Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
Gli anziani di oggi sono i giovani di ieri e, come lei ha ben scritto, sono coloro che hanno creato le condizioni per la continuità sociale. Ma sono stati traditi allora da una classe dirigente ingorda, e abbandonati oggi da una classe dirigente che, oltre che essere ingorda, manifesta una grande ottusità. Divide et impera dovrebbe essere un format superato da un pezzo, distrutto dalla necessità della tanto richiesta cooperazione. Ma la cooperazione viene oggi solo richiesta a parole, perché non sono concesse le basi necessarie ad attuarla. E questo sistema assassino può essere contrastato solo dal basso, dall’esempio fornito e condiviso dell’agire di ognuno di noi. Non tenerci o guardarci con sospetto, quindi, ma unirsi e iniziare a collaborare.
Gadamer diceva che siamo traditi dalla tradizione, nel senso duplice di esser il frutto di quanto ci ha preceduto, e di esserne allo stesso tempo ostacolati. L’uomo si racconta, e presenta l’esperienza attraverso storie, rivestendo di parole le emozioni, e presentando così la personale rappresentazione degli accadimenti. Il linguaggio è dunque costitutivo del nostro mondo, perché ci aiuta a formarlo- in noi - e a trasmetterlo.
La società odierna dispone di tanti strumenti per arricchire e amplificare questo linguaggio, declinato nei suoi molteplici aspetti, anche se il tempo dei social sembra far prevalere l’immagine sulla parola. È come se ci fossimo spostati in una dimensione più arcaica, primigenia e quindi immediata. Abbiamo forse perduto qualcosa, in questo passaggio, ma anche recuperato quel linguaggio originario e personalissimo con cui si esprimono i nostri sogni....
Io credo che la sofferenza degli altri spaventi, perché costringe a fare i conti con sé stessi in maniera nuova. La nostra modalità frenetica di vita toglie tempo alla riflessione, non c’è tempo per pensare, tanto meno per vedersi proiettati in una realtà di disagio che possa sconvolgere il nostro tram tram. Poi accade: qualcuno, vicino, ha bisogno di noi. Occuparsene ci rallenta e mette tutto in discussione. Non è facile lasciare le certezze, tanto meno confrontarsi con una realtà imperfetta che è cosí distante da quella fotoshoppata che ci propinano i media ogni giorno. Anche gli anziani, nella pubblicità, sono sani e indaffarati, sono attivi e felici.. Ma la realtà concreta é altra cosa. I nostri organismi si logorano, sono a tempo. La società moderna si fonda sulla produzione, e chi è rimasto con poche forze resta fuori, in un limbo di chiaroscuro la cui gestione é demandata ad altri paria, a stranieri per lo più, definiti badanti.... L’umanità ha perso il valore della storia, della trasmissione e della memoria. Non sappiamo più valutare l’importanza dell’esperienza vissuta, perché oggi tutto si consuma rapidamente, tutto diviene obsoleto, superato.
Una volta gli anziani erano rispettati, curati e venerati come fonte di saggezza e di consigli di vita; a loro erano affidati i sogni ed i giovani, affinché venissero orientato nel futuro...Oggi quegli stessi anziani sono costretti a raggomitolarsi nel loro passato, in isolamento doloroso e ossessivo, perché il presente non ha nulla da offrire nè da chiedere loro.
In preda al folle egoismo colonizzatore, noi devastiamo e deprediamo, consumiamo e tagliamo i ponti alle spalle. Siamo vittime della cecità di chi non ha memoria: l’abbiamo persa, rinunciando ad una fondamentale risorsa per il presente e per il futuro.