Le Ong non hanno più la “mano libera” ed è
aumentata la sorveglianza lungo la fascia costiera.
Il nefasto business dei
trafficanti di esseri umani sta incontrando seri ostacoli d’agibilità (via mare)
che si ripercuotono su tutta la “filiera” che sta a monte (entroterra).
Al
momento resta una incognita a quali “canali” (direttrici) ricorreranno prima di
rinunciare a cotanto business.
Purtroppo non si può escludere che la cosiddetta
“pausa” non abbia risvolti tragici sui “convogli” dei migranti.
Sono tante le
ipotesi concepibili sulle possibili evoluzioni.
L’esperta
Onu A CALLERMAND insinua che le procedure “imposte” da Italia e UE potrebbero penalizzare
la capacitò delle ONG di salvare vite. E ne deduce che “questo potrebbe portare
a più morti in mare”.
Nel merito.
NON E’ di sicuro noto il numero reale dei migranti
coinvolti nel traffico di esseri umani, né quello dei traghettati via mare, né
quello dei relegati nei vari campi di sosta (più o meno forzosa).
Una cosa è
riconoscere che in tutti e tre i casi citati esistono seri presupposti per
annoverare molte altre tragedie. Ben diverso è sostenere che dall’autonomia
operativa pretesa da talune Ong dipende il non incremento dei morti in mare.
Come se i cinici trafficanti di tanti disperati non avessero piena consapevolezza
sia della precarietà dei gommoni stracarichi e dei barconi rabberciati, sia del
ruolo vigile/repressivo dei mezzi navali preposti alla sorveglianza delle fasce
costiere.
RESTA quindi una incognita a quali “canali” (direttrici) ricorreranno
prima di rinunciare a cotanto business. Intanto l’immane massa dei migranti ripiega
nell’entroterra e fino all’Africa sub sahariana.
Quella dei flussi migratori (e
traffici) è una brutta storia tutta ancora da scrivere.
Nel nuovo scenario le
Ong avranno, in mare, un ruolo sempre più marginale e “condizionato” dalle
scelte strategiche dei paesi affacciati sul Mediterraneo.
Ergo.
In prospettiva
la realtà sarà non meno difficile da “gestire” in termini di tutela dei diritti
umani. La soluzione non è tuttavia nel “rimpiangere” il frenetico via vai di
certe Ong.
E’ un
fatto positivo che il nostro PIL stia dando ripetuti segnali di ripresa.
E’
altresì vero che, stando ad Eurostat, l’aumento del PIL (1,2) è inferiore alla
media (2,2) registrata dall’UE. In pratica cresciamo meno degli altri partner competitori.
Come è vero che nei trascorsi 10 trimestri anche il DEBITO pubblico è lievitato
di oltre 140 miliardi (+7%).
DIFFICILE quindi dire che ci siano margini di
manovra per “corposi” interventi espansivi insieme ad una riduzione del Debito.