Per onestà intellettuale le dirò: per chi ho votato sono affari miei, lei manco si firma con nome e cognome, che pretende da me ?!
Ma, battute a parte, vorrei che non si perdesse il "punto".
L’Unità mi ha fatto profondamente senso per decenni; nel senso che mi sembrava illegibile. E ne ho anche criticato fortemente certi contenuti (come qui http://www.agoravox.it/spip.php?pag... ad esempio).
Poi però, da qualche mese, sono successe cose (che lei fa finta di non vedere). Tipo che è cambiato il proprietario (detto anche azionista di riferimento che mi sembra, per quello che ne so, persona seria e onesta, come ho detto nell’articolo). Il quale ha cambiato direttore. Non so dire se questo è abbastanza per parlare di una nuova Unità, ma diamo tempo al tempo. E il fatto che il Fatto si scateni mi fa pensare che la cosa sia interessante.
Che poi io rinfacci a un tizio di aver votato per la Lega (dal momento che è notizia pubblica) dovrebbe essere motivo di una decorazione al merito, non di sberleffi, caro amico. O ritiene che si possa davvero votare per la Lega e poi andarsene in giro come se niente fosse ?
Saluti
p.s. quando ci si erge a difesa le spade si sguainano, non si ammainano, se lo ricordi. E’ un consiglio gratuito; nel caso un domani le servisse.
Che la "violazione dei diritti umani" sia stata la conseguenza di un atto politico illegittimo e gravissimo" come dici tu è fuori di dubbio. Non è su questo che dibattiamo.
Né, se il caso avesse riguardato Ablyazov, il marito, si sarebbe potuto prendere per buono "a occhi chiusi" il termine "dissidente", perché c’erano state appunto valutazioni "terze" - come la magistratura inglese - a far dubitare che le cose fossero del tutto trasparenti. Ma la cosa non si può risolvere con il pensiero che le mogli forse non sono "totalmente inconsapevoli".
Con questa logica perché le mogli, fidanzate, figli, cognati, suocere e via discorrendo dei camorristi, mafiosi, ndranghedisti eccetera sono a piede libero ? perché non vengono spediti tutti, parenti e amici, in galera "a priori" ?
il sottile confine dei "diritti umani e civili" - e quindi dello stato di diritto - sta proprio qui, non solo dove è indiscutibilmente manifesto come nel caso dei gay condannati a morte o delle donne fustigate nei paesi islamici eccetera.
Qui dove dovrebbe esserci la certezza del diritto, sopra ogni cosa (cioè quella cosa che Berlusconi ha voluto devastare con le sue porcate). Se hai fatto qualcosa sei colpevole e paghi, se non hai fatto niente (e perché alla Shalabayeva hanno ridato il passaporto sennò ?) non devi MAI correre il rischio di essere impacchettata e spedita altrove.
Ma se tu ti poni dei problemi comprensibili e discutibili, del commento di PF invece continuo a pensare che fosse astioso perché ho evidenziato il buon agire della Bonino. Era il mio articolo che gli è andato di traverso, non la questione dei diritti umani.
Quello che ha scritto PF è “Tuttavia ricordare il background
famigliare sottostante alla vicenda potrebbe essere utile a contenere la
straripante, stucchevole, ipocrita retorica sui diritti umani violati che si è
riversata su quello che è infine un caso di rimpatrio forzato dai contorni poco
chiari che ha riguardato personaggi quantomeno controversi in patria e fuori”
La questione si è risolta invece proprio in questo: nella
violazione macroscopica dei ‘diritti umani’ e civili della signora e della figlia
minore. Sennò di cosa stiamo parlando ? Farlo passare per un banale “rimpatrio
forzato dai contorni poco chiari” significa perdere volutamente il senso del
diritto proprio di uno stato democratico (che dovrebbe definirsi appunto “stato
di diritto”) per trovarsi così esattamente sulla stessa lunghezza d’onda di
quelle forze “oscure” che hanno orchestrato la “marchetta”. Il tutto
giustificato – esattamente come farebbe un Alfano qualsiasi – dall’idea aprioristica
che donna e figlia siano “personaggi quantomeno controversi in patria e fuori”.
E’ una giustificazione propria da stato che ha perso il Diritto e sposa la tesi
della ‘contiguità’ ipotizzata (o anche inventata di sana pianta, a quel punto si tratta solo di sfumature lessicali) per cui si può incarcerare chiunque sulla base di decisioni
politiche, non di accuse circostanziate.
Da qui l’azione di Emma Bonino che ha agito per ripristinare il senso
dello stato di diritto nei limiti di quello che, a norma di legge, può fare. Infamarla
– mettendola sullo stesso piano di Alfano – come è stato fatto quando è
scoppiato il caso e come fa di nuovo molta gente, compreso PF nel suo commento,
significa non capire la differenza tra stato di diritto e stato autoritario. O quantomeno significa voler negare (e infangare con termini come "straripante, stucchevole, ipocrita") la differenza tra chi agisce in un senso e chi nell’altro. Messa in questi termini la questione per me è inaccettabile.
Equiparare la moglie - dichiaratamente innocente (altrimenti non le avrebbero rilasciato un passaporto valido per l’espatrio) anche dalla magistratura di un paese che di democratico non ha notoriamente niente - e di conseguenza equiparare i suoi diritti civili a quell’ambiguo personaggio di suo marito è una logica che è stata espulsa dalla mentalità giuridica dei paesi democratici fin dalla loro nascita.
Anzi già nel libro biblico del Levitico e perfino nel Corano si legge che ognuno è responsabile per le proprie colpe e non per quelle altrui e deve pagare per le proprie colpe e non per quelle altrui.
Quindi questo commento si porta dietro una evidente mentalità da ideologia autoritaria, vuoi il Comintern di stalinista memoria vuoi il Gran Consiglio del fascismo. A scelta.
Secondo questa mentalità, che di democratico non ha nemmeno la parvenza, è legittimo spargere o insinuare che una donna - anche quando a parole le si debbano riconoscere dei diritti "civili" - ha comunque diritti umani su cui è lecito dubitare, anche quando della sua colpevolezza non c’è traccia alcuna.
Insinuare o infangare va bene comunque, nella logica di questo commento, purché si possa usare la vicenda per contenere (cioè denigrare) "l’ipocrita o stucchevole retorica" dei diritti umani violati. Che è quello che interessa davvero, è palese, al commentatore (e a chi concorda con lui). Cioè di chi se ne strafotte dei diritti umani purché si possa parlar male di qualcuno che ha agito bene, che era il vero argomento dell’articolo.