Mi pare che quest’ultimo commento chiuda perfettamente la questione. L’incremento dell’obiezione è tale da pretendere un riassetto degli equilibri interni alla sanità.
Vorrei far notare che la legge 194 esiste da una quarantina di anni. Non ci troviamo quindi in presenza di vecchi medici che hanno maturato un’obiezione di coscienza nel tempo, ma di medici che sono diventati tali quando la legge già esisteva e che hanno scelto la loro specializzazione ben sapendo che si sarebbero trovati di fronte al "problema" aborto. Cioè ad una pratica medica perfettamente legittima, ma che per loro costituiva un problema.
C’è da chiedersi quindi se la loro scelta professionale non sia maturata proprio per contrastare attivamente la praticabilità dell’aborto e per rendere inapplicabile la legge. Si tratterebbe di azione politico-ideologica preconcetta, ben più che di obiezione di coscienza vera e propria.
Per fare un esempio: se uno è pacifista e si arruola in un esercito con l’intento preciso di sabotarlo e renderlo inefficiente sicuramente sarà allontanato. Lo stesso mi pare che possa e debba avvenire per i medici obiettori. Non è possibile che una legge dello stato sia resa inapplicabile per la volontà politico-ideologica dei suoi stessi stipendiati.
Mi pare che lei abbia tagliato la seconda parte di quello che ho
scritto. La legge prevede che i non obiettori siano sempre presenti per
garantire l’interruzione di gravidanza sempre e ovunque. Ma secondo i
dati questo non è rispettato perché il numero degli obiettori è in
crescita esponenziale.
Oggi ci sono regioni dove l’obiezione si aggira attorno all’80% (http://www.agoravox.it/Quale-trend-...)
rendendo impraticabile la legittima opzione abortiva ed estremamente
difficile e umiliante la vita delle donne che vogliono ricorrere
all’aborto. Solo per motivi ideologici o etici ? O c’è qualche losco
interesse economico che agisce sotto sotto ?
Comunque sia si pone il problema dell’obiezione (che non si sarebbe posta se la legge fosse stata rispettata in ogni sua parte).
E il problema si risolve - a mio modestissimo suggerimento -
integrando la legge e imponendo agli obiettori di optare per altra
specializzazione. Prima di fare danni irreparabili.
Mi pare che lei abbia tagliato la seconda parte di quello che ho scritto. La legge prevede che i non obiettori siano sempre presenti per garantire l’interruzione di gravidanza sempre e ovunque. Ma secondo i dati questo non è rispettato perché il numero degli obiettori è in crescita esponenziale.
Oggi ci sono regioni dove l’obiezione si aggira attorno all’80% (http://www.agoravox.it/Quale-trend-...) rendendo impraticabile la legittima opzione abortiva ed estremamente difficile e umiliante la vita delle donne che vogliono ricorrere all’aborto. Solo per motivi ideologici o etici ? O c’è qualche losco interesse economico che agisce sotto sotto ?
Comunque sia si pone il problema dell’obiezione (che non si sarebbe posta se la legge fosse stata rispettata in ogni sua parte).
E il problema si risolve - a mio modestissimo suggerimento - integrando la legge e imponendo agli obiettori di optare per altra specializzazione. Prima di fare danni irreparabili.
A me risulta che ci sia una certa differenza fra la Repubblica italiana e il Regime fascista. A lei no?
La legge 194 è stata votata dalla maggioranza parlamentare, democraticamente eletta da tutti i cittadini con diritto di voto (comprese le donne, pensi un po’!) e confermata con referendum popolare da una maggioranza di votanti (tutti cittadini con diritto di voto, comprese le donne, pensi un po’!). Non mi risulta che le leggi razziali abbiano percorso questo iter.
Ed è stata proprio quella maggioranza parlamentare e popolare ad aver deciso la legittimità delle pratiche abortive, non avendo ravvisato in tutta evidenza che un feto sia equiparabile ad un bambino, cioè quello che lei si ostina a sostenere.
Mi rendo conto che la cosa la disturba, ma la realtà è questa. Sia chiaro che io non ho alcun interesse a convincerla; creda pure quello che vuole, così come gli obiettori credano pure in quello che vogliono. Ma non nelle corsie degli ospedali pubblici. Sono legittimati a farlo dalla legge stessa, anche questo deve essere chiaro, ma la legge prevede anche che medici non obiettori siano sempre disponibili, ovunque e in qualsiasi turno. Questo non succede e si configura come una prassi politica di impedimento fattivo della libertà di ricorrere all’aborto. Cosa che anche la Commissione Europea ci ha rimproverato.
Da qui il mio articolo. E ribadisco il concetto: se uno ha problemi personali a procurare aborti o anche solo ad assistere una donna che ha abortito (ma può una pura e semplice assistenza medica essere soggetta ad obiezione di coscienza?) cambi specializzazione, cambi lavoro, cambi paese, oppure cambi testa. Ma se ne stia alla larga dalle donne ospedalizzate, perché con questo atteggiamento prima o poi ne ammazza qualcuna.