Esatto. Un caso di studio che lascia però del tutto aperte le contraddizioni che una sinistra deve soppesare (come conciliare sviluppo del benessere e contenimento delle diseguaglianze ?). Il PCC di epoca maoista impose un’uguaglianza formale ma produsse anche catastrofiche carestie; l’attualità paracapitalista cinese sembra aver risolto (o è in via di) il problema della fame, ma indubbiamente ha prodotto disparità eclatanti fra i nuovi ricchi (molto ricchi!) e i tuttora poveri abitanti delle campagne. Vedremo se superata la fase più espansiva dell’economia lo Stato saprà (e vorrà) compensare le diseguaglianze emerse.
Sull’Islam - non posso fare a meno di sentire un vago sentore di sarcasmo nei suoi complimenti che comunque apprezzo - non è interessante solo quello che scrisse Fagioli proprio all’inizio della fase khomeinista, ma anche quello che ben più recentemente ha pubblicato Victor Farìas in "L’eredità di Heidegger nel neonazismo, nel neofascismo e nel fondamentalismo islamico" in cui si cita Sayyd Qutb che è personaggio attualissimo vista la sua posizione preminente nella fratellanza musulmana egiziana.
Confermo di essere d’accordo con quanto dice sul sistema capitalistico anche se non so immaginare quale altra modalità economica avrebbe mai potuto far uscire - per esempio - il miliardo di cinesi dalla povertà endemica e dalla morte per fame ciclica (non la prenda come una difesa d’ufficio del capitalismo, ma come una riflessione seria !).
Quanto a Fagioli le consiglierei, se mi posso permettere, di mettere da parte davvero i pregiudizi che a volte non sono buoni consiglieri. Il testo citato è molto interessante sia negli aspetti che riguardano l’autore (si tratta di un’intervista che spazia dagli aspetti più personali a quelli più teorici) sia, appunto, alle considerazioni storiche. Saluti.
Sono naturalmente d’accordo in gran parte con quanto scritto dal commentatore. Aggiungerei solo una postilla di parziale disaccordo quando si individua solo nel Capitalismo l’avversario della sinistra. Non che non lo sia (quantomeno nella sua forma deregolamentata e ultraliberista), ma non vorrei che si tornasse poi alla "vecchia" dicotomia capitalisti-proletari che non contempla l’intero ventaglio delle dimensioni disumane.
Il superamento del capitalismo può essere realizzato anche attraverso una regressione verso dimensioni precapitalistiche di stampo religioso (anche non necessariamente legata alle religioni conosciute). L’Islam di Khomeini ne è un esempio perfetto (e non è un caso se appena tornato in Iran fondò un circolo heideggeriano islamico). Si tratta di un "superamento" che non va al di là del conosciuto attuale nella direzione di una maggiore evoluzione umana, ma per una regressione a dimensioni di alienazione altrettanto marcate (se non di più) di quelle provocate dal sistema capitalistico e dalla supremazia del "fare".
Questo passaggio, fondamentale anche per interpretare la realtà storica attuale, è stato ben chiarito da Fagioli in un suo testo del 1980 "Bambino, donna e trasformazione dell’uomo" riedito da poco.