La cosa davvero davvero ridicola è che se un ebreo protesta perché vuole che i suoi privilegi siano salvi (non fare il militare in Israele è un bel vantaggio, ci arriverebbe chiunque!) poi c’è qualcuno, da qualche parte del mondo, che salta su a dire che quell’ebreo protesta contro... l’oppressione dei palestinesi! E poi qualcun altro salta su per dire che sì, è davvero davvero così...
Limitatevi a dirlo quando DAVVERO un ebreo (o molti) ebrei manifestano a favore dei diritti civili dei palestinesi, non quando lo fanno per un proprio (e molto discutibile) tornaconto personale. Sennò fate solo ridere i polli.
Leggasi, per chiarezza: "La manifestazione (con foto) era del marzo 2014 (tempo fa?!!!) - ma la
data non era affatto dichiarata da Di Mizio nel suo articolo come lei lascia intendere..." ecc.
Caro Corrado, ho l’impressione che lei abbia letto un po’ troppo frettolosamente. Le do allora un paio di informazioni: la prima è che non sono affatto un anonimo, ma ho firmato il mio pezzo con nome e cognome. La seconda è che l’articolo di Di Mizio, pubblicato da Alganews il
19 maggio 2016, è riportato in fondo al mio articolo.
La manifestazione (con foto) era del marzo 2014 (tempo fa?!!!) - ma la data non era affatto dichiarata nell’articolo come lei lascia intendere - ed era motivata dalla contrarietà degli haredim verso il progetto di rendere obbligatorio il servizio militare in
Israele anche per loro. La motivazione è chiaramente scritta nella didascalia dell’articolo del Jewish Time che ho inserito, basta leggere, e che a suo tempo aveva pubblicato la foto ripresa poi da Di Mizio.
Il quale l’ha però presentata come se fosse una manifestazione
recente, di "qualche tempo fa" (non ci si scandalizza se la stampa internazionale non parla - oggi - di una manifestazione di due anni fa, perbacco!) e “contro la politica israeliana di oppressione del popolo
palestinese”. Motivazione falsa.
Quella enorme manifestazione (50mila!) non c’è mai stata nel 2016 né poco tempo prima e nemmeno nell’anno prima e Di Mizio non ha mai scritto di riferirsi a quella del 2014. Che, oltretutto, non aveva affatto le motivazioni citate da Di Mizio.
Che quindi ha scritto una bufala. Bufala era e bufala è rimasta, nonostante le sue stiracchiate argomentazioni.
Tutto questo è stato verificato e legittimamente criticato nel mio articolo, così
come ho scritto che Alganews - che avevo contattato, contestando la notizia - accortasi della
cantonata, ha poi cancellato l’articolo di Di Mizio. Non si cancella un articolo se lo si ritiene valido, no?
Di un post su facebook dello stesso invece non so nulla e, non sapendone nulla, non ne ho parlato.
Il sig. Di Mizio è liberissimo di scrivere tutto quello che vuole - e lo fa: i suoi articoli contro Israele sono numerosissimi - ma se scrive cose scorrette esiste la libertà, per chiunque, di criticarlo, motivando le critiche. Cosa che io mi ritengo libero di fare.
Tutte le sue altre interpretazioni delle proteste ebraiche, Corrado, lasciano il tempo che trovano; sono suoi pareri (anche alquanto campati in aria, per quello che so del mondo ebraico ultraortodosso). Sulla questione se ne leggono di tutti i colori tutti i giorni, non perdo tempo a entrare nel merito.
Gli unici che sono dichiaratamente antisionisti sono i Neturei Karta che sono una micro-minoranza del mondo haredì, che già vale meno del 10% del mondo ebraico globale; ma molto fotografati perché piacciono tanto ai numerosi critici di Israele in giro per il mondo.
L’ultimo post sugli ebrei "ortodossi" (che lei non distingue dagli ultraortodossi) dimostra che lei è molto ignorante (nel senso tecnico di "uno che ignora", non in quello offensivo) anche sulle cose basilari del mondo ebraico. Si informi.
No, non mi interessa quello che scrive, quello che pensa, quello che dice. Gliel’ho detto decine di volte. Non mi interessa la sua aria fritta. Lei è libero di scrivere tutti gli articoli che vuole e ne ha scritti invece otto (otto!) in quattro anni. Quindi no, deve infilarsi ovunque a fare il saccente, a strigliare, a dare le sue "giuste" interpretazioni di tutto. Lei lo sa, in un qualche suo recondito sprazzo di onestà, di essere un individuo viscido e vigliacco. Da qui viene il puzzo che si sente. Ma è suo, non mio. Sono almeno quattro anni che non perde occasione per ammorbare con la sua ossessiva, ripetitiva, monotona e monocorde presenza qualsiasi mio articolo. Nel frattempo si tiene bene al riparo non scrivendo di suo mai niente. Forse che ha il coraggio di firmarsi con nome e cognome? Quando mai! Da quel troll che è lei incarna il peggio del peggio di questa libertà, malissimo ripagata, del giornalismo partecipativo. Al di là di qualsiasi cosa scriva, di cui non vale più la pena leggere niente perché è solo un disco rotto, è lo schifo del suo comportamento aggressivo, irritante, vigliacco, meschino, come è meschino stare nell’ombra a sputare sentenze nel vano tentativo di impossessarsi degli scritti altrui per imporre la propria presenza. Un parassita, un ladro. Lei fa veramente ribrezzo. Si regali un minimo di dignità, se gliene resta da qualche parte, e si faccia gli affari suoi altrove. Scriva liberamente i "suoi" articoli, e dibatta liberamente le sue idee dove vuole, ammesso che a qualcuno interessi quello che scrive e magari troverà perfino qualcuno disposto a discutere con lei. Ma è proprio questo il suo problema, il suo timore: irritando gli altri trova più facilmente qualcuno con cui litigare e finalmente si sente qualcuno! Scrivendo invece è probabile che nessuno si fili i suoi articoli. Proprio un poveraccio. Come le ho detto più di una volta lei è un caso clinico, si cerchi un terapeuta. Qui comunque non è gradito. Puzza troppo, fa troppo schifo. Da qui in poi non risponderò più alle sue provocazioni. Addio pirla.