Aggiungo un dato interessante tratto da un articolo de il Fatto Quotidiano http://www.ilfattoquotidiano.it/201... che parla dell’autonomia della Catalogna:
Quindi se fosse per ipotesi proclamata l’indipendenza del Sud Tirolo automaticamente il Sud Tirolo sarebbe un paese non comunitario, ma forse si aprirebbe un contenzioso: anche l’Italia non sarebbe più quella di prima e potrebbe quindi essere considerata uno stato "nuovo" ? perdendo anche lei "lo status di paese comunitario" ?
Ci sono aspetti importanti e particolarmente significativi
in quello che scrive GeriSteve. Tutti aspetti che meriterebbero discussioni molto approfondite. Purtroppo ho
avuto poco tempo a disposizione per rispondere e sicuramente mi mancano anche le conoscenze necessarie per affrontare questo tipo di problematiche.
E’ vero che l’autodeterminazione dei popoli ha causato vasti
spargimenti di sangue e oppressione di minoranze, ma è stato un cammino che ha
portato dalle varie forme di sovranazionalità “per volere di Dio” alla
determinazione di forme nazionali di omogeneità etnico-linguistica che hanno
aperto la strada alla democrazia, proprio perché hanno messo in discussione il ’volere di Dio’ come giustificazione del potere . E’ stato un percorso lungo che ha avuto
derive in cui si sono formate tendenze di supremazia nazionale (basta pensare a
Napoleone o Hitler) e alle due guerre mondiali. Ma non è che guerre devastanti
(con annesse devastazioni e schiavizzazione di popoli) non ci fossero anche
prima...
Alla fine l’unica forma di superamento del ‘Re per grazia divina’ e
contemporaneamente dei nazionalismi più ottusi è stato l’internazionalismo
marxista. Che però conteneva tali e tante carenze teoriche (e, anch’esso, così
tanta insita violenza) da renderlo fallimentare come in effetti è stato.
Le autonomie. E’ vero che in Italia ci sono stati tentativi mafiosi di
separare alcune regioni dallo stato centrale così come, ritengo,
l’indipendentismo dei vari popoli in salsa leghista o campanilista non è altro
che un tentativo di restaurare una situazione prerisorgimentale che non ha alcun contenuto o motivazione reale.
Tutto ciò non cambia il fatto che la questione
dell’autodeterminazione dei popoli esista e sia riconosciuta, come ho scritto in
premessa, dal diritto internazionale.
E la
questione sudtirolese a me pare davvero diversa dalle "invenzioni" politiche di cui sopra. Ovviamente in Sud Tirolo ci sono
problemi che non mi sono nascosto, come quello delle famiglie etnicamente
‘miste’ o dei gruppi a loro volta minoritari nella maggioranza di lingua
tedesca. Ma non si capisce perché ciò che si è ritenuto accettabile finora (l’imposizione della nazionalità italiana ad una minoranza sudtirolese) debba essere inaccettabile dopo (l’imposizione della nazionalità sudtirolese ad una minoranza italiana). Sarebbe un perpetuarsi della supremazia etnico-linguistica, da un livello più ampio ad uno più stretto; con i problemi che di sfuggita ho evidenziato nell’articolo e nel primo commento.
Un problema quindi, ma non una "novità" portata dall’indipendentismo.
Noi oggi ci possiamo/dobbiamo confrontare con questo
benedetto progetto europeo – che non è ancora realtà politica – cioè con un’ipotesi di superamento dei nazionalismi in nome di una libera adesione di
nazioni diverse che si riconoscono uguali fra loro in quanto a diritti e
capacità collaborativa. E’ solo un’ipotesi, ancora, ma un’ipotesi capace di far
convivere nazioni diverse senza supremazia di questa o quella (almeno in
teoria) e senza progettare l’abbattimento violento di un qualsiasi esistente
(che sia dominio di un re o di una classe sociale). In questo terreno comune
che fa da collante possono perciò convivere anche “regioni” linguisticamente
omogenee e non solo le nazioni come le abbiamo conosciute finora. Quindi c’è
spazio per l’indipendenza sudtirolese o basca o irlandese o scozzese o quello
che si vuole se il tessuto connettivo europeo regge.
L’unica alternativa che vedo ad un processo di questo tipo è
continuare con l’imposizione di una identità nazionale a chi quell’identità non
la riconosce come propria. Causa evidente di malumori (e rischi di terrorismo come l’esperienza basca o irlandese insegna) anche
quando se ne ammorbidiscano gli spigoli attraverso facilitazioni economiche.
Per questo il referendum proposto dal partito sudtirolese è
importante; darà l’esatta percezione degli umori della popolazione al di là
delle parole d’ordine di un partito che potrebbe alla fine risultare
minoritario.
Naturalmente è vero che “l’autodeterminazione è sempre a
danno di qualcun altro che la subisce e di cui si violano i diritti di
autodeterminazione”; e il rischio è che si avanzino pretese di indipendenza a
livello di condominio. Non è detto che non ci si arrivi, ma confidiamo nell’esistenza di una
qualche forma di sanità mentale.
Infatti non si può negare la fine della guerra. Ma alcuni non l’hanno mai capito. Altri invece sì, come l’Austria o anche - per fare un esempio - la Giordania e l’Egitto. Ma non - sempre per fare un esempio - il Libano e la Siria. O anche numerose organizzazioni politiche locali che hanno ancora nella testa di poter far sparire uno stato esistente senza averne alcuna possibilità. Se i sud tirolesi avessero seguito quella strada - forse con Georg Klotz ci si erano incamminati - si troverebbero in uno stato di occupazione ben più duro e punitivo, con check-point ad ogni passo ed un muro intorno alto tre metri.
Ma alcuni sono più intelligenti ed altri meno. E le conseguenze poi si vedono ad occhio nudo, sempreché si sia conservata la vista. Cosa che non è da tutti.
Certo Masada è un esempio di come si può imparare dalla storia. I neri sudafricani ad esempio hanno imparato molto e sfruttato al meglio, evitando bagni di sangue, quello che avevano imparato. Altri popoli invece non hanno imparato mai niente dalla storia; mai, né dalla propria né da quella degli altri. E si vede in che situazione si sono infilati dopo aver buttato tutte le occasioni che hanno avuto.
Sono d’accordo con lei: la proterva stupidità delle classi dirigenti può portare i loro popoli al suicidio. Alcuni suicidi sono stati compiuti e sembrano ormai aver toccato l’irreversibilità. Altri invece sono solo vagheggiati: speranze più che altro.
Se dopo un secolo fossimo ancora in guerra con l’Austria e se avessimo subìto tre guerre per volontà dei paesi di lingua tedesca; e se i sudtirolesi avessero compiuto attentati sugli autobus o nelle discoteche per anni e se su Trento o Treviso piovessero una media di tre razzi al giorno forse i sudtirolesi avrebbero avuto una vita ben peggiore di quella che hanno avuto. La piccola differenza sta nelle classi dirigenti: ci sono quelle pragmatiche che pensano a quello che conviene al loro popolo e quelle completamente ideologizzate che portano i loro popoli alla rovina; fra gli applausi dei supremi saccenti internazionali, grandi estimatori del suicidio (altrui). Ne abbiamo alcuni esempi in giro per il mondo. Non crede ?
Dopo un secolo di calma e convivenza tutto sommato pacifica, valutare una separazione consensuale poi diventa possibile. Oppure no, lo vedremo. Nel primo caso gli altoatesini di lingua italiana diventeranno una minoranza come, prima di loro per decenni, sono stati minoranza quelli di lingua tedesca; anche di cose così ci sono esempi storici in giro per il mondo, no ? Nel secondo si continuerà ancora come ora, fino a che l’Europa diventerà un vero stato sovranazionale capace di far convivere regioni autonome.