe essere ormai chiarito ed anche la contrapposizione fra ragione e religione ha mostrato la corda. Esiste una vasto mondo umano che non è razionale, ma non per questo è legittimo assimilarlo al religioso.
Purtroppo vaste sacche di religiosità sconfinano nel delirio, tanto quanto vaste sacche di estrema razionalità sconfinano o hanno sconfinato (basti pensare a Breivik o al nazismo) in altrettanti deliri. E la conclusione è sempre il dolore e la morte di qualcuno.
Ripeto che il merito (e il ringraziamento) va ad Agoravox, ai suoi fondatori, ai suoi direttori e ai suoi redattori. Con te Emanuele mi sono trovato qualche volta in disaccordo, ma ho il massimo rispetto per quello che pensi e per l’onestà con cui lo scrivi. Rispetto che ho sempre ricevuto da te, anche quando - raramente - ci siamo trovati a discutere.
Ma questo non è un lezioso minuetto fatto di scambi di gentilezze fra colleghi, un gioco di squadra fra conniventi come probabilmente penserà quella scimmia urlante di cui parlo nell’articolo, ma la semplice verità di questo giornale. A cui vanno i miei auguri di lunga vita.
E ad Emanuele i migliori auguri di buon lavoro nella sua nuova veste di direttore. Ciao, Fabio DP
L’interesse di qualsiasi cultura, anche laica, verso l’orgasmo femminile non è mai stato un vanto maschilista, semplicemente perché le donne in genere non avevano voce in capitolo.
Esiste invece la tradizione ebraica dove la sessualità femminile è stata sempre importante e significativa. Come afferma il diritto matrimoniale ebraico (l’uomo ha il dovere di portare all’orgasmo la donna), mentre fin dai primi secoli alle cristiane si "consigliava" di emulare la Vergine come dimensione più consona alla donna. Ed è la cosa che ho voluto evidenziare nell’articolo.
Ciò non toglie che lapidazioni (per le adultere anche nell’ebraismo biblico, ma non mi risulta che in quello rabbinico ci siano mai state lapidazioni né "streghe" arse sul rogo), le separazioni di genere o il vestiario che deve coprire eccetera siano state praticate come controllo della società sulle donne. Ivi compresa la "censura" delle immagini femminili sui rotocalchi. Tutto questo però non ha a che vedere con la sessualità femminile (e tantomeno con l’orgasmo) che si svolge nel rapporto intimo uomo/donna. Noi occidentali tendiamo a confondere un po’ le cose, vantandoci delle nostre libertà civili e sociali (che, intendiamoci, sono intoccabili) valutandole come l’unico metro di misura del vivere.
L’unica attività che incide pesantemente davvero sulla sessualità sono le mutilazioni genitali, cioè una prassi preislamica che però l’islam ha ritenuto legittima e praticato ampiamente fino ai giorni nostri. Non mi risulta però che sia mai stata praticata nel mondo ebraico.
P.S. la memoria è quasi sempre selettiva, siamo tutti qui - articolisti e commentatori - per cercare di allargare i confini delle nostre rispettive conoscenze. Magari lasciando a casa i toni inutilmente polemici. Tanto per alleggerire un po’ l’atmosfera.