Il
Codice Internazionale della navigazione fissa chiare modalità di soccorso e di salvataggio
a fronte di malaugurati eventi accidentali. BEN diverso è stare a pattugliare certe
tratte marine per incrociare prevedibili flussi “clandestini” e soccorrere dei natanti
stracarichi e/o fatiscenti.
Secondo. NON SI PUO’ negare la piena solidarietà per
la moltitudine di esseri umani che fuggono da guerre e carestie. L’entità di tale
esodo biblico non giustifica tuttavia una “miope” disponibilità verso gli “intrufolati”
per interessi di natura economica.
Ancora. Per chi “traffica” sulle persone si
tratta di un puro business la cui redditività dipende dal numero degli
imbarcati. Quelle ONG che “vanno a caccia” per soccorrere e “portare in salvo” tali
disperati tendono di fatto a integrare, facilitare e quindi implementare il
business dei trafficanti. Anche perché quello che parrebbe un “corridoio”
solidaristico non è affatto avulso dalla prospettiva di “ritorni” in positivo
(lustro, contributi, sovvenzioni, ..).
Non ultimo. SALVARE VITE UMANE è un
nobile imperativo etico che nessuno si sogna di contestare. Salvo che,
arricchito del corollario “sempre e comunque”, echeggia come un potente
incentivo per la lunga catena di migliaia di migranti predestinate “vittime” di
simili messaggi illusori.
SINTESI. In essere c’è un fenomeno enorme per
dimensioni e per complessità.
Visto che a fronteggiarlo non basta l’azione di un
singolo Stato, di sicuro lo scenario non migliora affatto con gli slogan
suadenti e/o le “autonome” iniziative di natura privata.
Obiettivo ineludibile da
conseguire è determinare la “rinuncia” dei trafficanti puntando sulle barriere
ostative.
Come è mistificatorio escludere che ci sia un costo da pagare, anche in
termini di vite umane.
Lo
stesso tipo di rischio si può paventare per i missili a testata nucleare.
Non è
certo una novità che i relativi sistemi di gestione-controllo sono suscettibili
di attacco o “malfunzionamento”. Oppure che basta un pulsante per scatenare l’inferno.
Nel merito.
La minaccia reale è quella di un dotato “genialoide” che voglia sentirsi
padreterno tramite le sue macchine.
Da cui il “sogno” di realizzare robot capaci
di reagire e di decidere in autonomia. Delle copie dotate di propria logica e
di una sorta di “libero arbitrio” governato da chip e sensori.
(Nota: quali “completi”
alterego dovrebbero però anche essere dei mortali come noi).
Certi
responsabili di ONG certificano la nobiltà del loro compito affermando che “più
sono i mezzi” navali impegnati in attività di ricerca e soccorso e “meglio è”
per i migranti via Mediterraneo.
Da questa strategia operativa deriva la “pretesa”
di deciderein totale autonomia le
regole da rispettare. Perfino nei confronti di uno Stato scelto a fini approdo.
Tutto bene in linea di principio, ma la validità di una posizione si misura
dagli effetti prodotti.
Nel merito.
Non si può ignorare che siamo di fronte ad
un gigantesco traffico di esseri umani, spesso mossi dalla disperazione. Tale
esodo è trattato e gestito dai trafficanti come un business la cui redditività dipende
dal numero degli imbarcati.
Con tali presupposti le ONG, che “vanno a caccia” di
barche fatiscenti e fragili gommoni, tendono di fatto a integrare e quindi
implementare, l’attività dei trafficanti.
Specie quando arrivano a presidiare con
continuità la fascia costiera del nord africa. Ossia.
UNA COSA è il soccorso
prestato in mare per eventi accidentali.
Tutt’altra cosa è interpretare il titolo
“search and rescue” come autorizzazione ad andare, ogni giorno, a cercare di recuperare
i natanti stracarichi o non in grado di affrontare il mare aperto. Altrimenti quello
che appare una sorta di “corridoio” solidaristico di fatto va a rientrare nella
categoria dei business (lustro, contributi, sovvenzioni, ..).
Miopia E’ non distinguere
e cominciare a “stigmatizzare” anche certi fenomeni d’iniziativa privata.
Come detto > Chi mi
precede scrive che gli autori “non stanno imponendo una opinione” visto che “criticano
un modo violento di dettare regole francamente discutibili”.
L’OPINIONE è una interpretazione personale che
si propone in quanto ritenuta corretta e sulla quale si cerca l’assenso.
Cosa c’è
di più convincente che un allarme contro la “discriminazione” e di un inno alla
libertà di decidere?