Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
Questo è il buon esempio di umanità di cui mi piace leggere. Aiutatemi a crederci ancora, perchè ormai si sente parlare solo di incompetenza, ruberie, errori e malversazioni. un buon esempio da pubblicizzare a gran voce.
Applaudo e ringrazio per la schiettezza e la lucida analisi di una attualità che rimprovera se stessa senza muovere un dito per cambiare direzione. Sarebbe bello che questa voce assumesse la dimensione di un coro...
Ci si lamenta di un impoverimento culturale che raggiunge livelli progressivi di antiumanesimo e intanto non si fa che consolidarlo attraverso la passività adeguante. Il macello della formazione ricade in quello dell’organizzazione sociale, intanto che quanto aveva faticosamente raggiunto il riconoscimento di "risorsa umana" è ripiombato nell’anonimo grigiore della già definita, e in quanto tale considerata, "mera forza lavoro". E sbiadisce il concetto tanto caro alla comunità europea di individuo come cittadino di una comunità, da educare alla conoscenza della tecnologia attualmente in uso, alla fruizione delle lingue, alla capacità di fare impresa di se stesso e di cooperare con gli altri cittadini con i quali è in lizza per realizzare una coesistenza migliore verso l’attuazione di una società in continua evoluzione.
Queste erano le indicazioni dettate in ambiente comunitario quando l’illuminazione giunse a far comprendere che la circolazione delle merci e delle ricchezze richiedeva anche la comunicazione e collaborazione tra gli individui, riconosciuti come tali e in grado di rispettarsi tra loro. Per conoscenza e per competenza.
Per non citare poi l’esigenza di trasmettere, ai cittadini del mondo-Europa, l’importanza delle metacompetenze...
Parole affascinanti e assolutamente condivisibili, parole....
Interessante discussione, ma credo che l’urlo di sdegno di Antonello non consenta bene di ascoltare quanto va scrivendo Daniele. Mi sembra che il discorso si sia spostato su un livello diverso, altro rispetto alla questione che qui mi sembra condivisa sulla volgarità egoistica e certamente poco etica delle forze politiche in campo. Daniele ci dice che esiste un valido strumento, per chi lo conosce e sa usarlo, per orientare in modo funzionale certe scelte. Uno strumento usato bene dai succitati grandi del passato e probabilmente male dai cosiddetti grandi del presente. Questo strumento consiste nell’utilizzo funzionale (ossia diretto ad uno scopo "buono", vantaggioso) delle immagini mentali. Si tratta di un patrimonio universale, in dotazione di tutti noi, di cui facciamo quotidianamente esperienza, ma che quasi nessuno e’ educato a tenere in considerazione - e quindi ad utilizzare. Propagandisti, politici e pubblicitari ne forniscono un quotidiano esempio di utilizzo funzionale, seppure di una funzionalità egoistico personale troppo spesso, ahinoi, eticamente discutibile. Un utilizzo sano di questi strumenti produrrebbe invece risultati sul sociale di tutt’altro colore.
Daniele ne parla a buon diritto perché è uno specialista del settore, e da anni la sua consulenza - attraverso un uso professionale di tali strumenti - sostiene e ottimizza il lavoro di quegli imprenditori che gli si affidano, in cerca di un utile che non si vuole prevaricativo, ma rispettoso e vantaggioso anche nei confronti dei relativi portatori di interesse, quali i collaboratori, i fruitori e la società stessa in cui operano. Anche in questo senso io stessa parlavo di rispetto dell’ambiente.
Se hai voglia di approfondire puoi dare una sbirciata alle cose che scrive nel suo blog ( http://tezcatlipoca-bandw.blogspot....). Ne vale la pena!
Un saluto ad entrambi.
;)
Antonello, in passato i sapienti, discettando sulla potenza del linguaggio, sostenevano che il fatto stesso di pensare e quindi definire l’infinito come tale riusciva paradossalmente a renderlo finito. La finitezza - e con essa il limite - ci appartengono, perché noi viviamo ed esperiamo questo mondo dall’interno di una esistenza storicamente delimitata - e quindi finita. La nostra capacità strategica, duole dirlo, non è estranea a tale giogo...
Credo che dovremo tutti porre può attenzione ai nostri sogni, e analizzarne i vettori valoriali: cosa li provoca, in che direzione vanno, e quali conseguenze ne possiamo ereditare.
Alla prossima
L’ostinazione può rivelarsi un grande amico per chi vuol superare la
barriera di quanto è solitamente additato come l’impossibile, ma
quando l’analisi del contesto in cui si sta effettuando la propria
mossa è superficiale o comunque non esaustiva, ecco che tale virtù
si mostra come nemico assoluto. Sottovalutare l’ambiente è il reato
di cui l’uomo finisce col macchiarsi fin troppo di frequente, intanto
ch’egli avanza coi suoi modi tracotanti, fieri, e ostinatamente
miopi. Da alcuni anni studio il valore delle immagini mentali
sulla vita di ognuno di noi, e ho imparato che il contesto -
l’ambiente – è uno dei primi elementi da sottoporre ad esame:
quali sono le coordinate entro le quali agisco?
Non esistono bene e male, buono e cattivo se non in funzione di me
che esisto come essere umano, qui e ora, coi miei modi, le mie
relazioni, e le mie possibilità. Ho imparato anche che si può
affrontare l’impossibile decidendo di spostare il limite - quando
decidiamo davvero che vogliamo farlo.
Le scelte di questo governo sono coraggiose, azzardate, ostinate,
presuntuose, propagandistiche? ...Sono scelte operate da uomini in un
mondo di uomini, dove interessi a vari livelli si intrecciano e
sovrappongono spesso in totale prevaricazione di quelli sociali. A
questo punto cresce in me la convinzione del fatto che la capacità
di percezione che l’uomo ha della Vita sia prevalentemente orientata
dal limite della storicità cronologica di cui possa disporre
personalmente ogni singolo individuo, tanto da impedire la lucida e
appassionata riflessione su quello che i filosofi, un tempo, hanno
definito il “Sommo Bonum”, un affascinante ideale regolativo, sia
pure, del cui perseguimento abbiamo noi tutti urgente necessità. Da
una parte e dall’altra, gli schieramenti politici che si alleano e si
confrontano, non fanno che confermare questa violenta noncuranza
dell’ambiente, un contesto che viene impoverito, giorno dopo giorno,
della sua umanità.
C’è, in merito, chi ripropone la vecchia diatriba cara agli
antropologi che contrappone la natura – identificata con gli
egoismi particolari – alla cultura – nel senso tedesco di
Kultur... Per quanto mi riguarda, ritengo che l’uomo sia naturalmente
portato alla compassione e che la violenza individualistica sia solo
una distorsione del sano istinto animale di sopravvivenza ed
autoaffermazione.