Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
Ed è davvero difficile questo nostro essere umani! Carissimo, le sue parole giungono come carezze tiepide in questi giorni tristi in cui il caro amico di sempre è venuto a mancare, lasciando in me un vuoto tremendo che di tanto in tanto, con impietosi boati ruggenti, sembra volermi portare con sè.
Il passato, non possiamo cambiarlo: è lì che osserva, in attesa di essere sfuggito o di essere amato. È lì, con il dolore e l’allegria, a segnare il passo di percorsi vissuti ormai definiti. Possiamo soffermarci sulle sfumature, possiamo barare nella sua rilettura, ma la cosa più vera che resta è che gli accadimenti ci rendono, progressivamente, persone. Per il tempo che abbiamo, o che abbiamo avuto con chi, ormai, il tempo lo ha chiuso. Un tempo breve, il nostro, in un mondo in cui cose e viventi ci lasciano indietro. Procedere, dunque, fintanto che anche il mio tempo si chiuda. Continuo a ripetere il mantra ogni giorno da quel giorno, cercando conforto in un passato felice di noi, e sperando in un futuro che è tutto da fare a partire da lì, fintanto che quel caffè, di cui oggi purtroppo non riesco molto a godere, non freddi.
Grazie per le sue parole.
Marina
Soprattutto non è vero che le persone più vecchie siano persone che non hanno più valore. Esse ne hanno conquistato di più durante la loro esistenza e possono, se messi in condizione, elargirlo a propria volta.
Grazie Doriana, che bel regalo! Rodai è stato una persona davvero speciale, un pedagogista e un pensatore controcorrente che ha aperto la strada all’attuale presente. Presente che stenta ancora ad affermarsi, purtroppo. Le nostre scuole sono un po’ come i servizi pubblici romani: obsoleti e malfunzionanti. Peccato, perché al pari degli autobus (fantastici), le scuole servono a condurre le persone da una dimensione ad un’altra.
La sofferenza spaventa, soprattutto chi la osserva da fuori, e questo avviene per la consapevolezza di non avere strumenti, o perché si pensa di non averne, o anche - come scrivi tu - perché ci sono cose da fare per sè stessi e non rimane abbastanza tempo per gli altri. Altri che, se sofferenti, ne richiederebbero molto. Dunque ci si allontana per rispetto, perché non si ha la disponibilità necessaria, per indifferenza, per debolezza.... sono tanti i motivi, e spesso si intrecciano. Lo so: sono una di quei pochi che adesso aiuta qualcuno che soffre, che è stato silenziosamente e progressivamente lasciato solo. Questa domanda se la pone questa persona, me la pongo anche io. Non mi sento però di giudicare, perché so che a certi livelli aiutare significa rinunciare a fornire energia a se stessi per regalarla ad altri, così da riuscire almeno a camminare insieme. E so anche che non tutti hanno abbastanza energia da poterla donare, o la forza di rinunciare a un abbraccio per poterlo donare a propria volta.