Quando scrive "sistematica opera di diffamazione, di persone ignare
della diffamazione, e di ignoti non nominati ma tenuti presenti" è
consapevole che non è del tutto chiaro quello che dice ?
Inoltre se lei non ha capito la natura giuridica e le finalità di Agoravox, scriva alla redazione di Agoravox, non continui a postare commenti ai miei articoli; basta andare su "CHI SIAMO" e troverà quello che cerca. Insomma, si svegli un po’ invece di lagnarsi in continuazione.
Per rispondere alla sua pelosa curiosità:
L’autore di questo articolo è lui stesso gestore del sito?: NO
E’ un dipendente stipendiato?: NO
E’ iscritto all’albo dei giornalisti e tenuto alla deontologia professionale?: NO
Ma, ovviamente rispondo in sede civile e penale per tutto quello che scrivo. Può procedere per vie legali, se crede. Prendendosene la responsabilità (e i rischi) ovviamente. Il mio legale è allertato.
Quanto alle "manipolazioni qui sperimentate" mi spieghi dove sono (o preferisce esporle direttamente alla magistratura?). Lei ha criticato il mio articolo ed io le ho risposto, avvalendomi del mio diritto, costituzionalmente riconosciuto, di replicare alle critiche che mi vengono rivolte. Non ho bisogno della sua autorizzazione per farlo.
Gli attacchi a Odifreddi non sono "attacchi" ma anche quelle sono legittime critiche, molto diffuse fra l’altro nella stampa dopo il suo molto ambiguo post.
In conclusione, si può sapere che cosa vuole da me ?
Lei non può appellarsi a nessuno.
Questo giornale ha i commenti aperti e diversamente da altri anche
anonimi (ma sarebbe gradito che uno si firmasse con nome e cognome come
faccio io). Quindi se apre una polemica (o si è dimenticato di aver iniziato lei con le critiche?) non può pretendere di chiuderla
quando le pare avendo anche modo di avere l’ultima parola.
Lei insiste molto sul fatto che ci sono ebrei che sono in disaccordo
con altri ebrei e contrari al sionismo. Che è la
scoperta dell’acqua calda. Che significato può avere se Atzmon,
Lazarde o i Naturei Karta sono contrari al sionismo o anche ad una
certa interpretazione dell’ebraismo ? Se tutti gli ebrei dei tempi di
Cristo fossero rimasti ebrei oggi sarebbero trecento milioni, invece
sono una quindicina di milioni. Quindi la maggior parte degli ebrei nel
corso del tempo ha cambiato "etnia". Non ha ritenuto di aver interesse
a "essere ebreo". O ha voluto criticare l’essere ebreo. O l’ha ritenuto
insopportabile; con tutte le sfumature possibili in questo legittimo
prendere le distanze da quello specifico senso di appartenenza etnico-culturale.
Questo ha alleviato in qualche modo le sofferenze e le persecuzioni
di chi ha continuato a "sentirsi" ebreo per cultura, tradizioni, religione ? Non mi
pare. Ha impedito agli ebrei rimasti tali di subire lo sterminio
nazista ? (che io, insieme alla maggior parte degli storici ritengo
essere avvenuto). No. Quindi a "questi" ebrei penso e di "questi" ebrei
mi occupo e di "questi" ebrei che hanno trovato rifugio in Israele mi
interesso. E "questi" ebrei hanno tutte le ragioni di rivendicare la
loro appartenenza all’ebraismo, tanto quanto i palestinesi hanno le
loro ragioni di dichiararsi "arabi" o di religione "islamica" o i
cinesi di definirsi tali. Di questo mi occupo. Lei faccia come le pare, nessuno le ha mai impedito di dire la sua.
Quanto all’equivoco Atzmon-Lazare ha ragione; leggendo di fretta (i
suoi non sono "commenti" ma "proclami") ho confuso i due. Ma non cambia
affatto la sostanza della mia critica che si riferisce al contenuto, non all’autore chiunque egli sia.
I termini che lei cita sono questi "...avvertire gli ebrei circa l’opportunità di considerare se
non possa trovarsi negli ebrei stessi una qualche spiegazione se in
tutti i tempi e in tutti i paesi sono stati sempre oggetto di forte
avversione".
L’assunto di partenza di questa affermazione è "se in
tutti i tempi e in tutti i paesi....". La conclusione è, riassumo, ’la colpa è vostra - negli ebrei stessi - se siete stati sempre vittime’. La conclusione deriva e dipende dall’assunto di partenza. Che però è sbagliato.
Gli ebrei hanno sempre vissuto polverizzati in una miriade di
microcomunità sparse ovunque nel mondo, principalmente in Europa e
nel mondo islamico. Ma anche in America e in Asia. Chiunque abbia studiato un
po’ la storia ebraica sa che le persecuzioni storicamente sono state
massicce in Europa, molto minori nel mondo islamico e pressoché
inesistenti in Oriente (India, Cina, ma anche in Persia). Anche in America
nonostante un certo antisemitismo di importazione europea negli Stati
Uniti, non si sono mai verificate particolari persecuzioni
antiebraiche, specie in Argentina (a parte un attentato di probabile
matrice islamista) dove la comunità ebraica è ampia.
L’assunto "ovunque e in tutti i tempi" quindi è una panzana - per ignoranza o altro - e quindi sbagliata è anche la conclusione:
non negli ebrei si deve cercare la causa delle avversità altrui, ma -
mi rendo conto che è forse troppo banale per lei - nei persecutori
antiebraici. Per lo più europeicristiani e, in misura molto minore, nell’islam pre-1948.
E lo si deve fare proprio perché altri - indiani, cinesi,
persiani, sudamericani - hanno accettato e lasciato vivere le comunità ebraiche
senza alcun problema. E’ la conferma che l’assunto di partenza è
sbagliato: non sempre e in tutti i luoghi c’è stata avversione contro gli ebrei.
Tragga lei le conclusioni che vuole, ma prima di prendere per buone
delle affermazioni apodittiche - anche quando dovessero venire da ebrei - provi
a ragionarci sopra. Gli storici fanno questo..."in ogni
tempo e in tutti i paesi"... sarà valida o no questa affermazione ? e cercano risposte che confermino o meno l’assunto.
Lei
ha fatto il contrario: non si è posto domande perché quella
affermazione rispondeva esattamente alla sua prevenzione ideologica
antipatizzante verso gli ebrei. Non ha avuto quindi necessità né
tantomeno volontà di farsi domande. Questo non è un fare storico, è un fare
politico. Che non cerca verità assodate e condivisibili, ma solo conferme ai propri pre-giudizi stabiliti su base ideologica.
Modo di agire emblematico della metodologia in uso presso molti negazionisti. Scartare, negare o minimizzare le
testimonianze e i documenti quando
contraddicono l’assunto di partenza che si vuole dimostrare: i nazisti
non hanno mai sterminato gli ebrei. Tutto ciò che dimostra il contrario
o è logicamente una conferma dello sterminio viene
deliberatamente ignorato (o perché di parte alleata o perché di parte
ebraica, quindi sempre di origine non nazista e quindi dogma
inaccettabile per definizione in quanto "storia scritta dai vincitori").
Ripeto: lei faccia pure come le pare. Ma non accusi me di disonestà
intellettuale. Non ha i numeri per farlo. Specie quando attacca briga e
poi si atteggia a vittima di chissà quali "accuse di carattere penale"
che adesso sono curiosamente evaporate.
Ognuno è libero di pensare che Gilad Atzmon abbia la verità
in tasca (uno che “avverte gli ebrei circa l’opportunità di considerare se non
possa trovarsi negli ebrei stessi una qualche spiegazione se in tutti i tempi e
in tutti i paesi sono stati sempre oggetto di forte avversione”, cioè che le
vittime storiche dell’antiebraismo sarebbero esse stesse colpevoli delle
persecuzioni cui erano sottoposte) o meglio che sia l’unico ebreo - o uno dei
pochi - ad avere la verità in tasca, anche se esistono molte altre persone,
milioni di persone, di cultura, tradizione e religione ebraica che la pensano
diversamente.
Oppure ognuno è libero di pensare che i Neturai Karta abbiano tutti i diritti, essendo
religiosamente ortodossi - cioè ebrei credenti per i quali PRIMA il Messia si deve
manifestare e POI egli stesso ricondurre il suo popolo nella terra promessa - e che
quindi, per queste motivazioni, sono contrari al programma del nazionalismo
ebraico (sionismo) che alterava i termini della loro fede progettando di
realizzare uno stato per gli ebrei che lo volessero, fregandosene delle
fantasticherie religiose sul messia.
Detto questo, cioè riconoscendo a chiunque lo voglia di riferirsi alle ipotesi
che più gli piacciono, c’è un problema evidente che riguarda non solo Hilberg,
che è la punta di diamante della ricerca storiografica sullo sterminio, ma
anche le centinaia di storici che hanno lavorato pazientemente su decine di
migliaia di documenti, visionando migliaia di chilometri di pellicola,
esaminando migliaia di documenti fotografici, consultando decine di archivi di
ogni paese per decenni e decenni. A cui si sommano le testimonianze dei
sopravissuti, degli oppositori, dei carcerieri, delle guardie, degli ufficiali
in processi che hanno fatto storia. Questa è la storia di quello che il
commentatore liquida con il termine inventato di fresco e manifestamente
spregiativo di “sterminazionismo”.
Il negazionismo - come antistoria che nega l’evidenza
dimostrata da dati acclarati e condivisi dalla stragrande maggioranza degli
storici di tutto il mondo - è, semplicemente, una balla inaccettabile.
Ma dice questo anonimo:
“Si arrampica invece sugli specchi chi non è capace di
opporre validi argomenti e presume evidenze che sono tali solo per lui (ma
lei si rende conto che ci sono decine di migliaia di libri sull’argomento e
migliaia di storici che sostengono le tesi “sterminazioniste”... altro che
“solo per me”) e che vuole semplicemente imporre ad altri (dove,
quando ? Io scrivo il mio punto di vista e non ho mai imposto niente a nessuno,
nemmeno ho imposto a lei di leggere il mio articolo, mi pare). Imputa ad altri la
grave colpa, il "reato" di
"antisemitismo" presunto e mai argomentato e dimostrato (confermo il mio pensiero che la volontà di negare lo sterminio degli
ebrei europei si colloca in continuità con la negazione nazista di aver mai operato
lo sterminio stesso e che abbia quindi finalità politiche, non storiche, che si
inseriscono nella corrente dell’antisemitismo europeo. E’ l’opinione di molti
storici il cui pensiero io condivido in pieno), per il solo fatto di vedere
e sentire e pensarla "diversamente". Eccolo lo scandalo ed al tempo
stesso la matrice "razzista" del proprio pregiudizio: l’incapacità, forse genetica, (genetica ? e poi il razzista sarei io!) di accettare l’altro nella sua diversità (nessuno, tanto meno io, mi occupo della diversità “genetica” sua o di
chiunque altro. Accettare l’altro nella sua diversità in questo caso vorrebbe
dire riconoscere il negazionista come legittimo interlocutore. E non ho alcuna
intenzione di farlo. Lei dica quello che le pare e io continuerò a scrivere
quello che mi pare. Non c’è alcuna necessità di un riconoscimento reciproco.Io mi occupo solo di
affermare ciò che ho scritto nell’articolo: 1- le tesi negazioniste sono
aberranti, come sostiene l’intera comunità scientifica degli storici tranne
quel manipolo detto ‘negazionista’; queste tesi si collocano nella tradizione
dell’antisemitismo europeo. Le tesi negazioniste non occidentali - ad esempio
iraniane - si collocano nella volontà politica di negare legittimità allo Stato di
Israele; 2- Israele non trae alcuna legittimità dallo sterminio, ma dalla
volontà dei rifugiati/profughi/sopravvissuti ebrei europei di costituirsi come
stato, così come progettato cinquant’anni prima dal movimento sionista; 3- sono contrario, come moltissimi altri storici anche di cultura
ebraica, ad una legge che preveda il reato di negazionismo. E questo vale
anche, per quello che mi riguarda, per Irving o Juergen Graf) senza che
questa diversità venga tacciata e additata
come "criminale" e quindi da perseguire penalmente... (dove, quando? Ho chiaramente espresso la
mia contrarietà alla legge contro il negazionismo, che altro devo fare ? e quindi quale sarebbe la
persecuzione penale a cui fa riferimento ?).
“Filologicamente
parlando, il termine "antisemitismo” compare nel XIX secolo...” questo
lo sanno anche i sassi. Quello che il commentatore tenta di nascondere con la
classica foglia di fico è che - si chiami antigiudaismo cristiano, si chiami
antisemitismo scientifico o dare la caccia ai “cani ebrei” come si diceva
nell’islam - le vittime erano sempre le stesse, cioè quelle comunità sparse in
maggior parte nel mondo cristiano e in parte in quello islamico che a cadenze
più o meno regolari venivano assaltate, massacrate, perseguitate o cacciate.
Erano comunità ebraiche ben diffuse nell’Europa centrale e soprattutto
orientale - sottoposte a pogrom già negli ultimi decenni dell’ottocento di cui
parlano decine di quotidiani del tempo a partire dall’Osservatore Romano - che
dopo la guerra nazista non esistevano più. Che fine hanno fatto ? I negazionisti dicono che sono tutti
fuggiti all’estero, dove si sono integrati nascondendo la loro origine ebraica
e da allora se ne sono stati zitti occultando agli ignari vicini la loro
storia. Milioni di persone. Davvero dovremmo prendere per buone queste scemenze
?
L’equiparazione fra
sionismo e razzismo del 1975 ... è stata abrogata dal 1991.
Potrà piacere o non piacere, ma la comunità internazionale,
da allora a tutt’oggi, NON ritiene che sia sostenibile un nesso fra i due
termini. D’altra parte che cosa ci sarebbe nel sionismo (nazionalismo ebraico)
che non sia ravvisabile in qualunque altro nazionalismo o in ideologie sovranazionali
come il panarabismo o il panislamismo ? Si può essere d’accordo o meno, ma il
razzismo è ben altra cosa.
“Qui mi fermo, e non riprendere la discussione, perché non
riconosco onestà intellettuale nel mio interlocutore, che lancia gravi accuse
di carattere penale...”
Lei è libero di non riconoscere a me onestà intellettuale... per via delle gravi accuse di
carattere penale che le avrei lanciato. Ma la pregherei di prendere nota che 1- non ho mai minacciato niente né a lei né a nessun altro; 2- In Italia non esiste il reato di negazionismo e quindi non c’è né può esserci alcuna minaccia penale.
Detto questo ritengo che lei, non io, sia del tutto privo di onestà intellettuale. Che oltre tutto fa la vittima, poverino.
Nel mio articolo non c’è alcuna volontà di negare dignità di vittime ad alcuna vittima dello sterminio nazista. Quindi di reclamare agli ebrei una qualche privilegiata connotazione di vittima sopra le altre. Credevo di essere stato chiaro, ma evidentemente non è stato così. Non è una questione di dare patenti di maggiore o minore "gravità" ad un atto persecutorio anziché ad un altro, ma di cercare di capire l’essenza dello sterminio nazista: in altri termini se si possono capire e interpretare i motivi dello sterminio di zingari e omosessuali, nessuno sa capire il perché dello sterminio degli ebrei. I negazionisti superano di slancio quasto problema negando che lo sterminio dgeli ebrei sia mai avvenuto, ma questa argomentazione non mi interessa perché la reputo inaccettabile. Resta la domanda sul perché, quindi; che si ripete ad ogni convegno sulla shoah.
Dire che questo ragionamento "trasuda razzismo" a me pare del tutto incomprensibile. Cercare di mettere a fuoco che, nell’ottica nazista, non esistevano i "diversi" da eliminare, ma "diverse diversità" da eliminare permette di capire qualcosa in più sulla vicenda olocaustica. Ma non c’è in questo alcuna volontà di stilare classifiche, dove la vedete ?
Altre vicende storiche sono interpretabili come conflitti territoriali, non come conflitti razziali, anche se poi il nemico è sempre caratterizzato da connotazioni più o meno razziste. Ma il "razzismo popolare" non trasforma davvero un conflitto territoriale in uno "razziale", perbacco. Facendo di ogni erba un fascio si rischia banalmente di sballare completamente le interpretazioni storiche. I nazisti eliminavano gli ebrei "in quanto ebrei". Nessun curdo o palestinese o tibetano o altro è mai stato eliminato "in quanto tale". E questa è la differenza sostanziale che riguarda la questione dell’unicità della shoah.
Dire che questo ragionamento "trasuda razzismo" a me pare del tutto incomprensibile e anche parecchio banalizzante.
Da aggiungere a quanto già detto anche che il Dipartimento USA alla Giustizia non ha lasciato perdere la questione della speculazione sui subprime, che ha innestato la crisi devastante che tutti conosciamo, ma ha continuato il suo iter costringendo la JPMorgan a una transazione da 13 miliardi di dollari. Si attende una multa ancora più pesante a carico di un altro colosso bancario americano, la Bank of America e altri 17 istituti sono stati citati in giudizio http://www.repubblica.it/economia/f.... Con un altro Presidente siamo sicuri che la giustizia avrebbe fatto il suo corso ?