La
politica sul web può diventare il teatrino delle vacuità.
Tipo quando si disvelano
presunte falsità di stampo filologico.
Quando da un lato si legge che “un
messaggio che è virale diventa vero” e quando dall’altro si ribatte che certi
messaggi “sono virali di per sé, dunque veri”.
In un caso è la forza “virale” del
messaggio che ne determina la veridicità. Nell’altro “viralità” e “veridicità” sono
dati come requisiti base d’un connubio inscindibile.
Questo almeno sembra volersi
intendere.
Nel merito.
E’ FATTO risaputo che la “viralità” di notizie/messaggi molto
poco ha a che fare con la veridicità del contenuto. Specie in politica dove i
messaggi sono spesso e volentieri annunci di progetti e promesse di cose a
venire.
Per di più basti ricordare le recenti campagne e iniziative promosse
per ostacolare la dilagante “viralità” delle fake news.
Ergo.
Al di là delle strategie
propagandisticheserve focalizzare valore e significato di Parola e Merito …
Basta che
si parli di Libia e di sbarchi e tutto sembra “nuovo” e inusitato.
Dopo la
caduta del muro di Berlino dai paesi dell’Est arrivarono nel resto d’Europa (Italia
compresa) delle ondate di donne giovani, anche minorenni, a cui i trafficanti
dell’epoca raccontavano di un futuro da sogno.
TUTTE avevano l’obbligo di
ripagare subito il prezzo convenuto per il loro trasporto “clandestino”. Finire
in strada o in case d’appuntamento era la norma.
Quelle, considerate “fortunate”,
hanno poi potuto diventare "badanti" e, con il tempo, essere perfino regolarizzate.
Molte
di loro avrebbero potuto raccontare delle tante violenze e delle “umiliazioni” subite. Salvo che allora non c’erano siti web e social network pronti a pubblicizzarle.
Internet
pullula di sedicenti esperti, in ogni materia.
Soggetti che sentono l’irrefrenabile
bisogno di rendere virale e far primeggiare la propria “opinione”. Specie se
alternativa o contraria alle posizioni “ufficiali”.
Ci sono pure casi che fanno
dubitare delle reali motivazioni.
Tutto fatto con tanto impegno, se non ostinazione.
Non è stata raggiunta l’intesa perché, secondo la madre Connie, il Great Ormond Street non ha accettato di mantenere in vita Charlie "per alcuni (??) giorni" dopo il trasferimento.
A questo punto sarà un hospice a decidere di staccare la spina. ...