Mi sono spiegato male. Sono molto interessato alla mistica - più a quella ebraica e islamica per la verità che non a quella cristiana - ma qui si parla, forse, più dell’interpretazione che ne dà lo studioso che non dell’esperienza mistica in sé. E l’interpretazione che ne dà lo studioso - in senso ampio, non solo negli articoli citati ma anche nei suoi libri - mi sembra attinente alla formazione di una "logica", non ad una "via dell’amore per Dio".
La logica ha una sua funzione, di solito, nella costruzione di una precisa antropologia e, quindi, di una altrettanto precisa costruzione sociale, quando si inserisce in un quadro complessivo di "idee" in movimento. Tutto ciò può svilupparsi in parallelo o addirittura anticipare - è successo più volte nella storia - le dinamiche economiche. Attenersi a quelle sole mi pare molto limitativo ai fini di una comprensione del mondo in cui viviamo che è più articolato dell’economia anche se ovviamente la comprende.
Mi guardo bene dall’entrare nel merito della mistica in quanto esperienza personalissima di tutto rispetto.
Mi limito a tracciare un percorso - rileggendo e cercando di dare un senso agli articoli pubblicati in successione da Repubblica - per capire in che modo le riflessioni dei vari personaggi coinvolti nel dialogo concorrano nel comporre il quadro socio-culturale in cui vivremo tutti nel futuro prossimo venturo. Cambiamenti in corso, si direbbe, di ampia portata.
Sul "porgere l’altra guancia" avrei molti dubbi, ma non vorrei distrarre dal filo che sto cercando di seguire.
Grazie per aver contenuto la sua vena partecipativa. FDP
Glielo spiego volentieri, gentile commentatore, perché non ho nessuna intenzione di lasciar perdere il ragionamento, che è facoltà umana capace di indagare e capire almeno fino a quando qualcuno - non dio (di cui non c’è traccia alcuna), ma essere umano in carne e ossa - non cerca di impedirlo.
Il motivo è che sono migliaia di anni che l’umanità è presa per i fondelli con la "voglia di Dio" - che è desiderio suo casomai, non mio - e che oggi riguarda anche parte non trascurabile del mondo laico, come cerco di dimostrare.
E cercherò di dimostrarlo al limite delle mie capacità (umane) perché sia chiara la trappola dei ragionamenti - che altri stanno facendo - in cui non c’è alcuna "strada d’amore", ma il solito, vecchio, imbroglio ideologico, semplicemente riverniciato di fresco. Papa vecchio, Papa nuovo e voilà il gioco è fatto. Il gioco delle tre carte.
Non mi chieda di rinunciare a pensare, caro commentatore, è un giochetto che non funziona.
Il mio tempo non è prezioso, anzi direi che non vale niente; ma non ne ho molto a disposizione.
La "spiegazione" per cui una cosa è la vita e l’altra il pensiero è veramente molto discutibile.E, in ogni caso, anche quella di Hitler fu solo una fase della sua vita.... che ne vogliamo fare ? Comprenderlo ? Perdonarlo ? Cosiderare che in altre fasi era un brav’uomo ?
Sul nazismo di Heidegger c’è poco da equivocare, e chi lo apprezza - a Teheran come in Europa - ai miei occhi ha molto, molto, di equivoco.
La invito a leggere Heidegger, l’introduzione del nazismo nella filosofia di Emmanuel Faye. Copio dal sito della casa editrice:
"Il nazismo di Heidegger non è stato momentaneo, occasionale o
accessorio, ma fondamentale per la sua impresa filosofica. Il libro di
Faye ci sfida a trarre le conseguenze etiche di questo fatto".
Oltre naturalmente al classico di Victor Farìas "Heidegger e il nazismo".