Pensare che i detenuti siano (da sempre) costretti in condizioni disumane, degradanti e incivili al solo scopo di favore una qualche amnistia (che poi di solito sono solo i radicali a proporre proprio per le condizioni degradanti della detenzione) mi sembra un ragionamento un po’ - perdonami - barocco.
La questione molto più semplicemente è da una parte nella cultura della punizione o peggio della vendetta (che è contraria alla cultura civile e alla nostra Costituzione che parla di recupero del carcerato) e, dall’altra parte, nei costi: è vero che ci sono 38 complessi penitenziari mai utilizzati, ma finché sono vuoti non pretendono costi vivi. Gli agenti di custodia lavorano su tre o quattro turni, moltiplica lo stipendio lordo di un singolo agente per il numero di agenti necessari per i quattro turni di ciascuno dei 38 complessi e avrai una cifra annua (improduttiva) enorme.
A questo si aggiunge il controsenso di dover imporre condizioni degradanti e controproducenti ai fini del recupero a gente che - per le due leggi che i radicali propongono di abrogare - compie reati ad alta risonanza mediatica (fasulla e amplificata) ma a bassissimo impatto sociale (reale).
Inoltre le pene alternative esistono in mezzo mondo, possibile che l’Italia sia sempre l’ultima ruota del carro ?
Non ho sostenuto un intervento, ho criticato chi si scopre pacifista solo ora. Quanto al caos siriano credo che nessuno al mondo sia in grado né di capirci né di metterci le mani (a meno non si voglia che il paese finisca come in Iraq). Ma se i gas poi fanno paura davvero a qualcuno, quel qualcuno non va giù tanto per il sottile.
Hai molte ragioni indubbiamente, ma mentre loro tiravano la
carretta, pascolavano pecore e dromedari, commerciavano datteri e poco più, noi
riuscivamo a scatenare due guerre mondiali una dopo l’altra, con milioni di
morti, decine di milioni di famiglie distrutte o in lutto e altrettanti feriti, un popolo semisterminato e per finire un bel paio di bombe atomiche
sganciate su città piene di gente.
Forse era meglio se anche noi non avessimo fatto nulla per
tirarci "fuori dal medioevo”.
Ma tant’è: noi abbiamo la nostra storia e loro hanno la loro
storia e con i nostri rispettivi passati dobbiamo fare i conti.
Ho scritto l’articolo perché il pacifismo esibito così come
si è manifestato in questi giorni mi è sembrato repellente e ipocrita al
massimo grado. E poi per cercare di capire qualcosa in questa storia.
Forse, non siamo ad un passo da un’altra guerra devastante e
dalle conseguenze imprevedibili. Forse. E quindi va tutto bene. Ma continua a
non andare bene per la gente siriana. Magari ricordiamoci che non sono
delinquenti da rinchiudere quando arriverà un barcone pieno di profughi.
Avevo già scritto questa risposta, ma ho avuto problemi di connessione. Se arriva doppia, amen.
Ammetterà che gli europei non hanno esattamente la coscienza pulita né con gli ebrei né con gli arabi. La questione israelo-palestinese è in larghissima misura lo scotto da pagare per le politiche europee precedenti, sia per l’epoca colonialista sia per il periodo dei totalitarismi. Non è colpa sua né mia, ma questa è la storia.
Grazie. Ma ripeto: a me non risulta che Israele abbia interesse ad agire contro la Siria; né contro Assad né contro i ribelli. Altrimenti le sue dichiarazioni ufficiali in appoggio all’intervento militare sarebbero state aperte e pubbliche, non affidate a una lobby (o almeno non solo). Concorderà che ad oggi ha tenuto invece un profilo molto basso.
Indubbiamente Haaretz ritiene che l’AIPAC farà pressioni per un intervento. Ma cosa farà l’AIPAC lo vedremo quando l’AIPAC avrà fatto qualcosa, non leggendo quello che un giornale ritiene che succederà. Per ora abbiamo solo delle interpretazioni. Saluti.