Vere le critiche al sistema Italia globale (quello dell’evasione, malavita, corruzione eccetera), ma una cosa sono le questioni di pertinenza di magistratura e polizia o anche di connivenze politiche (su cui, sia chiaro, si dovrebbe intervenire con ben altra determinatezza... ma se l’italia continua a eleggere gente come quella che abbiamo visto, c’è poco da sperare) altra cosa è ragionare sul sistema pensionistico.
L’articolo mette in luce incongruenze datate e comprensibili se uno semplicemente si fa due calcoli. Pensare che un qualsiasi lavoratore si paghi la pensione con i suoi contributi solo per una parte della sua vita da pensionato significa che l’altra parte gliela paga qualcun altro. O lo Stato gliela regala generosamente o gliela pagano le generazioni successive. Prima o poi questo non regge.
Il commento è più spietato dell’articolo. Sono convinto che nel partito di maggioranza della sinistra ci fosse ampia consapevolezza che l’uomo (Monti) di sinistra non è. Forse si è diffusa l’illusione di poter contare di più con un ’tecnico’, sottovalutando la robustezza, ma anche la spregiudicatezza del PDL. Nel popolo di sinistra, forse, entusiasmo, ma anche un po’ di illusioni.
Iniezioni di cultura radicale: dal contesto in cui questa frase è inserita si capisce bene che mi riferisco alla pesante presenza cattolica nel PD (e in genere nella sinistra). L’appunto quindi è un po’ gratuito, per lo meno sull’aspetto "socio", ma anche su quello "economico" colgo l’occasione per ricordare un dibattito di un paio d’anni fa su Radio Radicale tra Bertinotti (che difendeva la cassa integrazione) e Pannella (a favore del salario di disoccupazione). La prima ipotesi garantisce i dipendenti dalla perdita del lavoro lasciando autonomi, professionisti e oggi anche i precari al loro destino. Giustificava la scelta con la necessità "di classe" di mantenere attraverso la cassa integrazione un contatto fra l’operaio e il "suo" posto di lavoro. Il radicale Pannella, che della "classe operaia" ha rispetto ma certo non legami ideologici, avrebbe visto con più favore un salario di disoccupazione in grado di garantire chiunque si trovi disoccupato. Se questa è la differenza non ho dubbi: preferisco i Radicali. Sulle loro tendenze ultraliberiste sono invece d’accordo con l’anonimo commentatore.
Che il pensiero radicale poi debba fare i conti con i suoi scheletri nell’armadio è indiscutibile. Ma credo che si possa essere d’accordo sul fatto che la sinistra (italiana, meglio non parlare degli altri) di cadaveri ne ha infinitamente di più. Il numero di deputati di sinistra passati a Berlusconi è maggiore dei vari Capezzoni, la quantità di morti, il terrorismo, le Brigate Rosse o, per altro verso, le contiguità con il Vaticano, gli inciuci, i conflitti d’interesse non risolti e via di questo passo sono tutti scheletri - pesanti o leggeri, dell’una o dell’altra corrente - che la sinistra fa comunque fatica a tenere nell’armadio perché ce ne vorrebbe uno molto più grande. Sull’ultima frase, un po’ criptica del commento, sorvolo; forse sono d’accordo, forse no. Spieghiamoci meglio.