Definire "scusa" quello che sta scritto nello statuto di Hamas, che è declamato a gran voce dai barbuti iraniani o libanesi e che è stato ripetuto per l’ennesima volta, ancora oggi, da un alto esponente della Jihad islamica, sinceramente mi sembra un’analisi quantomeno superficiale. Oltretutto Hamas non è una formazione fra le altre, ma quella che alle elezioni del 2006 prese la maggioranza dei voti. Poi di elezioni non si è più parlato (chiedete a Abu Mazen il motivo) ma nei sondaggi è sempre in testa, salvo se dall’altra parte si dovesse presentare Mustafà Barghouti.
Sono d’accordo in buona misura con l’articolo. Salvo che per un particolare che sembra sfuggire sempre nelle analisi su questo conflitto: le soluzioni indicate sono sempre e solo due. O i due stati per i due popoli o lo stato unico e binazionale (a parità di diritti per entrambi). Che corrispondono a una sorte di lucidità razionalista tipicamente occidentale. In realtà esiste anche una terza possibilità. Quella che, stabiliti e concordati i confini tra Israele e i Territori occupati dal 1967 e finalmente liberati, si ricominci daccapo con la lotta per la "liberazione" dei territori occupati dal 1948 e ancora da liberare. Con la stessa strategia, ma con una prossimità molto maggiore (una ventina di km) alle aree più densamente popolate di Israele. Dopotutto Hamas sembra essere la formazione maggioritaria fra i palestinesi e nel suo statuto fondativo non ha mai contemplato alcun accordo, se non temporaneo e funzionale al proseguimento della "lotta di liberazione", con lo stato ebraico. L’obiettivo è, nero su bianco, "porre nel nulla l’entità sionista". Cioè annullare, con l’aiuto di dio e nei tempi e modi stabiliti dalla disparità di forze sul campo, l’esistenza stessa di lsraele.
Mi sono dimenticato di dire che uno di sinistra (o similsinistra) dovrebbe saper distinguere un movimento di popolo (con la polizia che spara sui manifestanti) da un colpo di stato. Che poi Janucovic fu sfiduciato dal parlamento stesso a te non significa nulla... vabbè. Saluti.
No, con il polonio fu uccisa la spia russa dissidente Litvinenko, il candidato europeista Juscenko fu avvelenato con la diossina. Rimase sfigurato ma è sopravvissuto. E non è mai stato in galera: nonostante i brogli che hanno costretto la magistratura ucraina a convocare nuove elezioni, Juscenko nel 2004 le vinse e diventò presidente (ti trovo piuttosto impreparato in storia recente...). Dopodiché alle elezioni del 2010 vinse il candidato filorusso Janucovyc (ah, la democrazia!...). Zelensky invece ha vinto le elezioni del 2019 attestate come regolari dagli osservatori internazionali (ohibò!). Mentre i partiti filorussi presero ben poco. Il resto te lo lascio, sono pippe. https://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/nazioni/ucraina/2019/03/26/ucrai na-accreditati-oltre-2300-osservatori-per-elezioni_137044c9-47dc-4540-8ee7-c4e11579d7e2.html
Sì certo. Mai stato in Polonia? In Cechia, in Slovacchia? Nei paesi baltici? E poi magari in Bielorussia? Ecco la differenza tra il percorso europeista e quello russofilo si può vedere andando a vedere come la gente vive in quei paesi. E se può dire quello che pensa oppure no. Putin ha invaso l’Ucraina due volte. E prima ancora ha avvelenato con la diossina un candidato presidente che non gradiva. Zelensky è stato liberamente eletto. Fatti altre due domande.