Per “salvare” l’Italia Monti sostituisce il taglio a detrazioni familiari e assistenziali con l’aumento delle accise sui carburanti e dell’IVA sui beni di largo consumo. La “patrimoniale”, in versione Monti, non sa riconoscere alcuna disparità di reddito neppure quando tassa l’unica casa. Monti si vanta di stanare i “nuovi noti”, come i titolari di capitali “scudati” a cui chiede lo 0,4% per “restare anonimi”. Sono le soluzioni adottate a fare l’identikit di qualsiasi governo. Tutto il resto appartiene al teatrino di Pantomima e Rimpiattino…
E’ difficile declinare i tempi della politica e la durata della formula Monti. Il vero “detonatore” è il differenziale di rendimento tra Btp e Bund tedeschi.
Quando lo spread si muove nell’intervallo da 400 a 500 punti prevale il connotato di “credibilità” di un governo “tecnico” sintesi di una larga maggioranza trasversale. Prioritaria è la necessità di “controllare” le variabili macro-economiche di una situazione emergenziale.
Tutto cambia se lo spread sale sopra i 550 punti o scende verso quota 350. In entrambi i casi, per ragioni opposte, diverrebbe ineludibile il ricorso alle urne. Da un lato l’imminente prospettiva di un default economico-finanziario, dall’altro la percezione di un’emergenza “superata” spingerebbero le forze politiche a riaffermare la propria identità di proposte programmatiche.
L’intervallo da 400 e 500 punti è “zona franca” del governo Monti finchè la crisi grava sul paese come Se fosse Stagnazione…
Monti chiarisce che non è andato a Porta a Porta “per fare un piacere” a Vespa, ma “per spiegare ai cittadini” la manovra. Non ha trovato, in tutto il Palazzo Chigi, un “salotto” altrettanto adatto allo scopo. “Sono salito su un treno in corsa che stava per deragliare”, afferma convinto. Forse si sente come il protagonista di Mission Impossibile. “Abbiamo fatto – sentenzia - più redistribuzione e più equità di quanto fosse stato mai fatto”. E ancora. “Questo chiamatelo decreto salva Italia”, suggerisce. Ma così fa torto al suo predecessore che diceva di essere “il miglior Premier della storia repubblicana”. Nella sua prima conferenza stampa ha annunciato ufficialmente di rinunciare ai suoi compensi, da Presidente del Consiglio e da Ministro Economia, come “doveroso atto di sensibilità”. Ora i cittadini sanno che chi decide i loro “sacrifici”, anche se non piange, ne condivide tutte le “rinunce”.
Meglio i politici o i tecnocrati? Non fa differenza quando echeggiano i toni di un Dossier Arroganza…
Non si può adottare una qualche “patrimoniale” sulle grandi ricchezze per non provocare fughe di capitali. Così non si può neppure chiedere più di un altro 1,5% agli evasori anonimi “scudati” da Tremonti. Non si può vendere all’asta le frequenze tv per non “favorire” chi da anni è presente sul mercato. Non si può ritoccare (+2%) solo l’aliquota fiscale dei redditi sopra i 75mila euro quando si aumenta per tutti l’Addizionale Regionale Irpef.
Certo è che sarebbero almeno una ventina di miliardi di nuove entrate. Tuttavia, come dice Monti, “è imperativo tenere i saldi invariati”.
Non si può allora rinunciare ad incassare l’ICI anche sull’unica casa delle famiglie meno abbienti. Non si può quindi per l’inflazione rivalutare di quasi 30 euro le pensioni da 1000 euro. Non si potrà scongiurare il taglio delle detrazioni familiari e assistenziali se non aumentando di 2 punti l’IVA (10 e 21%) sui generi di largo consumo.
Non cambia la musica. Da anni una Tagliola Tributariacorrode il potere d’acquisto delle famiglie …