se si prendono dei fatti e li si elencano, andando a
scegliere fra i mille fatti di sangue che avvengono in Italia, proprio quelli che
riguardano tre immigrati si fa un’operazione politica, non si fa un semplice
elenco statistico di avvenimenti.
Se si scelgono tre fatti di cui due sono manifestamente
opera di gente che ha “sbroccato” di testa e si imputano questi fatti
all’inerzia di decisioni politiche o giudiziarie o di sicurezza si collegano
artificiosamente tre problemi diversi: 1) immigrazione (clandestina o no) che
va regolamentata nel quadro di iniziative politiche europee e che in italia è
“regolamentata” dalla legge Bossi-Fini; 2) sicurezza (che è problema diverso da
quello dell’immigrazione perché in Italia ci sono quattro o cinque milioni di
immigrati che lavorano, pagano l’affitto, pagano le tasse e non delinquono) che
riguarda sicuramente una fascia di immigrati, la cui pericolosità sociale è
stata ampiamente amplificata per motivi strumentali in questi ultimi dieci o
venti anni (ma certamente meno pericolosa di quanto non si sia dimostrata la
speculazione finanziaria ad esempio); 3) sanità o insanità mentale che riguarda
una percentuale minima della popolazione, ma può riguardare bianchi, neri,
gialli e rossi indistintamente.
L’articolo di Grillo lega insieme i primi due problemi per
denunciare l’inerzia delle istituzioni, cioè, nella sua logica strumentale, il
fallimento della classe politica italiana di qualunque colore. Elencando i
fatti e sottolineando come tutti e tre fossero conosciuti e liberi (e lo fa
anche lei nel suo commento). Come se fosse pensabile tenere indefinitivamente
sotto custodia tutti quelli che hanno infranto la legge in un qualche momento.
O come se il programma delle espulsioni fosse facile da fare avendo spesso a
che fare con gente di cui non si conosce nemmeno la nazionalità (e con quello
che costa fra l’altro).
Ma tiene insieme questi due problemi parlando in particolare
di Kabobo, a cui dedica il titolo, cioè di un caso che non rientra nelle prime due categorie, ma nella
terza. Che con le prime due non ha niente a che vedere. Se si fa questo
giochetto, collegando immigrazione, sicurezza e pazzia, e si costruisce un
articolo in questo modo si fa un’operazione politica ABBERRANTE, che ha una
chiarissima sostanza RAZZISTA: tutti gli immigrati sono pericolosi perché
pazzi. Questo è il succo della comunicazione. E non è difficile capirlo, non mi venga a raccontare la barzelletta della semplice fotografia asettica della situazione. Non mi prenda per scemo, per favore.
Io ho volutamente criticato QUESTA operazione che è, insieme
politica e culturale. E che, per me, è repellente. Non ho estratto dodici righe
dal contesto, ma ho fatto esattamente il contrario: ho letto l’insieme della
comunicazione del post. Se lei non ci legge quello che ci leggo io e non capisce
i motivi della mia critica non so proprio che cosa farci. Ma, mi faccia la
cortesia, la smetta di accusare chiunque non sia d’accordo con lei di poca
intelligenza e poca onestà: non è né intelligente né onesto da parte sua.
P.S. Non ho scritto altri articoli su questo post di Grillo. Quello
che ha letto è di qualcun altro e, per quello che ho visto, tutti gli articoli
pubblicati su Agoravox sono, più o meno dello stesso tenore. Evidentemente non
sono il solo a pensarla così. In ogni caso ho scritto altri articoli su Grillo tutti indistintamente critici, perché il personaggio non mi piace, non mi piace come si comporta, non mi piace la sua strategia, non mi piace la sua logica e non mi piacciono i suoi apocalittici compagni di avventura. Non l’ho mai nascosto e, anzi, l’ho sempre detto a chiare lettere, anche se sono consapevole che i motivi della sua critica alla classe politica italiana sono comprensibili e condivisibili. Ma questo non è sufficiente; Grillo e il M5S non hanno l’esclusiva dell’indignazione e se pretendono di averla dimostrano semplicemente, una volta di più, la loro ottusità.
Può darsi che mi manchi l’intelligenza, o che non sia un pensatore sufficentemente "fine" per lei; sull’onestà invece mi ritengo abbastanza tranquillo perché non ho alcun tornaconto da quello che scrivo (né economico, né politico, né altro tanto per chiarire).
La questione che rimprovero a Grillo non è di aver dato un’interpretazione sbagliata sul problema immigrazione (ma sarei pronto a farlo come ho già fatto criticando la sua posizione sullo ius soli) ma di aver volutamente confuso un problema di malattia mentale con quello di mancanza di regole. Qui ci vuole intelligenza e onestà per capire che le due cose non sono né sovrapponibili né le si possono confondere una con l’altra. Si possono mettere tutte le regole che si vogliono ma se un essere umano si ammala di schizofrenia (e uno che uccide a picconate perché sente delle "voci cattive" secondo lei cos’è? !) può fare una strage a prescindere dalle condizioni sociali e dal numero di regole che un paese si è dato. Anche fossero rigidissime e capillarmente osservate. Ma si tratta di un povero malato non di un immigrato "cattivo", perbacco.
Le soluzioni ai problemi di malattia psichiatrica stanno all’interno di un dibattito sulla psichiatria e sulla psicoterapia, sulla totale assenza di prevenzione delle malattie psichiche ad esempio, non nella regolamentazione dell’immigrazione o nell’organizzazione più o meno repressiva dell’ordine pubblico.
Quello che dice Grillo è il nulla assoluto in cui non esiste nessuna riflessione sulla pazzia umana (che è il vero problema emerso con questi fatti di cronaca) ma solo una genericissima accusa all’inedia italiana (inedia ? ci sono migliaia di persone incarcerate per mesi per un reato fascistoide di "immigrazione clandestina" che è un assurdo giuridico, di quale inedia si parla ?). E’ incredibile che molti, come lei, non si accorgono di questo uso di un dramma umano per fini di strumentalizzazione politica. Un uso decisamente simil-leghista come molti commentatori del blog di Grillo hanno fatto notare. Forse, mi scusi, è lei che non è un fine pensatore.
Ritengo che ci si ammali psichicamente tanto quanto ci si ammala fisicamente. Quindi penso che la malattia mentale sia una malattia che non si ha e poi, per varie cause generalmente risalenti alla prima infanzia o all’adolescenza, si ha.
Indubbiamente le condizioni di stress possono essere causa di aggravamento o più probabilmente di emergenza di una condizione patologica latente. Ma questo non significa affatto che le condizioni di povertà o di difficoltà siano di per sé causa di malattia sennò al mondo ci sarebbero più pazzi che sani; cosa che non è perché i casi conclamati riguardano una percentuale molto bassa della popolazione. Né si può dire che la rabbia e l’odio sfocino sempre in casi eclatanti come quelli descritti.
Ma mi interessa sottolineare che il commento di GeriSteve porta la discussione in ambito psichiatrico, in cui si può essere d’accordo o meno, evidenziando un po’ più o un po’ meno gli aspetti sociali, magari discutendo accanitamente sulle varie interpretazioni, ma allontanandosi dal problema della regolamentazione dell’immigrazione che, secondo me, qui c’entra come i cavoli a merenda.