Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
Sul fatto che l’Italia si fosse messa da sola in quella orribile posizione non ci sono assolutamente dubbi, e gia’ questo, da se’, e’ meritevole di condanne infinite. Credo comunque che "il giochetto" fosse sfuggito di mano molto presto e l’Italia non si trovava tanto nella posizione di paese alleato, quanto in quella di succube del reich... Intendo questo con la frase che contesti. Relativamente e pericolosamente alleati con un rullo compressore che minacciava la tragedia ovunque non la stesse gia’ mettendo in atto, quella stessa tragedia gia’ attuata altrove...Figurarsi cosa era nell’aria per chi si trovava ufficialmente - per propria vergognosissima scelta - sulle stesse linee... A far patti con il diavolo ci si trova in posizioni davvero insostenibili..
Con questo non sto certo giustificando l’ingiustificabile, ma credo che la prospettiva vada ampliata al fenomeno complesso che si era venuto a creare. Ossia: il topo ha giocato al fianco del gatto finche’ non si e’ reso conto di essere topo a sua volta...
Ne "La banalità del male" H. Arendt riporta gli eventi e i racconti emersi in tribunale, durante l’interrogazione di uno dei principali responsabili delle deportazioni naziste. Osservazioni e ricostruzione di eventi si alternano in un testo ricco, a volte spiazzante, e a volte fin troppo tecnico nelle sue rievocazioni. E l’autrice descrive bene l’ottusità che sottostava a certe dinamiche: ciò che riporta al titolo stesso del testo. Ma sa anche raccontare che furono davvero in molti a rifiutare la pazzia e lo scempio, e molte popolazioni - o parti di esse - si esposero e rischiarono per supportare e aiutare le vittime di quella follia. Ho provato un certo sollievo nel leggere che tra questi c’erano molti Italiani - un paese, il nostro, ivi descritto come " non ostile " agli ebrei. Scrive l’autrice che vi si rifugiarino in molti, perchè era noto il fatto che la cultura razzista del reich faticava davvero ad attecchirvi. Mussolini purtroppo lo fece, formalizzò le leggi razziali, ma ciò avvenne solo quando non fu più possibile evitarlo.
È poco, e drammatico, e orribile. È onestamente incomprensibile che sia potuto accadere ciò che nessuno dovrebbe mai dimenticare, ciò per cui qualsiasi essere umano dovrebbe provare profonda e inestinguibile vergogna, ma purtroppo non si può cambiare qualcosa che è già avvenuto. Si può e si deve imparare, ed è giusto non dimenticare mai, soprattutto in tempi nei quali slogan razzisti sono enunciati con toni sempre più udibili, e personaggi potenti esibiscono la propria violenza costruendo muri con mattoni impastati di ignoranza e arroganza.
Gli italiani, allora, tra gli altri, in un mondo assurdo, persi in un incubo sconosciuto, fatto di confusione, di ignoranza, di paura e di violenza. Un periodo buio, vissuto nel dolore. Alcuni hanno mostrato di non essere umani, altri hanno mostrato di essere stupidi, altri solo di essere fragili. Ma c’è stato, tra loro, chi ha dato prova di sè, chi ha lottato perchè la natura umana fosse riconosciuta nella sua dignità. E tra questi onoratissimi individui è bello sapere che ci sono stati anche degli italiani… E se per una volta possiamo finalmente concedercelo, allora facciamo un bel respiro e diciamolo: italiani, brava gente!
La Slovenia non è nuova a queste chiusure. Leggevo recentemente alcune pagine del testo di H. Arendt su " La banalità del male", un testo in cui emergono - documentate - le tendenze politiche e sociali dei paesi coinvolti nel periodo della grande tragedia nazista. Pare che la zona slava fosse talmente repulsiva nei confronti degli ebrei, e talmente crudele nelle azioni che mise in atto nei loro confronti, tanto che lo stesso furer si preoccupò di non apparire abbastanza "autorevole" al confronto.
Vico parlava di corsi e ricorsi storici; io credo che alle situazioni che accadono gli uomini si trovano a rispondere, spesso, in modo tutt’altro che creativo: è come se le difficoltà ci paralizzassero e l’istinto di sopravvivenza ci spingesse alle soluzioni che i nostri predecessori hanno messo in atto prima di noi. In linguaggio psicologico si parla di pulsioni metastoriche dell’umanità: modalità culturali che si ipostatizzano e si impongono acriticamente in certi momenti critici. Finiamo quindi per ripeterci, se non facciamo attenzione, anzichè reinventarci. Ma le modalita di default possono essere riorganizzate… se solo ci fosse la voglia di dialogare..
D’accordissimo con la necessità di un contegno… Ma come si fa? Si, perchè chi può imporlo, non ha alcun interesse a farlo. Un discorso che looppa se stesso, purtroppo. Un pò come il discorso fatto e strafatto sulla necessità di ridurre lo stipendio ai parlamenari.. Lo hanno detto anche loro, a gran voce, a più riprese...Ma poi se lo sono aumentato…