Urge invertire la rotta e rilanciare la crescita. La Bce ce l’ha già scritto fin da agosto 2011. I “politici” lo stanno ripetendo da mesi. Ora lo confermano anche i “tecnici”.
Peccato che, ieri come oggi, non si sappia dove trovare le risorse necessarie per delle misure “concrete”. L’evasione fiscale cresce oltre i 130 miliardi nonostante i decantati “recuperi”. La corruzione e gli sprechi da spesa pubblica ci costano altrettanto. L’Eurispes stima in 540 miliardi il volume d’affari del mercato “sommerso”. L’unica cura più volte praticata (rischio “tracollo” finanziario) è stata quella di più tasse e tagli.
Non è dato sapere se e quando sul tavolo del governo comparirà il fascicolo sulla “crescita”. Lo spread sta dando segnali di risalita? Ci basti sapere che la recessione “morderà ancora a lungo”. Prima i politici ed ora i tecnici al governo. Non fa differenza per quella Tagliola Tributariache corrode il potere d’acquisto delle famiglie …
Il nodo della questione sta nel fatto che l’IMU non ha alcun rapporto con il livello di "reddito" del proprietario. Ci sono moltissime differenti situazioni "economiche" tra i ricoverati in case di riposo. Basterebbe adottare meccanismi di "abbattimento" (fino all’esenzione) per i casi meno fortunati. L’equità, quella vera, non fa parte del vocabolario di un Dossier Arroganza...
Il Debito dei paesi dell’Eurozona è tale che si pratica solo il “rigore” finanziario. Le Borse europee “sobbalzano” ad ogni segnale di rallentamento dell’economia Cinese. Cosa aspettarsi? Il premier Monti, alla Scuola Centrale del Partito Comunista Cinese, per esprimere il proprio “apprezzamento” dice alla Cina che potrebbe “diventare agevolmente Stato membro dell’Eurozona”.
Per l’Eurispes il nostro “sommerso” (540 mld) è pari ai Pil di Finlandia, Portogallo, Romania e Ungheria messi insieme. I “recuperi” della lotta all’evasione fiscale non arrivano neppure ad azzerarne il tasso di crescita. Che fare? Il ministro Passera invoca una “sanzione sociale” contro gli evasori fiscali perché, sentenzia Monti, “non ci sarà mai il consenso delle parti interessate”.
La modifica dell’art.18 alimenta le tensioni dentro e fuori il Parlamento? La Fornero assicura che non vuole “spaccare il paese” e quindi non perde occasione per ribadire che tutti erano d’accordo “tranne la Cgil”.
Il tempo non cancella le Voci dentro l’eclissi esempio di coscienza, impegno civile …
Per dare la “piena libertà” all’impresa nella gestione della risorsa lavoro serviva rimuovere l’ostacolo dell’art.18 che, con il reintegro, annulla di fatto ogni licenziamento “ingiusto”. Soluzione Fornero.
Si è equiparato a “sanatoria” dell’atto “ingiustificato” (illecito commesso) il semplice “indennizzo” monetario del danno procurato. In concreto è stato posto un limite invalicabile alla “reversibilità” dell’atto di licenziare. Si è poi stilata una classifica “valoriale” delle “ragioni” imprenditoriali all’origine del licenziamento. In tal modo è stato possibile redigere una sorta di “prontuario” elevato al rango di “norma” giuridica. Da un lato c’è ancora il reintegro del lavoratore (caso discriminatorio), ma, dall’altro, c’è soltanto la quantificazione di un indennizzo (caso economico). Nel mezzo (caso disciplinare) è rimasta al giudice l’alternativa tra reintegro e indennizzo.
Un “costrutto” davvero “esemplare” per simmetria e gradualità. E’ facile però pronosticare che, a fronte di 2,3 licenziamenti “ingiustificati”, formalmente comminati per motivi “economici”, sarà impossibile avvalorare una presunta diversa “matrice”. Con buona pace degli articoli 3 e 4 della Costituzione. L’esperienza insegna che di verità e costrutti “artefatti” trabocca anche un qualsiasi Dossier Arroganza…
Per sancire completamente la “piena libertà” dell’impresa nella gestione di tutte le risorse serviva rimuovere l’ostacolo dell’art.18 che, con il reintegro del lavoratore, di fatto annulla ogni licenziamento “ingiusto”. Cosa fare?
Si è equiparato a “sanatoria” dell’atto “ingiustificato”, dell’illecito commesso, il semplice “indennizzo” monetario del danno procurato. Si è fissato, in concreto, un limite invalicabile alla “reversibilità” dell’atto di licenziare.
Si è quindi stilata una classifica “valoriale” delle “ragioni” imprenditoriali all’origine del licenziamento. E’ stato così possibile redigere una sorta di “prontuario” giuridico, simmetrico e graduato, da elevare al rango di “norma”. Da un lato c’è il reintegro del lavoratore (caso discriminatorio), ma, dall’altro, c’è solo la quantificazione di un indennizzo (caso economico). Nel mezzo (caso disciplinare) si lascia al giudice l’alternativa tra reintegro ed indennizzo.
E’ facile pronosticare che, a fronte di 2,3 licenziamenti “ingiustificati”, formalmente comminati per motivi “economici”, sarà comunque impossibile avvalorare una presunta diversa “matrice”. Con buona pace degli articoli 3 e 4 della Costituzione. Esperienza insegna che di verità e costrutti “artefatti” trabocca anche un qualsiasi Dossier Arroganza …