Mi faccia la cortesia: cerchi di non essere così fastidiosamente supponente. Mi risparmi le sue battute, non mi dia consigli su cosa fare o non fare e soprattutto non si permetta di darmi disposizioni su cosa NON scrivere. Mi rendo conto che ad una persona come lei, con la sua "apertura mentale", sembrerà strano, offensivo e addirittura inconcepibile, ma io - pensi un po’ - continuerò a scrivere quello che mi pare, quando mi pare e dove mi pare. E anche su quello che mi pare; ad esempio sull’arroganza squinternata dei "credenti" come lei. E lo farò senza nemmeno chiedere l’imprimatur a nessuno, pensi un po’.
Prima di fare lo sbruffone senza avere nemmeno le palle di firmarsi con nome e cognome come faccio io, ci pensi su due volte, caro commentatore anonimo: poi lasci perdere e torni a leggere le omelie del santo del giorno; di sicuro non può andare molto più in là.
Lei parla del ’disegno intelligente’ che non è, ovviamente, diverso dalla religione rivelata; solo un po’ sfoltita nei suoi aspetti più "barocchi". Qui invece siamo davanti all’ipotesi che la ragione illuminista - che non dovrebbe aver mai, per quello che ne so, accettato nemmeno l’idea del disegno intelligente - si riveli assolutamente carente (e quindi sostanzialmente convergente con l’ideologia religiosa) nel definire l’umano. Al dunque non c’è opposizione - se non quella che ho indicato nell’ultima parte - alla forma mentis religiosa (con tutte le ovvie ricadute non solo culturali, ma anche sociali, politiche etc.)
Beh, non mi pare di aver impedito a qualcuno di credere in dio se lo vuole... mi pare invece di aver ogni diritto di preoccuparmi (e di oppormi) se la cultura religiosa diventa dominante... con tutte le ricadute sociali e politiche che possiamo immaginare. Rimanga con la mente aperta anche lei, se le riesce (ma su questo ho dei dubbi anch’io). Saluti.
<<La
mia osservazione va valutata nel quadro posto dall’ipotesi che esista un
"antico confine tra atei e credenti che si sgretola", che mi sembra
indichi il senso generale della ricerca che lei ha proposto>>
Il
confine che si sgretola fa capo alla ipotesi, proposta dai vari Mancuso e
altri, che il confine credenti-non credenti vada superato. Storicamente è stato
considerato un confine netto, ma proprio il filo di ragionamento che ho cercato
di seguire porta alla conclusione di Vannini che in realtà non esista, non sia
mai esistita (la religione è filosofia, la filosofia è religione), ma che sia
sempre stata una falsa contrapposizione; limitata al più al rapporto
uomo-natura, ma incapace di affrontare il problema della definizione dell’umano
come essere affettivo, artistico, e – solo dopo anni – anche pensante.
Rimandare il conflitto al potere temporale della Chiesa e
alla avversione della Scienza a quel potere mi sembra, di nuovo, riduttivo. Il
problema è culturale e ideologico. Che poi sia anche potere derivante dalla
cultura dominante e – anche – temporale, è conseguenza ovvia.
Stavamo parlando della opposizione ideologica e a volta manu militari della Chiesa alla ricerca scientifica, non di persecuzioni in senso lato (in cui in ogni caso i fedeli cristiani hanno decisamente eccelso nella storia). Che poi il deficit di intelligenza sia ampiamente diffuso non c’è dubbio, direi che ne abbiamo molte prove in questa fase storica.
Quanto all’opporsi - ed è quello che ho cercato di fare con questa serie di articoli - all’imposizione progressiva di una cultura dominante inficiata dall’elemento religioso, come sembra delinearsi in questa farsa del dialogo credenti-non credenti, non mi pare arrogante. Parlerei piuttosto di legittima difesa.