Dire che Emma Bonino sta "una volta a destra e una a
sinistra" è una provocazioncella un po’ stiracchiata. I radicali hanno
appoggiato elettoralmente Berlusconi una sola volta nel 1994. Nei
successivi diciannove anni sono stati (molto mal sopportati) a fianco del
partito democratico.
Essere
degli opportunisti o dei traditori significa "un passaggio di campo e di
un trasloco, armi e bagagli, nello schieramento nemico” come ha scritto l’ex
lottacontinuista Luigi Manconi “ma perché un tradimento possa avvenire, si deve
attribuire ai Radicali una stabile insediata e strutturata appartenenza. Il che
non è in alcun modo”.
E ancora, chiosando l’ipotizzato accordo tecnico con Storace alle ultime
elezioni regionali "Forse che il suo (di Pannella, ndA) antifascismo si
rivelava, con ciò, meno intransigente? Non lo penso affatto, dal momento che
non è in discussione in alcun modo l’adesione più piena ai valori costituenti
una concezione antifascista (antitotalitaria)".
Per quanto mi riguarda ritengo le proposte radicali sostanzialmente di sinistra.
Cito dal mio stesso articolo (ma non sono parole mie): "Davanti alle
disparità di classe o di censo o di condizione sociale, c’è chi si compiace, traendone la certificazione del proprio essere superiore. E c’è chi si scandalizza"
Io sono rimasto alla capacità di scandalizzarmi. A volte
sbaglio, ma il più delle volte direi di aver ragione. Diritti di gay e
di stranieri non sono altro che diritti umani e civili di persone che
non sono diversi da altri diritti di altre persone. E cambiare lo
status quo non è certo quello che fa Berlusconi. Ma davvero lei non ci
arriva ?!
Personalmente ho molti dubbi sull’interpretazione dei primi
cristiani come di combattenti ebrei nazionalisti, anche se so che è
interpretazione diffusa in certi ambiti. Ritengo che la frase citata e, ancor
più l’ideologia dell’ama il tuo nemico (discorso della montagna), altrimenti
detto ’porgi l’altra guancia’, siano indicativi di una ’neutralità’ rispetto
alla rivolta antiromana piuttosto che una novità teologica. Finite le guerre
giudaiche (II sec. d.C.) le liti intracristiane fecero presto a diventare
sanguinose. E con questo l’ideale "porgi l’altra guancia" diventò ben
presto "rendi la bastonata".
Anche sulla tolleranza (non sulla cultura) dell’Islam medievale avrei dei
dubbi. A parte ovviamente il periodo ommayade della penisola iberica. Già
Maimonide dovette fuggire dalla Spagna per le persecuzioni antiebraiche ed
anche alcuni dei primi sufi ci lasciarono la pelle.
Sul ’blocco’ dell’islam hanno avuto un peso sicuramente le cose che dici tu, ma
forse anche l’arrivo dei turchi che erano sicuramente molto più gretti e un bel
po’ più sbrigativi nel risolvere i dubbi. Sta di fatto che l’occidente
cristianizzato ad un certo punto ha preso il via che è stato razionale e
scientifico, tecnologico ed economico con tutti i pro e i contro della nostra
storia. Quello che ho cercato di sintetizzare nell’articolo.
Per l’islam fare i conti - non tanto con la ’democrazia’ che è roba nostra,
appartenente e risultato della nostra storia - quanto con i diritti individuali,
civili ed umani o con il rispetto per le minoranze eccetera è molto
problematico e lo vediamo ormai da anni. Tresche occidentali a parte.
Credo che le ’primavere arabe’ per le quali molti ormai preconizzavano un
incipiente inverno, ci possono insegnare molto della complessità e delle
difficoltà del mondo globalizzato. A meno che non si risolva riducendo tutto,
come spesso viene fatto, in ’buoni’ e ’cattivi’ e risolvere così le
contraddizioni.
Ovviamente concordo con l’accorata visione della realtà italiana, ma qui il
contesto è quasi più grave, se possibile: la democrazia ce l’abbiamo e la
stiamodisgregando pezzo dopo pezzo.
Ti saluto.
Si direbbe, a leggerla, che tutta la vicenda del khomineismo iraniano si risolva solo e unicamente nella logica dello scontro con Israele. Anche questa è una visione che partecipa, volente o nolente, ad una mistificazione: che tutto possa e debba essere interpretato attraverso i canoni della politica internazionale (chi ha rovesciato chi, chi ha interessi a fare cosa eccetera) piuttosto che interpretando le motivazioni culturali che agiscono nel latente.
E vedo che lei identifica l’Iran con il regime degli ayatollah. Che il movimento rivoluzionario iraniano, a cui partecipavano anche le componenti laiche e marrxiste, abbia avuto le sue ragioni antioccidentali ad abbattere il regime dello Shah, e che per questo abbia avuto dalla sua le grandi massi iraniane, non è discutibile.
Ritenere invece il movimento politico-religioso khomineista - basta ricordare che fine hanno fatto gli esponenti laici e marxisti - un elemento di riscatto evolutivo in quanto anch’esso antiamericano e anticapitalista, fu la più colossale cantonata interpretativa che la sinistra radicale fece a suo tempo (a proposito di destra e sinistra) e che tuttora fa, spesso, in nome di un assai malinteso filoislamismo più o meno terzomondista.
In questo senso ho citato l’Iran, a proposito di un "superamento involutivo", accaduto nella storia quando si è tentato di andare oltre una società modellata sul capitalismo occidentale. Si vuole andare "oltre" e ci si ritrova "indietro". E se andare "oltre" una cultura dominante è del tutto legittimo, tornare indietro invece non lo è affatto; involuzione vs evoluzione; destra vs sinistra, tanto per tornare all’articolo. In questo senso, per quanto ho potuto capire, lo interpretava Fagioli nel testo che ho citato, scritto a ridosso della rivoluzione iraniana. Ma non mi risulta affatto che Fagioli sia filoisraeliano. Tutt’altro direi.
Per quanto mi riguarda invece non ho mai nascosto quello che penso in merito alla questione israelo-palestinese e, tanto più a quella israelo-iraniana. Le simpatie khomeiniste verso un pensatore nazista come Heidegger non fanno che rinforzare le mie convinzioni. Anche se certamente non approvo la politica colonizzatrice israeliana dei Territori e spero che termini al più presto con un trattato di pace definitivo. Ma per sottoscrivere un accordo bisogna essere in due e trovo del tutto insoddisfacente la teoria manichea per cui il bene sta di qua e il male di là, senza tante sfumature.
Quanto alla sua preferenza per un regime apertamente autoritario, in quanto "più facile mobilitargli contro le forze democratiche", mi auguro che sia una provocazione, magari un po’ superficiale. Suppongo che anche lei stia meglio in una democrazia occidentale, per quanto ipocrita ed "eterodiretta" dal grande fratello americano, piuttosto che nella Germania nazista. O no ?