Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
Carissimo, la fine della storia è un’espressione roboante quanto poco indicativa da sempre: la storia finirà quando l’ultimo uomo avrà perduto coscienza, ma per allora nessuno di noi sarà qui a discuterne, credo.
I messia sono morti e muoiono di continuo e forse è proprio rimasta come ultima spiaggia quella più evidente da sempre: le lettere da lei citate tolgono il velo di Maya e dissipano le nebbie che le molteplici ed esuberanti correnti culturali spargono ovunque. L’uomo dimentica se stesso — e la vita — tutto preso com’è a star dietro ai discorsi fatti da altri, seppure spesso nemmeno troppo convincenti.
Tornare dentro di sé e SENTIRSI, percepire gli effetti degli eventi sulla esistenza di sé e degli altri, aprire tutti i sensi alla vita e finalmente ascoltare cosa significa vivere.
Viviamo l’inganno del felice Natale intanto che a distanza i pochi click — ormai spazio e tempo sembrano così quantificabili — la gente muore per inumani interessi politico-economici mascherati da ideologie e conditi da false giustificazioni. Mondi interi vengono distrutti con quelle bombe e con quelle parole, intanto che ignari acquirenti passeggiano per le vie illuminate delle proprie città. Luminarie che, in questo caso, non sono quelle dei missili e delle bombe. Viviamo nella contraddizione continua, è vero, ma solo se cediamo alla logica razionale della morale ufficialmente condivisa— che non è quella applicata nei contesti internazionali. Quindi, la realtà, o confligge con il pensiero comune, oppure è altro rispetto a ciò cui ci hanno abituato a pensare. Nel tempo ho imparato a capire che quando una situazione mi sembra troppo assurda, è vero piuttosto che sono io quella che vede male, quella sprovvista di coordinate esatte e di informazioni corrette. Uscire dallo schema aiuta a uscire dalla nebbia, ma serve l’umiltà e la volontà di lasciare il corrimano e azzardare passi in autonomia.
Direi che, prima ancora di scomodare l’arte, questa assenza trova rifugio nell’uomo a livelli ancora più originari: l’in-essere-nel-mondo di heideggeriana memoria si perde nella pubblicità della chiacchiera e non consente all’originalità propria di emergere. La cultura si perde nei risoli della distrazione e nelle inondazioni dell’eccesso incontrollato, dove lo tzunami di input che la società dell’informazione alimenta distoglie lo sguardo da sé e dal mondo cui apparteniamo. "Conversazione" si, e "coappartenenza": una comunione strutturale di cui man mano l’uomo distratto si dimentica, e da cui si allontana cadendo in un sonno ipnotico alienante. Insoddisfatti, cerchiamo sempre oltre, senza ascoltare la terra che accoglie il nostro piede. Eppure è proprio da qui che dovremmo ripartire. dalla terra, dall’acqua, dall’aria e dal fuoco. E partire di ciò non è un ritorno al passato, ma il ritorno a se stessi, e a quel futuro che ci appartiene da sempre.
E’ sempre un piacere riflettere tra le sue righe..
Carissima, fai bene a ricordare che IERI il Festival di Sanremo invitava a mettere fiori nei cannoni, perché OGGI, invece, ospita chi i cannoni li chiede e lo fa con insistenza. E sembra che, checché se ne dica, anche se non direttamente in presenza, riuscirà comunque a farlo, in barba al terribile significato che questa azione assume.
I bambini muoiono, le donne muoiono, gli uomini muoiono, e con loro i propri mondi - che sono anche i nostri. L’umanità uccide se stessa, e lo fa nel proseguio di uno spettacolo tragicamente ammesso nella quotidianità pubblica. Nessuno stupore, nessun sentimento...solo chiacchiere da bar, purtroppo. Ci stiamo perdendo anche se continuiamo ad inneggiare alla civiltà e alla cultura. "Anime salve", cantava De Andrè...