"l’Ucraina è ad un passo dal crollo totale sotto l’avanzare dell’armata rossa..."
I lapsus sono rivelatori non di una mentalità nostalgica, può capitare, ma di una incapacità più profonda di capire la profonda trasformazione russa che di rosso non ha più niente ormai da decenni, nemmeno nel nome.
Solo così si può comprendere la convinzione, quantomeno prematura, di poter salutare il "crollo dell’Ucraina" con qualche soddisfazione nonostante la realtà sia sotto gli occhi di tutti: dopo DUE anni la superpotenza nucleare russa è riuscita solo a conquistare, a prezzo di decine di migliaia di morti, qualche porzione di territorio non molto più ampio di quello che controllava già da otto anni. E se ne è fatta sottrarre una parte propria.
Palesemente ha fallito tutti gli obiettivi primari che si era data: conquistare la capitale e bielorussizzare l’Ucraina o, almeno, conquistare la costa del Mar Nero fino a ricongiungere la Transnistria alla Russia stessa. Al momento non risulta altro che non siano le ambizioni di Vladimiro o le speranze dell’autore.
La soluzione: "doveva rimanere neutrale e non voler dispiegare i missili Nato a 10 minuti da Mosca". Quali missili? L’Ucraina non aveva missili Nato, come non li avevano né la Finlandia né la Svezia. Adesso, non prima, li hanno la Finlandia e la Svezia. E sicuramente li avrà l’Ucraina nel prossimo futuro.
Resta comunque la domanda teorica: per quale motivo la Russia può avere i suoi missili nell’exclave di Kaliningrad, a pochi minuti dalle maggiori capitali europee (Berlino, Varsavia, Praga, Copenhagen, Bruxelles, Oslo, Stoccolma eccetera, per non parlare dei paesi baltici o anche Kijv... ma non può averli l’Ucraina a dieci minuti da Mosca?
Esistono molti italiani con doppia cittadinanza. Non solo israeliana, ma anche, fra gli altri, russa e statunitense. L’articolista "non vuole più tollerare" solo quella italo-israeliana o non tollera anche quella russa e americana per via degli innumerevoli eccidi che le due superpotenze hanno perpetrato negli anni in giro per il mondo? Oppure l’articolista si è accorto solo adesso perché lo stato in questione è accusato (ma al momento non risulta sentenziato) di genocidio? In sintesi: la proposta di togliere la cittadinanza italiana vale solo per gli ebrei italiani o magari anche per i detentori di doppia cittadinanza italiana e palestinese, visto che il 7 ottobre furono i palestinesi a macchiarsi indiscutibilmente di crimini contro l’umanità? Chiedo per un amico, naturalmente,