Quando ho scritto questo articolo non era ancora avvenuto il naufragio di Lampedusa. Oggi tutti i giornali dicono che la legge Bossi-Fini fa diventare reato il soccorso in mare dei naufraghi, ragion per cui pare che almeno tre pescherecci, per non avere guai con la giustizia (sic) italiana, hanno fatto finta di non vedere.
I referendum abrogativi proposti non avrebbero impedito questo disastro; ma magari avrebbero provocato un dibattito su queste leggi assassine che adesso tutti dicono di voler abolire.
A parte l’idiozia iniziale (se i radicali fossero stati evitati in Italia avremmo ancora il matrimonio indissolubile, i tribunali militari, le mammane e gli aborti clandestini eccetera), vale anche per lei la risposta che ho già dato al commentatore precedente.
Quelli che evitano - non i radicali, ma i referendum per idiosincrasia verso i radicali - sono, alla fine dei giochi, gli stessi che evidentemente amano tenersi l’attuale legislazione Bossi-Fini, Fini-Giovanardi, quella sull’ottoxmille, il divorzio lunghissimo, eccetera.
Mi pare che manchi - per scarsa informazione o voluta sottovalutazione, faccia lei - l’elemento centrale di questa argomentazione. I quesiti proposti hanno possibilità di raccogliere un sufficiente numero di firme solo se i partiti maggiori danno il loro contributo per la raccolta delle firme. E contribuiscono corposamente all’informazione nei loro riguardi. Lei fa finta di non sapere che l’informazione trasmessa solamente dai radicali è prossima allo zero. Così casca dalle nuvole e dà spiegazioni risibili.
In questa occasione il centrodestra ha dato l’appoggio alla raccolta per far passare i referendum sulla giustizia (che non si sa per quale motivo, ritenevano funzionali ai loro obiettivi); risultato: il numero di firme è stato raggiunto.
I vari partiti di centrosinistra - troppo occupati nei loro giochetti di parapotere - hanno volutamente trascurato e boicottato gli altri referendum. Quelli che riguardavano temi sociali che, a me almeno, interessavano molto. Perché proponevano di eliminare leggi repellenti e contribuivano allo sviluppo ’civile’ di questo paese. Se a lei vanno bene quelle leggi, bene, sarà contento. Io no, non lo sono.
E ritengo che la responsabilità sia dei partiti di sinistra, tutti, non dei radicali che li hanno proposti. Lei invece afferma che il flop dipenda solo della incapacità dei proponenti o della inconsistenza dei quesiti. Mi permetta di pensare che sono motivazioni del tutto evanescenti.
Chi ha ragionato e non approvato i quesiti proposti, ha detto la sua, ma ha anche contribuito a far sì che nessuno si esprimesse a favore oppure anche contro in un referendum popolare.
Sull’ottoxmille, come avrebbe fatto lei, o sulla Bossi-Fini che oggi improvvisamente tutti vogliono abolire o sugli altri temi che non riguardano un tizio qualsiasi e le sue faccenduole private, ma larga parte della vita civile di questo paese.
Che le maggiori forze politiche non abbiano né appoggiato né motivato il loro rifiuto né fatto in modo che il "popolo" sapesse (vedi silenzio totale sui quotidiani, in televisione eccetera) e potesse valutare i pro e i contro delle leggi in ballo è un’operazione antidemocratica che fa capo ad un modo di fare politica nelle "chiuse stanze". Una politica che non propone nulla, ma che, semplicemente, su questi temi tace.
Per me sono responsabilità gravi che non si possono tacere.