Geri non confondiamo il nazionalismo a volte esasperato o anche un po’ sopra le righe dei testi del vicino oriente antico con il razzismo. I popoli antichi avevano un’idea della vita umana un po’ diversa dalla nostra e i nemici venivano trattati in modo spietato: uomini uccisi e donne e bambini rapiti. I Romani in questo erano dei veri campioni ma, come ho scritto nell’articolo, parlare di ’razzismo’ nella romanità è un po’ difficile.
Chi era sentito come nemico all’interno del proprio territorio o di un territorio che si voleva conquistare era passato a fil di spada. Sono cose note: i conflitti territoriali sono diventati conflitti nazionali. Anche oggi il conflitto israelo-palestinese si colora di toni razzistici, da una parte e dall’altra, ma è e resta un conflitto territoriale, finalizzato al possesso di un territorio, non allo sterminio di una "razza".
Che nel nazionalismo esasperato ci siano coloriture di questo tipo si sa, ma per il razzista l’altro non è una ’nazione’ amica o nemica che sia. L’altro è, semplicemente, un non-umano, un subumano, un degenerato, cioè uno che de-genera dall’umanità, che esce dal genere umano e diventa animale. E come tale, senza alcuna remora, si può sterminare usando un insetticida.
Il confine è sottile perché il comportamento violento può indurre in confusione, ma è fondamentale, per capire l’essenza del razzismo, capirne il pensiero retrostante, sennò ogni litigio di confine è razzismo e se ne perdono le caratteristiche fondamentali. Con questo il nazismo diventa solo una delle sfumature dell’ostilità umana verso il vicino di casa. Non è così, c’è un salto di qualità nel pensiero razzista.
Ciao Geri, non credo che ci sia un vero dissenso fra noi. Pensavo che ti riferissi ad una strumentalizzazione politica attuale, quella leghista per intendersi. E mi sembrava riduttivo.
Io preferisco chiamarla "cultura religiosa" per i motivi che ho spiegato nell’articolo. L’ideologia ebraica del "popolo eletto" significava, per gli ebrei, una maggiore responsabilità, più impegno e un numero maggiore di precetti da osservare, ma non è mai diventata "razzismo" nel senso di ritenere l’altro "escluso dalla salvezza" che aveva il significato di "escluso dall’immagine divina", cioè dal consesso umano. Con il cristianesimo si afferma invece questo strano pensiero che o diventi "uguale" cioè cristiano, cioè battezzato, cioè pulito dal peccato originale oppure sei e resti macchiato dalla colpa che ti condanna. Senza immagine divina, cioè "altro" dall’umano, quindi disumano. L’esaltazione della verginità ha proprio il senso di eliminare il diverso (l’uomo per la donna e la donna per l’uomo) come condizione ottimale per il rapporto con il divino, cioè per l’eccellenza umana.
A me tutto questo sembra fondativo, pur con tutte le modificazioni culturali nei secoli, di un’idea di razzismo. E’ ovvio che sono tutte "costruzioni umane" cioè invenzioni; la natura vuole che i diversi si attraggano e si uniscano per creare qualcosa di non esistente prima.
La cosa che aggiunge sconforto allo sdegno è che adesso quella stessa ragazzina, che è la vittima prima della cultura che l’ha distrutta, è anche accusata di tutto quello che è successo. Così si porterà dietro pure tutti i sensi di colpa della bugia, del terrore e della distruzione, di aver sputtanato la famiglia, il quartiere e magari anche la città. L’umiliazione, la vergogna della sua intimità messa alla berlina su tutti i giornali e alla televisione. La sua ingenuità sbeffeggiata da tutti. Che adesso la tormenteranno di prediche.
Poveretta, lei è solo la vittima. Qualcuno glielo dica per favore, perché per lei sarà difficile uscirne.