DOPO un
terremoto occorre rimuovere dai centri abitati colpiti delle grosse quantità di
macerie e rottami di ogni tipo, nonché ripristinare la viabilità compromessa e
il normale utilizzo delle strutture ancora agibili.
TUTTI interventi a prevalente
impegno manuale da eseguire secondo precisi criteri e con una serie di cautele.
Da cui la supervisione e il coordinamento di vari organismi pubblici (Protezione
Civile, Polizia, VVFF, ecc).
Ecco il punto.
Tra i molti immigrati pressoché nullafacenti
e quindi disponibili potrebbero essere individuati non pochi gruppi di uomini,
giovani e baldi, in grado di fornire un sostanzioso contributo.
Non sarebbe affatto
problematica una loro temporanea dislocazione nelle immediate vicinanze. Una
volta attrezzati gioverebbero all’operatività e alla tempistica dei piani di intervento.
Non solo.
Nell’ottica di un’eventuale futura accettazione e integrazione tale apporto
dato alla ricostruzione sarebbe il loro miglior biglietto da visita.
L’attuale
sistema non è “bloccato” (forse macchinoso) perché è bicamerale o per presunti limiti
e/o difetti dell’attuale Costituzione.
Per contro sono di tutta evidenza i puntuali
distinguo, le lotte intestine e i furbeschi tatticismi di una certa classe
politica.
Anche se vinceranno i SI saranno sempre i gruppi parlamentari (v.
Regolamenti, ecc) a poter condizionare applicazione e funzionamento del dettato
Costituzionale.
Pensare
che sia meglio (?) di altri tentativi non è di per se motivo sufficiente e
neppure valido per avallare una proposta di modifica di addirittura 1/3 della
Costituzione.
Specie quando al cittadino viene chiesto di decidere con 1 solo
unico voto sul merito di 10 argomenti diversi e ben distinguibili.
Per molti diventa
allora naturale che poter votare si traduca in un’opportunità di giudizio,
positivo o negativo, sull’operato del premier Renzi.