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Fabio Della Pergola

Fabio Della Pergola

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Ultimi commenti

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.27) 25 ottobre 2013 12:31
    Fabio Della Pergola

    Quando scrive "sistematica opera di diffamazione, di persone ignare della diffamazione, e di ignoti non nominati ma tenuti presenti" è consapevole che non è del tutto chiaro quello che dice ?

    Inoltre se lei non ha capito la natura giuridica e le finalità di Agoravox, scriva alla redazione di Agoravox, non continui a postare commenti ai miei articoli; basta andare su "CHI SIAMO" e troverà quello che cerca. Insomma, si svegli un po’ invece di lagnarsi in continuazione.

    Per rispondere alla sua pelosa curiosità:

    L’autore di questo articolo è lui stesso gestore del sito?: NO
    E’ un dipendente stipendiato?: NO
    E’ iscritto all’albo dei giornalisti e tenuto alla deontologia professionale?: NO

    Ma, ovviamente rispondo in sede civile e penale per tutto quello che scrivo. Può procedere per vie legali, se crede. Prendendosene la responsabilità (e i rischi) ovviamente. Il mio legale è allertato.

    Quanto alle "manipolazioni qui sperimentate" mi spieghi dove sono (o preferisce esporle direttamente alla magistratura?). Lei ha criticato il mio articolo ed io le ho risposto, avvalendomi del mio diritto, costituzionalmente riconosciuto, di replicare alle critiche che mi vengono rivolte. Non ho bisogno della sua autorizzazione per farlo.

    Gli attacchi a Odifreddi non sono "attacchi" ma anche quelle sono legittime critiche, molto diffuse fra l’altro nella stampa dopo il suo molto ambiguo post.

    In conclusione, si può sapere che cosa vuole da me ?

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.27) 25 ottobre 2013 11:13
    Fabio Della Pergola

    Lei non può appellarsi a nessuno. Questo giornale ha i commenti aperti e diversamente da altri anche anonimi (ma sarebbe gradito che uno si firmasse con nome e cognome come faccio io). Quindi se apre una polemica (o si è dimenticato di aver iniziato lei con le critiche?) non può pretendere di chiuderla quando le pare avendo anche modo di avere l’ultima parola.

    Lei insiste molto sul fatto che ci sono ebrei che sono in disaccordo con altri ebrei e contrari al sionismo. Che è la scoperta dell’acqua calda. Che significato può avere se Atzmon, Lazarde o i Naturei Karta sono contrari al sionismo o anche ad una certa interpretazione dell’ebraismo ? Se tutti gli ebrei dei tempi di Cristo fossero rimasti ebrei oggi sarebbero trecento milioni, invece sono una quindicina di milioni. Quindi la maggior parte degli ebrei nel corso del tempo ha cambiato "etnia". Non ha ritenuto di aver interesse a "essere ebreo". O ha voluto criticare l’essere ebreo. O l’ha ritenuto insopportabile; con tutte le sfumature possibili in questo legittimo prendere le distanze da quello specifico senso di appartenenza etnico-culturale.

    Questo ha alleviato in qualche modo le sofferenze e le persecuzioni di chi ha continuato a "sentirsi" ebreo per cultura, tradizioni, religione ? Non mi pare. Ha impedito agli ebrei rimasti tali di subire lo sterminio nazista ? (che io, insieme alla maggior parte degli storici ritengo essere avvenuto). No. Quindi a "questi" ebrei penso e di "questi" ebrei mi occupo e di "questi" ebrei che hanno trovato rifugio in Israele mi interesso. E "questi" ebrei hanno tutte le ragioni di rivendicare la loro appartenenza all’ebraismo, tanto quanto i palestinesi hanno le loro ragioni di dichiararsi "arabi" o di religione "islamica" o i cinesi di definirsi tali. Di questo mi occupo. Lei faccia come le pare, nessuno le ha mai impedito di dire la sua.

    Quanto all’equivoco Atzmon-Lazare ha ragione; leggendo di fretta (i suoi non sono "commenti" ma "proclami") ho confuso i due. Ma non cambia affatto la sostanza della mia critica che si riferisce al contenuto, non all’autore chiunque egli sia.

    I termini che lei cita sono questi "...avvertire gli ebrei circa l’opportunità di considerare se non possa trovarsi negli ebrei stessi una qualche spiegazione se in tutti i tempi e in tutti i paesi sono stati sempre oggetto di forte avversione".

    L’assunto di partenza di questa affermazione è "se in tutti i tempi e in tutti i paesi....". La conclusione è, riassumo, ’la colpa è vostra - negli ebrei stessi - se siete stati sempre vittime’.
    La conclusione deriva e dipende dall’assunto di partenza. Che però è sbagliato.

    Gli ebrei hanno sempre vissuto polverizzati in una miriade di microcomunità sparse ovunque nel mondo, principalmente in Europa e nel mondo islamico. Ma anche in America e in Asia. Chiunque abbia studiato un po’ la storia ebraica sa che le persecuzioni storicamente sono state massicce in Europa, molto minori nel mondo islamico e pressoché inesistenti in Oriente (India, Cina, ma anche in Persia). Anche in America nonostante un certo antisemitismo di importazione europea negli Stati Uniti, non si sono mai verificate particolari persecuzioni antiebraiche, specie in Argentina (a parte un attentato di probabile matrice islamista) dove la comunità ebraica è ampia.

    L’assunto "ovunque e in tutti i tempi" quindi è una panzana - per ignoranza o altro - e quindi sbagliata è anche la conclusione: non negli ebrei si deve cercare la causa delle avversità altrui, ma - mi rendo conto che è forse troppo banale per lei - nei persecutori antiebraici. Per lo più europei cristiani e, in misura molto minore, nell’islam pre-1948.

    E lo si deve fare proprio perché altri - indiani, cinesi, persiani, sudamericani - hanno accettato e lasciato vivere le comunità ebraiche senza alcun problema. E’ la conferma che l’assunto di partenza è sbagliato: non sempre e in tutti i luoghi c’è stata avversione contro gli ebrei.

    Tragga lei le conclusioni che vuole, ma prima di prendere per buone delle affermazioni apodittiche - anche quando dovessero venire da ebrei - provi a ragionarci sopra. Gli storici fanno questo..."in ogni tempo e in tutti i paesi"... sarà valida o no questa affermazione ? e cercano risposte che confermino o meno l’assunto.
     
    Lei ha fatto il contrario: non si è posto domande perché quella affermazione rispondeva esattamente alla sua prevenzione ideologica antipatizzante verso gli ebrei. Non ha avuto quindi necessità né tantomeno volontà di farsi domande. Questo non è un fare storico, è un fare politico. Che non cerca verità assodate e condivisibili, ma solo conferme ai propri pre-giudizi stabiliti su base ideologica.

    Modo di agire emblematico della metodologia in uso presso molti negazionisti. Scartare, negare o minimizzare le testimonianze e i documenti quando contraddicono l’assunto di partenza che si vuole dimostrare: i nazisti non hanno mai sterminato gli ebrei. Tutto ciò che dimostra il contrario o è logicamente una conferma dello sterminio viene deliberatamente ignorato (o perché di parte alleata o perché di parte ebraica, quindi sempre di origine non nazista e quindi dogma inaccettabile per definizione in quanto "storia scritta dai vincitori").

    Ripeto: lei faccia pure come le pare. Ma non accusi me di disonestà intellettuale. Non ha i numeri per farlo. Specie quando attacca briga e poi si atteggia a vittima di chissà quali "accuse di carattere penale" che adesso sono curiosamente evaporate.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.27) 24 ottobre 2013 19:03
    Fabio Della Pergola

    Ognuno è libero di pensare che Gilad Atzmon abbia la verità in tasca (uno che “avverte gli ebrei circa l’opportunità di considerare se non possa trovarsi negli ebrei stessi una qualche spiegazione se in tutti i tempi e in tutti i paesi sono stati sempre oggetto di forte avversione”, cioè che le vittime storiche dell’antiebraismo sarebbero esse stesse colpevoli delle persecuzioni cui erano sottoposte) o meglio che sia l’unico ebreo - o uno dei pochi - ad avere la verità in tasca, anche se esistono molte altre persone, milioni di persone, di cultura, tradizione e religione ebraica che la pensano diversamente.

    Oppure ognuno è libero di pensare che i Neturai Karta abbiano tutti i diritti, essendo religiosamente ortodossi - cioè ebrei credenti per i quali PRIMA il Messia si deve manifestare e POI egli stesso ricondurre il suo popolo nella terra promessa - e che quindi, per queste motivazioni, sono contrari al programma del nazionalismo ebraico (sionismo) che alterava i termini della loro fede progettando di realizzare uno stato per gli ebrei che lo volessero, fregandosene delle fantasticherie religiose sul messia.

    Detto questo, cioè riconoscendo a chiunque lo voglia di riferirsi alle ipotesi che più gli piacciono, c’è un problema evidente che riguarda non solo Hilberg, che è la punta di diamante della ricerca storiografica sullo sterminio, ma anche le centinaia di storici che hanno lavorato pazientemente su decine di migliaia di documenti, visionando migliaia di chilometri di pellicola, esaminando migliaia di documenti fotografici, consultando decine di archivi di ogni paese per decenni e decenni. A cui si sommano le testimonianze dei sopravissuti, degli oppositori, dei carcerieri, delle guardie, degli ufficiali in processi che hanno fatto storia. Questa è la storia di quello che il commentatore liquida con il termine inventato di fresco e manifestamente spregiativo di “sterminazionismo”.

    Il negazionismo - come antistoria che nega l’evidenza dimostrata da dati acclarati e condivisi dalla stragrande maggioranza degli storici di tutto il mondo - è, semplicemente, una balla inaccettabile.

    Ma dice questo anonimo:

    “Si arrampica invece sugli specchi chi non è capace di opporre validi argomenti e presume evidenze che sono tali solo per lui (ma lei si rende conto che ci sono decine di migliaia di libri sull’argomento e migliaia di storici che sostengono le tesi “sterminazioniste”... altro che “solo per me”) e che vuole semplicemente imporre ad altri (dove, quando ? Io scrivo il mio punto di vista e non ho mai imposto niente a nessuno, nemmeno ho imposto a lei di leggere il mio articolo, mi pare). Imputa ad altri la grave colpa, il "reato" di "antisemitismo" presunto e mai argomentato e dimostrato (confermo il mio pensiero che la volontà di negare lo sterminio degli ebrei europei si colloca in continuità con la negazione nazista di aver mai operato lo sterminio stesso e che abbia quindi finalità politiche, non storiche, che si inseriscono nella corrente dell’antisemitismo europeo. E’ l’opinione di molti storici il cui pensiero io condivido in pieno), per il solo fatto di vedere e sentire e pensarla "diversamente". Eccolo lo scandalo ed al tempo stesso la matrice "razzista" del proprio pregiudizio: l’incapacità, forse genetica, (genetica ? e poi il razzista sarei io!) di accettare l’altro nella sua diversità (nessuno, tanto meno io, mi occupo della diversità “genetica” sua o di chiunque altro. Accettare l’altro nella sua diversità in questo caso vorrebbe dire riconoscere il negazionista come legittimo interlocutore. E non ho alcuna intenzione di farlo. Lei dica quello che le pare e io continuerò a scrivere quello che mi pare. Non c’è alcuna necessità di un riconoscimento reciproco. Io mi occupo solo di affermare ciò che ho scritto nell’articolo: 1- le tesi negazioniste sono aberranti, come sostiene l’intera comunità scientifica degli storici tranne quel manipolo detto ‘negazionista’; queste tesi si collocano nella tradizione dell’antisemitismo europeo. Le tesi negazioniste non occidentali - ad esempio iraniane - si collocano nella volontà politica di negare legittimità allo Stato di Israele; 2- Israele non trae alcuna legittimità dallo sterminio, ma dalla volontà dei rifugiati/profughi/sopravvissuti ebrei europei di costituirsi come stato, così come progettato cinquant’anni prima dal movimento sionista; 3- sono contrario, come moltissimi altri storici anche di cultura ebraica, ad una legge che preveda il reato di negazionismo. E questo vale anche, per quello che mi riguarda, per Irving o Juergen Graf) senza che questa diversità venga tacciata e additata come "criminale" e quindi da perseguire penalmente... (dove, quando? Ho chiaramente espresso la mia contrarietà alla legge contro il negazionismo, che altro devo fare ? e quindi quale sarebbe la persecuzione penale a cui fa riferimento ?).

    Filologicamente parlando, il termine "antisemitismo” compare nel XIX secolo...” questo lo sanno anche i sassi. Quello che il commentatore tenta di nascondere con la classica foglia di fico è che - si chiami antigiudaismo cristiano, si chiami antisemitismo scientifico o dare la caccia ai “cani ebrei” come si diceva nell’islam - le vittime erano sempre le stesse, cioè quelle comunità sparse in maggior parte nel mondo cristiano e in parte in quello islamico che a cadenze più o meno regolari venivano assaltate, massacrate, perseguitate o cacciate. Erano comunità ebraiche ben diffuse nell’Europa centrale e soprattutto orientale - sottoposte a pogrom già negli ultimi decenni dell’ottocento di cui parlano decine di quotidiani del tempo a partire dall’Osservatore Romano - che dopo la guerra nazista non esistevano più. Che fine hanno fatto ? I negazionisti dicono che sono tutti fuggiti all’estero, dove si sono integrati nascondendo la loro origine ebraica e da allora se ne sono stati zitti occultando agli ignari vicini la loro storia. Milioni di persone. Davvero dovremmo prendere per buone queste scemenze ?

    L’equiparazione fra sionismo e razzismo del 1975 ... è stata abrogata dal 1991.

    Potrà piacere o non piacere, ma la comunità internazionale, da allora a tutt’oggi, NON ritiene che sia sostenibile un nesso fra i due termini. D’altra parte che cosa ci sarebbe nel sionismo (nazionalismo ebraico) che non sia ravvisabile in qualunque altro nazionalismo o in ideologie sovranazionali come il panarabismo o il panislamismo ? Si può essere d’accordo o meno, ma il razzismo è ben altra cosa.

    “Qui mi fermo, e non riprendere la discussione, perché non riconosco onestà intellettuale nel mio interlocutore, che lancia gravi accuse di carattere penale...

    Lei è libero di non riconoscere a me onestà intellettuale... per via delle gravi accuse di carattere penale che le avrei lanciato. Ma la pregherei di prendere nota che 1- non ho mai minacciato niente né a lei né a nessun altro; 2- In Italia non esiste il reato di negazionismo e quindi non c’è né può esserci alcuna minaccia penale.

    Detto questo ritengo che lei, non io, sia del tutto privo di onestà intellettuale. Che oltre tutto fa la vittima, poverino.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.27) 24 ottobre 2013 18:40
    Fabio Della Pergola

    Nel mio articolo non c’è alcuna volontà di negare dignità di vittime ad alcuna vittima dello sterminio nazista. Quindi di reclamare agli ebrei una qualche privilegiata connotazione di vittima sopra le altre. Credevo di essere stato chiaro, ma evidentemente non è stato così. Non è una questione di dare patenti di maggiore o minore "gravità" ad un atto persecutorio anziché ad un altro, ma di cercare di capire l’essenza dello sterminio nazista: in altri termini se si possono capire e interpretare i motivi dello sterminio di zingari e omosessuali, nessuno sa capire il perché dello sterminio degli ebrei. I negazionisti superano di slancio quasto problema negando che lo sterminio dgeli ebrei sia mai avvenuto, ma questa argomentazione non mi interessa perché la reputo inaccettabile. Resta la domanda sul perché, quindi; che si ripete ad ogni convegno sulla shoah.

    Dire che questo ragionamento "trasuda razzismo" a me pare del tutto incomprensibile.
    Cercare di mettere a fuoco che, nell’ottica nazista, non esistevano i "diversi" da eliminare, ma "diverse diversità" da eliminare permette di capire qualcosa in più sulla vicenda olocaustica. Ma non c’è in questo alcuna volontà di stilare classifiche, dove la vedete ?

    Altre vicende storiche sono interpretabili come conflitti territoriali, non come conflitti razziali, anche se poi il nemico è sempre caratterizzato da connotazioni più o meno razziste. Ma il "razzismo popolare" non trasforma davvero un conflitto territoriale in uno "razziale", perbacco. Facendo di ogni erba un fascio si rischia banalmente di sballare completamente le interpretazioni storiche. I nazisti eliminavano gli ebrei "in quanto ebrei". Nessun curdo o palestinese o tibetano o altro è mai stato eliminato "in quanto tale". E questa è la differenza sostanziale che riguarda la questione dell’unicità della shoah.

    Dire che questo ragionamento "trasuda razzismo" a me pare del tutto incomprensibile e anche parecchio banalizzante.

  • Di Fabio Della Pergola (---.---.---.27) 22 ottobre 2013 11:17
    Fabio Della Pergola

    Da aggiungere a quanto già detto anche che il Dipartimento USA alla Giustizia non ha lasciato perdere la questione della speculazione sui subprime, che ha innestato la crisi devastante che tutti conosciamo, ma ha continuato il suo iter costringendo la JPMorgan a una transazione da 13 miliardi di dollari. Si attende una multa ancora più pesante a carico di un altro colosso bancario americano, la Bank of America e altri 17 istituti sono stati citati in giudizio http://www.repubblica.it/economia/f....
    Con un altro Presidente siamo sicuri che la giustizia avrebbe fatto il suo corso ?

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