Lei un antisemita perché ritiene che qualsiasi ebreo a prescindere dalle sue idee, dalle sue preferenze politiche, dalle sue azioni, può essere colpito senza che questo possa essere considerato antisemitismo. Se, e questo è palesemente ridicolo, se una sinagoga è stata trasformata in "circolo sionista"; da cosa lo potrebbe dedurre se non generalizzando che tutti gli ebrei colà riuniti sarebbero coinvolti in quella che a suo dire sarebbe la loro "colpa". Se avessi fatto un discorso speculare per cui qualsiasi islamico, in quanto nemico di Israele, potrebbe essere considerato legittimo nemico di tutti gli ebrei, allora chiunque si professi israelita sarebbe legittimato a colpire un qualsiasi islamico, anche il più pacifico degli individui, pretendendo di non essere definito islamofobo. La cosa incredibile è che insiste e persiste e non si rende nemmeno conto del suo delirio. Gliel’ho già detto anni fa, lei non sta bene. Cerchi un bravo medico, ne ha davvero bisogno. E nel frattempo vada a commentare qualcun altro e si levi dalle palle una volta per tutte.
No, definisco lei antisemita. E lo faccio a ragion veduta.
A commento di un articolo pubblicato su Agoravox (ma non mio) nell’agosto del 2014 e titolato "Ora anche Dio ha paura di Israele" un commentatore anonimo scrisse:
«Qualsiasi manifestazione rivolta contro le strutture
dell’ebraismo (sinagoghe, scuole talmudiche, musei etc.) sono
manifestazioni di razzismo antisemita senza alcun dubbio e senza alcuna
possibile giustificazione».
Lei (Persio Flacco) rispose: «No, non è così. L’antisemitismo è altra cosa».
La frase è chiarissima; lei ritiene che qualsiasi atto terroristico contro istituzioni ebraiche ovunque nel mondo (ivi compresi gli ebrei che ci stanno dentro, ovviamente) non sia antisemitismo.
In ogni caso, i dati degli exit poll danno una preferenza dell’elettorato ebraico al 71% per Clinton e al 24% per Trump. In linea con il passato: 80 e 78% ha scelto Clinton nel 1992 e 1996,
79% Gore nel 2000, 76% Kerry nel 2004, 74-78% Obama nel 2008 e 69%
ancora Obama quattro anni più tardi. Il massimo di voto ebraico a favore dei repubblicani fu raggiunto da Reagan con il 40% e Romney
il 30%. Il minimo da George W. Bush con l’11. Tutto questo per un gruppo etnico che vale meno del 4% dell’elettorato.
Questi sono i dati complessivi. Che la destra filo Netanyahu abbia tifato per Trump è noto, che la maggioranza dell’elettorato abbia votato Clinton è indiscutibile. Sia Trump che Clinton hanno generi di origine ebraica, ma è ormai arcinoto che l’Anti Defamation League ha evidenziato l’antisemitismo di frange consistenti dell’alt-right a cui il sito di Steve Bannon dà visibilità. Al contrario la "lobby sionista" a cui il commentatore allude sempre e ovunque dimostrando una inquietante instabilità interpretativa (l’ultima volta ha tirato in ballo la "lobby sionista" anche a proposito del divieto di burkini sulle spiagge francesi!) si è espressa a favore di Trump.
Tutto questo ha un senso politico e strategico, finalizzato agli interessi di parte dei partiti israeliani, ma difficilmente se ne può dedurre una convergenza della cultura tradizionale e religiosa ebraica verso il nuovo presidente, mentre sono proprio i movimenti culturali a costituire l’interesse essenziale del mio articolo (che il commentatore evidentemente non è riuscito a capire).
Lei è sempre quel commentatore che ritiene legittime le aggressioni islamiche di civili ebrei e gli atti di terrorismo verso le loro istituzioni culturali o religiose in ogni parte del mondo perché "presumibilmente" favorevoli a Israele, vero? E anche che riteneva "plausibile" che il capo dell’Isis, al-Baghdadi, fosse un agente del Mossad che manovrava per fare la "Grande Israele" su tutta la Mesopotamia, no? Mi ricordo di lei e della sua fissazione antisemita. Saluti.
P.s. è noto che gli ebrei americani sono in maggioranza democratici da sempre. Tranne Bernie Sanders e Jill Stein che sono oltre, a sinistra.
Ringrazio gli ultimi commentatori. Vedo che questo articolo
suscita interesse a prescindere dal tempo che passa. Informo che ho
approfondito le argomentazioni di Carlo Enzo in un saggio pubblicato sul
trimestrale "Il sogno della farfalla" e su Academia, qui www.academia.edu/26670070/Il...
Sul fatto che gli ebrei si siano trovati nel momento sbagliato e nel posto sbagliato - cioè che lo sterminio nazista sia stato solo una casualità - ovviamente non concordo. Ritengo che nessuno ad oggi abbiamo saputo spiegare perché proprio gli ebrei dovevano sparire dalla faccia della terra e non, ad esempio, i lapponi o i baschi o i valloni eccetera. Penso che solo lo studio comparato su temi religiosi, culturali e antropologici possa dare qualche indicazione. È la traccia su cui mi muovo.