Parlare "pubblicamente" non dipende da chi vuole parlare, ma da chi ha il potere di pubblicare. E anche di chi legge, almeno ogni tanto, i giornali. Lo dovrebbe sapere anche lei. Quanto al concetto di "codardia" in questo contesto mi sembra una offesa gratuita quanto immotivata. Il parlare "privatamente" poi è un concetto astratto. Anche io scrivo "privatamente" su questo giornale online dal momento che la sua diffusione è limitata a chi lo conosce e lo segue.
In realtà basta cercare: solo oggi la stampa ebraica parla dell’invito dei rabbini inglesi al governo Cameron perché apra le porte ai rifugiati siriani. In caso le inserisco il link:
http://moked.it/blog/2015/09/22/lap...
poi sta a lei informarsi su cosa dice (davvero) tizio e cosa tace
(casomai) caio.
Nelle settimane passate io ho potuto leggere numerosi interventi di esponenti ebraici in favore dell’accoglienza ed anche qualche intervento preoccupato per l’astio antisemita di molti profughi islamici. Lei pare all’oscuro di tutto...
Grazie per l’interesse. Sul governo Netanyahu non mi pronuncio; ha già date ampie dimostrazioni di quello che è, anche se va ricordato che la Siria, come il Libano, sono paesi tuttora in stato di guerra con Israele e questo può aver influenzate certe decisioni. Peraltro il recente incontro Putin-Netanyahu sembra aprire prospettive inedite nel panorama mediorientale. Da notare che la Soda Stream, nota per essere stata boicottata avendo avuto uno stabilimento nella West Bank, si è offerta proprio oggi di dare lavoro a mille profughi siriani.
Sul mutismo delle comunità ebraiche italiane invece non sono affatto d’accordo con quello che lei scrive. Per quello che ne so io le espressioni di solidarietà e le azioni, anche fattive, verso l’accoglienza dei profughi sono state ampie. Ma le comunità ebraiche comunicano attraverso i propri media, che non tutti conoscono e seguono. Lei lo fa?
p.s. notizie di oggi: 8 persone indagate per aver sottratto i soldi destinati all’accoglienza dei migranti. Compresi gli spiccioli per telefonare a casa. Fra gli indagati anche un sacerdote responsabile della Caritas. Roba da urlo.
L’energia da idrocarburi è stata pagata, indubbiamente. Ma non sono certo i sauditi o i qatarioti o i kuwaitiani che cercano di attraversare il mare sui barconi, non confondiamo le acque e ricordiamoci di vedere le differenze. Oggi i profughi provengono in larga parte dall’Africa nera o sono gente che per motivi di sconquasso bellico - come i siriani, i somali, i libici o altri - scappano per non lasciarci le penne. Che l’Occidente abbia pagato qualcosa a loro mi sembra insostenibile. Casomai ha contribuito a tenere in piedi regimi di cui vergognarsi, per il proprio tornaconto. Una cosa è un senso di colpa astratto, per responsabilità che non abbiamo, altra cosa è vedere le responsabilità che storicamente l’Occidente ha. Eccome se ce l’ha. Detto questo rimane il fatto in sé: non si possono lasciar morire di fame o di mare persone che si possono salvare; con la scusa dei soldi (che, nel frattempo, un sacco di gente continua a infrattarsi). La nostra responsabilità attuale è questa.
Non sto facendo, ovviamente, un paragone fra gli immigranti attuali e gli ebrei degli anni ’30-’40; ma unicamente un paragone tra le modalità di respingimento che, stimolato dall’articolo di Deaglio, mi sembra assolutamente congruo. La realtà delle origini di questi migranti è radicalmente diversa dalla realtà politico-sociale in cui vivevano gli ebrei e questo non se lo nasconde nessuno. Ma i risultati finali rischiano di essere gli stessi. L’Europa, che definisce se stessa in difficoltà economica, ha in realtà sufficienti risorse (e l’Occidente in senso ampio ancora di più, naturalmente) per impedire una strage di massa. Ma fa finta di non potere.
Se tu scrivi "se non si pone un argine ai conflitti e magari aiutandoli a casa loro, i numeri presto andranno fuori controllo" non puoi non convenire che il grande assente - in tutto ciò che non è stato fatto o è stato fatto male - è proprio quel mondo che ora dice di non poter far nulla, se non distogliere lo sguardo e lasciar morire la gente. Esattamente come fu fatto negli anni ’30 e ’40.