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FUORI tema >
La cittadinanza, concepita come Jus soli, è perfino collocata al centro di una “campagna culturale e civile”. Quel passo basilare, si sostiene, da fare subito per integrare e conquistare l’animus di un/a bimbo/a d’origine straniera.
L’alternativa, si avverte, è che cresca sentendosi estraneo e respinto.
NOTA. Come se il sistema di valori, di regole e di rapporti sociali, assimilati e maturati durante l’adolescenza, dipendesse dall’avere o meno lo status di cittadino. Sarebbe una nuova “conquista” culturale e sociale che comunque dipenderebbe dalla volontà dei genitori e che il beneficiario potrebbe ricusare appena maggiorenne.
Per contro. Equità e giustizia sociale vogliono che chiunque risiede per anni in modo regolare e stabile nel nostro paese ha diritto d’usufruire del collettivo sistema d’istruzione ed offerta professionale, nonché dell’assistenza sanitaria e sociale necessarie.
QUESTO e solo questo è il tema che, magari, richiede fin da subito un qualche provvedimento “integrativo” di tipo giuridico/amministrativo.
Cambiare l’entità cittadinanza non può dipendere da Riflessi e Riflessioni interferenti …
FUORI rotta >
E’ opportuno, se non doveroso, ricondurre ai suoi termini essenziali il progetto concepito dai fautori dello “jus soli” e dello “jus culturae”.
Si prevede che a un/a bimbo/a (specie se nato/a in Italia), figlio/a di stranieri in possesso di un pluriennale permesso di soggiorno, previo l’assenso dei genitori nonché la assidua frequenza dei nostri istituti scolastici, venga “riconosciuto” lo status di cittadino. Alla maggiore età potrà comunque rinunciare alla cittadinanza così conferita.
Ciò precisato.
Un qualsiasi soggetto che fin da bambino risieda in modo regolare e stabile nel nostro paese ha diritto, al pari dei cittadini, di usufruire del collettivo sistema d’istruzione e di offerta professionale, nonché dell’assistenza sanitaria e sociale necessarie.
Eventuali carenze o complicanze possono e sono da superare mediante delle normali ed “oculate” disposizioni giuridico/amministrative.
Ergo.
NON SERVE affatto che la cittadinanza diventi una sorta di gratifica, “concessa” pro tempore e per interposta persona, che poi il beneficiario può tranquillamente ricusare (nota: esito che mal si concilia con Articoli quali il 22 e il 52).
Valenza ben diversa ha il conferire tale status, richiesto da un/a neo maggiorenne, avendo prima “accertato”, in modo puntuale, la acquisizione convinta e professata dei caratteri che qualificano la nostra cultura e del sistema-modello di convivenza in vigore.
Importante è mantenere la rotta. Aggiornare il patrimonio di norme e valori è giusto se preludio di un Ritorno alla Meta …
Realismo >
La seconda Carica dello Stato, parlando a Lampedusa, non può appellarsi all’Art. 10 della nostra Costituzione per asserire che hanno “diritto d’asilo” anche quei migranti che “scappano dalla povertà e dalla fame”.
Primo.
CI SONO quasi 6 milioni di cittadini italiani che non hanno lavoro e sono oltre 4 milioni quelli che vivono al disotto della soglia di povertà. Eppure non esiste alcun “obbligo” dettato dalla Costituzione di dare a ogni cittadino un lavoro remunerato e un reddito adeguato a un decoroso tenore di vita.
Secondo.
IL TESTO dell’Art. 10 prevede il “diritto d’asilo” per lo straniero a cui sia impedito (nel suo paese) “l’effettivo esercizio delle libertà democratiche” da noi garantite. E si chiude affermando che non è ammessa l’estradizione “per reati politici”.
Ciò detto.
Decidere di tenere aperte le porte ai flussi di migranti sospinti da fame e povertà ha senso purché non preluda e non si limiti agli atti di semplice “prima accoglienza”.
Non serve cercare Il Consenso Surrogato di quanti sono sensibili alla fascinazione mediatica …
Devianze >
PROBLEMA sottovalutato è che, se la funzione formativa degli adulti (in primis i genitori) viene soppiantata dall’elettronica in tutte le sue applicazioni, avremo le prossime generazioni sempre più “asservite” a delle logiche di stampo meccanicistico.
Per non parlare dei deleteri effetti di pura “emulazione” alimentati dal web.
O di certe qualità umane come istinto, intuizione, fantasia, ecc. (comprese le incongruenze) destinate ad una progressiva sterilizzazione.
Programmare la vita non è governare il coding.
Tutt’altro serve a una Generazione senza Bussola …
Da annotare >
La cittadinanza è un istituto giuridico che identifica 2 fattispecie tra loro ben distinte.
Può salvaguardare la continuità genetica (discendenza) della popolazione insediata da lungo tempo sul territorio. Oppure può “certificare” una maturata e palesata volontà di appartenere ad una specifica comunità socio-politica.
Ancora.
Nel primo caso è la famiglia d’origine che, per prima, ha interesse e s’impegna a trasmettere principi, regole, tradizioni e valori del proprio bagaglio culturale.
Nel secondo caso, l’acquisizione convinta e professata dell’intero modello di convivenza in vigore è la basilare e ineludibile premessa per il riconoscimento dello “status” di cittadino.
Nel merito.
Qualsiasi soggetto che fin da bambino risieda in modo regolare e stabile nel nostro paese ha diritto, al pari di ogni altro cittadino, di usufruire del collettivo sistema d’istruzione e offerta professionale, nonché della necessaria assistenza sanitaria e sociale. Eventuali carenze e/o complicanze vanno superate.
CON la maggiore età, una volta data una oggettiva e “comprovata” testimonianza della piena condivisione del nostro sistema giuridico, sociale e politico, potrà aspirare a fregiarsi ad ogni effetto anche dello “status” di cittadino.
Quindi, dalla terza generazione, ove sia ancora residente nel nostro paese, detto “status” (ormai radicato) potrà venire equiparato in toto all’attuale “jus sanguinis”, che rimane così la fattispecie preminente.
In sintesi.
La politica non è “l’arte del futuro” quando surclassa la matrice di una nazione.
Comunque lo si voglia denominare, non serve e non porta ad alcun reale beneficio minare l’essenza di quel nostro “jus civitatis” che è marchio di un’identità secolare.
Il contagio e la libera promiscuità di culture e principi di fatto “discordanti” non sono mai forieri dello sviluppo armonico di una qualsiasi comunità.
Per contro. E’ dalla T come Tenacia che si genera la consapevolezza del “bene” traguardato …
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