cfr Mario Liverani, Oltre la Bibbia, Editori Laterza, 2009, pag. 156 (è
un’invocazione):
"ti benedico per Yahweh di Samaria (/ di Teman) e per la sua Asherah"
(Kuntillet ’Aiurud).
Sempre nella stessa pagina viene riportata la dicitura di un’altra iscrizione
di Khirbet el-Qom:
"Sia benedetto Uriyahu da Yahweh e dalla sua Asherah, dai suoi nemici l’ha
salvato"
Entrambe le iscrizioni risalgono alla metà dell’VIII secolo.
In altri testi (es. Paolo Sacchi, ma vado a memoria) si datano questi reperti
al V sec. a.C.
Dan Brown
inventa storie, anche divertenti. Qui si parla invece di ricerche filologiche,
archeologiche e simili. Saluti
La differenza è: i cristiani sostengono che l’uomo nasce peccaminoso, gli ebrei che nasce senza peccato. La mia domanda è: questo contrasto ideologico millenario ha avuto o non ha avuto ricadute storiche sul rapporto tra ebrei e cristiani ?
Tutto il resto che lei dice, giusto o sbagliato che sia, è del tutto irrilevante rispetto al mio articolo.
Qui lei apre tutt’altro dibattito: cosa significa "giudaico-cristiano" ? E’ una definizione, un’etichetta come l’ha definita un docente di cultura ebraica durante un incontro, che contiene cosa ? Se significa una "derivazione storica" del cristianesimo dal mondo giudaico direi che è appropriata. Ma se significa una "contiguità teologica" si apre tutto il dibattito su cosa accomuna e cosa divide... se poi si arriva alla "contiguità ideologica" ci si trova immersi in un bel problema di capire cosa era condiviso e cosa no nelle varie epoche storiche, a seconda - ad esempio - che prevalessero tendenze mistiche o tendenze filosofiche razionaliste....
in ogni caso direi che è un’etichetta che si è prestata a finalità "politiche" e che maneggerei con cura.
Qualsiasi testo è soggetto a interpretazione e nessuno può garantire che una sia quella autentica se non quando regge a qualsiasi obiezione e critica. Inoltre come sa chiunque si occupi di queste cose, quando si affronta una cultura diversa dalla propria si rischia sempre di ’scoprire’ in quella cultura ciò che ci si immette (dalla propria), non quello che c’è realmente.Questo rende le cose ancora più complicate.
L’interpretazione cristiana dei testi ebraici fu ampiamente alterata dalla mentalità ellenizzante dei primi esegeti. Mentalità che il mondo semitico non condivideva. Il lavoro enorme di Carlo Enzo rappresenta un impressionante tentativo di avvicinarsi al meglio alla mentalità degli estensori biblici. Perciò lo ritengo molto apprezzabile oltre che estremamente interessante. Come interessante è il tentativo della Chiesa di mettere a tacere una voce fuori dal coro; cioè da quel coro che lei stessa pretende di dirigere. E questo la dice lunga sull’onestà di questa istituzione che ha reclamato per sé la definizione di Verus Israel.
Sul Messia: attenzione a non confondere la ’salvezza’ in questo mondo con la salvezza nell’altro mondo. Sempre di salvezza si parla, ma sono cose ben diverse. Non mi risulta che esista un’idea di Redentore nell’ebraismo. Purtroppo non sono riuscito ad aprire il link che mi ha mandato, quindi non so a cosa si riferiva.
La mia ipotesi ’azzardata’ che si possa dare una qualche spiegazione alla Shoah partendo dalla diversa interpretazione della Genesi fra le due culture è, e resta, un tentativo di rispondere al quesito "qual’era l’insopportabile diversità - che è costata uno sterminio di quelle proporzioni - degli ebrei rispetto al contesto sociale in cui vivevano ?"- Io ho individuato questa "diversità" culturale. E su questo ho avanzato un’ipotesi, tutta da approfondire ovviamente. E non so se è ipotesi originale oppure se è già stata avanzata da qualche storico.
Cara Annamaria (grazie di essersi firmata), scusi il
ritardo nella risposta; proverò a riassumere e spiegare meglio quello che ipotizzo.
Il dogma del peccato originale è interpretazione tarda,
specificamente cristiana, del Vecchio Testamento, estranea alla tradizione
ebraica. Lo dice Carlo Enzo.
L’idea di natura originariamente peccaminosa è stata nei
secoli del razionalismo filosofico “tradotta” in termini - appunto - filosofici
ed è diventata l’ideologia su cui si è formata la civiltà occidentale, che è
indiscutibilmente cristiana nelle sue radici fondative.
La diversità ebraica potrebbe essere consistita in questo
non condividere la stessa interpretazione cristiana dell’episodio biblico più
che in altri elementi religiosi o etnici (lei dice che la diversità è non aver
riconosciuto Gesù come Messia, ma se rilegge il mio articolo specifico bene
come la “venuta” del Redentore è conseguente alla necessità della Redenzione. E
non c’è necessità di redenzione se non c’è, prima, a monte, un’idea di colpa
originaria).
Nella lettura nazista l’idea della diversità ebraica, tramandata dalla tradizione cristiana, potrebbe aver assunto l’aspetto di una
ipotetica de-generazione degli ebrei rispetto al normotipo stabilito dall’antropologia
elaborata dagli ideologi del regime.
Gli
ebrei, come si sa, sono stati stati visti secondo la “logica” del corpo estraneo da espellere per
determinare la compattezza monolitica dell’Europa nazistificata. Io ipotizzo, che l’origine di questa “diversità/degenerazione” sia la diversità culturale in merito al dogma del peccato originale, ma ovviamente mascherata da sovrastrutture come il
razzismo o tutti gli stereotipi tipici dell’antisemitismo ottocentesco. Il precedente
storico è la ‘limpieza de sangre’ spagnola del cinque-seicento: anche se convertiti gli ebrei erano comunque sentiti come un corpo estraneo e inaffidabile.
La Chiesa invece ha
proceduto per lo più diversamente: la compattezza del corpo sociale era perseguita
attraverso le conversioni. Anche se non disdegnava affatto l’eliminazione fisica
degli eretici (i “diversi” del passato).
In questa occasione non è certamente la Chiesa che direttamente manovrava Hitler per
fargli sterminare gli ebrei, non lo credo proprio. Ma credo che, al fondo,
latente, l’interpretazione cristiana della ‘colpa di Adamo’ e la contrapposta
interpretazione ebraica possano essere state la causa - in quelle circostanze e in quella atmosfera ideologica - della rottura di un equilibrio precario e
quindi del dramma che conosciamo.
Chi se ne sarebbe avvantaggiato ? Il delirio nazista, naturalmente. Se avesse vinto. La Chiesa si sarebbe probabilmente adeguata alla situazione con una delle sue capriole dialettiche di cui ha riempito la storia.