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Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
 

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  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
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Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 25 dicembre 2016 00:35
    Marina Serafini

    E ’ bello leggervi perché molto istruttivo, ma sono lenta perché non ho le vostre competenze, e me ne scuso. Ho visto che Persio ha scritto altri articoli sulla questione e me li sto leggendo. Tra l’altro la questione ucraina e il modo in cui è stata gestita dai media è molto allarmante... Soprattutto il fatto che le documentazioni già pubbliche, nel nostro paese, lo sono divenute, dove è accaduto, "con calma e per piacere"... Io ho paura che, rispetto alla direzione verso cui orientare la rabbia e lo scontento dei cittadini europei, sia prioritario non perderlo, questo scontento, non consentire che si sopisca. Perché ho l’impressione che uno scoramento prolungato porti alla fin fine verso una rassegnazione fatalista. Ho sentito diversi italiani rientrare in casa dopo un periodo di residenza estera gridare contro "l’umore svuotato" di chi tornavano ad incontrare. La martellante disinformazione e il processo forzato di banalizzazione del pensiero stanno filtrando negli umori di una popolazione sempre più esautorata dal normale diritto di partecipazione alla cosa pubblica. Il refrain che mi arriva quando ascolto conversazioni pubbliche ripete "che tanto e’ inutile, perché ti danno solo l’illusione di scegliere tra personaggi messi li apposta per farti credere di contare ancora, e se ti chiedono di votare è solo per questioni malposte, appositamebte confuse, e di non prioritaria importanza". Sta dilagando un pessimismo preoccupante, che annichilisce la spinta vitale di un popolo mortificandolo, e prepara il terreno a colpi di mano (di orientamento filosovietico o filoisraeliano che sia). Viene facile pensare che l’incompetenza politica che ha portato l’Italia all’attuale stato di prostrazione sociale è realmente il bisturi ben camuffato di una delicata operazione chirurgica concertata in altre sfere. Come se stessimo tutti mettendo in scena l’esito di un esperimento di neuromarketing: sei convinto di provare un certo stato d’animo senza riuscire a comprendere che è proprio il risultato di un programma educativo". E il modo in cui tutto passa, nonostante la evidentissima discutibilita’ del cosa e del come, e la relativa esplicita repulsione sociale, mi spinge a credere che il fascismo non sia una minaccia di ritorno, ma un cattivo aroma già diffuso nell’aria che respiriamo

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 24 dicembre 2016 01:13
    Marina Serafini

    Apprezzo la foga del dibattito, e chiedo ancora un pò di pazienza: secondo una prospettiva, uno strisciante e dilagante nazi-maoismo potrebbe essere respinto (o arginato) dall’Europa attraverso una riorganizzazione interna molto forte, quella trasformazione irrazionale creativa di cui scrive l’autore. Secondo una prospettiva contrapposta, invece, il problema è proprio in seno all’Unione stessa, alimentata da un fascismo filo-americano sospinto da ulteriori interessi lobbistici che si spinge sempre più violentemente anche verso est.

    Quindi l’attuale malriuscita dell’Unione Europea sarebbe da imputare, secondo le due visioni qui contrapposte, rispettivamente, ad una mala gestione politica (non sono stati capaci, e si diano una svegliata per favore!), o ad una faziosa buona (nel senso che sono bravi nel gestire i propri interessi, seppure a discapito di noialtri che ci siamo dentro) gestione politica filoloamericana?
  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 23 dicembre 2016 10:28
    Marina Serafini

    Molti (ed io con loro) si chiedono se il progetto dell’Europa unita sia davvero tanto glorioso, e quanto sia divenuto ormai strettamente necessario come soluzione di galleggiamento nella tempesta, ossia come il male minore. Un’unione rispettosa delle differenze, va da sé, sarebbe garanzia - per quanto possibile- di dinamiche democratiche, ma sembra che questo progetto ci porti dritti nella direzione del fosco scenario su descritto, quello cioè di una politica orientata da una linea forte che opera nel sottosuolo in modo molto ramificato e invasivo. E molto condiviso, ahinoi. Una domanda che nasce dalla personale ignoranza (io proprio non lo so) e da un forte anelito di speranza: in questa frammentata e alterata unione europea ci sono le premesse - per una pur difficile e sofferta "rivoluzione irrazionale" funzionale, quella in grado di utilizzare una buona creatività?

  • Di Marina Serafini (---.---.---.231) 23 dicembre 2016 00:19
    Marina Serafini

    Una grande testimonianza di se stesso ed enorme prova di coerenza, quella di un pensiero che si dice basato sull’amore. È la solita vecchia storia che definisce il male per poter esaltare il bene e giustificarne la presenza. Mi ricorda le antiche discussioni sulla definibilita’ dell’infinito... Un pò come dire che l’essere è, in contrapposizione al non essere... Solo che allora, a bruciare, erano solo neuroni...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 22 dicembre 2016 11:41
    Marina Serafini
    (Non avevo fatto l’accesso al sito e il commento è uscito da un anonimo mario rossi, me ne scuso).

    No, Roberto, non è che me la prendo, solo che la professione che svolgo non è stata scelta a caso: io credo nello sviluppo del potenziale, credo nel valore delle cose fatte bene e credo nella soddisfazione del fare bene le cose e di vedere le cose fatte bene... Da anni mi occupo di selezione e formazione, gestisco gruppi, curo la comunicazione tra uffici e sciolgo nodi gordiani.... E tanti anni di esperienza mi hanno obbligato a spogliarmi un pò di quel lucido idealismo di cui mi ero impregnata durante gli studi.
    Credo che alla fine, la questione su cui convergiamo, nonostante le svirgolate di questo dialogo, sia relativa alle competenze vere, e ad una possibile certificazione della loro reale acquisizione. Purtroppo, il diploma di laurea oggi, in Italia, certifica l’avvenuta acquisizione di strumenti teorici, non certo la capacità di fare. Da alcuni anni sono stati inseriti i tirocini obbligatori in quasi tuti i corsi di laurea, ma 150 ore (approssimative) di attività pseudo pratica, svolta troppo spesso da osservatore ingombrante o da facchino di comodo non risultano di grande utilità. Abbiamo cercato di emulare il modo formativo europeo, ma realizzandolo a modo nostro, ossia con tutte le le scorciatoie e le semplificazioni possibili. I risultati di questo processo sono sotto gli occhi di tutti.
    Quindi mi sembra corretto chiudere citando un articolo già pubblicato su questo stesso sito diverso tempofa, scritto da Aldo Giannulli, un autore che leggo sempre con piacere:


    :)

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