Con l’ICE ho avuto una serie di pessime esperienze personali. Uffici deserti con un solo impiegato, che per di più parlava un pessimo italiano, lasciato a sorvegliare la posizione. Studi di mercato, pagati profumatamente e in anticipo, rivelatisi di nessun valore; semplici fotocopie di altri, stranoti, fatti magari anni prima da organizzazioni di altri paesi. Liste di potenziali clienti, pagate sempre in anticipo, che si sono poi rivelate essere le fotocopie delle locali pagine gialle. No, non per modo di dire; proprio le fotocopie dell’elenco telefonico. Mai generalizzare? Io ho avuto a che fare con gli ICE di tutto l’Est Europeo (ho smesso di vivere e lavorare da quelle parti una decina d’anni fa, devo ammettere) e la situazione era quella che ho descritto. Altri imprenditori e professionisti dell’export, basati in Sud America in Oriente e in Africa, mi raccontavano situazioni del tutto simili. In confronto, gli uffici commerciali della ambasciate di morli paesi emergenti, offivano servizi di prim’ordine.
Visto che sono stato un lavoratore subordinato per una buona parte della mia vita, dubito di avere alcunché da regolare con la categoria. Si invece parliamo dei sindacati che, orari e stipendi alla mano, hanno allegramente contribuito all’impauperimento dei lavoratori italiani, li tengo suppergiù nella stessa stima in cui tengo Confindustria. Sindacalisti scomodi? Ma in quale paese? Sindacalisti comodissimi i nostri, capaci delle più alte dichiarazioni di principio, ma non di contattare uno straccio d’aumento. Sindacalisti che gli imprenditori, di fatto, negli ultimi vent’anni sono andati d’accordissimo.
Ti voglio raccontare un aneddoto. Sono un fedelissimo ascoltatore della Radio
della Svizzera Italiana; il suo secondo programma è di gran lunga la
miglior stazione che trasmetta nella nostra lingua. Una settimana fa il
suo notiziario ha riferito che sindacati ed imprese di costruzioni
svizzeri avevano firmato il nuovo contratto nazionale. Tra le nuove
norme, una che vietava alle imprese il licenziamento dei sindacalisti
per ragioni connesse alla loro attività sindacale. Inutile rilevare
come, in certi casi, l’arretratezza della legislazione elvetica lasci
esterrefatti. Non trovi,però, che meriti una riflessione che il fatto che in un
simile paese, dove fino ad ieri l’attività sindacale è stata resa così
difficile, i lavoratori godano di diritti reali, oltre che di stipendi,
infinitamente superiori ai nostri.
Che dipenda dal fatto che in svizzera i sindacalisti sono davvero,
prima d’ogni altra cosa, dei lavoratori e si occupano, prima d’altro,
della difesa puntuale, azienda per azienda, delle retribuzioni proprie e
dei propri colleghi?
Quel che è certo, è che trovo ridicolo il modo in cui, nel nostro
paese, si difende lo status quo. A sentire molti, pare che l’italia sia
un paradiso dei lavoratori, come se bastasse una norma, applicata ad una ristretta elite, a difenderli. La verità è che
l’Italia, per i lavoratori, è ormai un inferno, fatto di stipendi
bassissimi, orari lunghissimi e tanto, tantissimo, lavoro nero.
Un inferno in cui non vedo cosa vi sia da difendere.
Quanto alla mia buona fede che dirti? Giusto o sbagliato che ti possa sembrare, dico sempre e solo quel che penso davvero.
Inutile farle notare che il punto non è l’utilità dell’alta velocita, ma quella di quella specifica linea. Detto questo, in attesa di una sua eventuale replica che mi voglia citare uno studio condotto dai sovietici sull’importanza della lucertola nella produzione di carta da parati, la ringrazio per avermi letto e la saluto.