Una
struttura per grandi raduni (arena, palazzetto, stadio, ..) presenta più momenti
distinti funzionali ad un progetto di attentato. SI PUO’ infatti colpire non soltanto
durante l’evento in corso, ma anche all’ingresso e/o all’uscita dei
partecipanti.
A Manchester l’attentatore kamikaze, dotato del suo micidiale
marchingegno, è potuto accedere all’interno del foyer dell’Arena mescolato a
parenti e amici venuti ad aspettare l’uscita dei tanti piccoli spettatori. Lì non
era in atto alcun reale sistema di controllo. Tant’è che il Sindaco di
Manchester ha dovuto ammettere che c’era stata una “falla”.
In compenso la
premier T MAY ha subito innalzato il livello di allarme (risorse, mezzi e
truppe) come se da ora in poi fosse incombente il rischio di nuovi attentati. Magari
con un “occhio di riguardo” alla tornata elettorale del prossimo 8 giugno.
In sintesi.
I media abbondano di notizie riguardanti da un lato le povere vittime e le tante
manifestazioni di solidarietà e dall’altro i raid, le perquisizioni, gli
arresti e le indagini rivolte a stanare eventuali complici.
NESSUNO sembra però
porre attenzione alla suddetta carenza del sistema di prevenzione e alla “facilità”
con cui è stato perpetrato l’attentato. Dato di fatto è che il kamikaze non ha
certo dato prova di particolare inventiva e di spiccata capacità organizzativa.
D’altronde è un risvolto che non alimenta la partecipazione emotiva del
pubblico e che potrebbe scalfire la fiducia dei cittadini verso gli organi
preposti alla sicurezza.
In ogni caso è sempre meglio “setacciare” il valore di
Riflessi e Riflessioni calibrate per scopi …
Fino ad
una 60na d’anni fa nelle nostre campagne l’improvvisa perdita di un vitello era
vissuta peggio dell’accidentale dipartita di uno dei componenti più giovani del
nucleo familiare.
OGGI sono varie migliaia i bambini non accompagnati che ci
arrivano dai paesi più disastrati (carestie, lotte tribali, schiavitù, ..).
Per
le famiglie di origine il fatto di vederli andare via significa sperare che
abbiano miglior fortuna e, da subito, avere una bocca in meno da sfamare.
Ovvero. Nel
caso dei bambini viene messa in conto anche la possibilità di non averne più
notizia. Quando invece a partire è un componente quasi adulto si aspetta con
ansia che si rifaccia vivo mandando un po’ di soldi.
In buona sostanza.
Si
tratta di prendere atto che anche questo fa parte della dura realtà della vita.
CAVALCARE la “gravità” di siffatti eventi sfoderando mirabili spunti “solidaristici”
e slanci “buonistici” da paese
benestante è del tutto superfluo, se non deplorevole.
Diritto di parola ha solo
chi è concretamente intenzionato a farsi carico, fino in fondo, di offrire una “dignitosa”
prospettiva di vita a ciascuno di quegli esseri umani.
Tutti i problemi vanno
affrontati senza alterare valore e significato di Parola e Merito …
La nostra Costituzione e le Leggi
che ne discendono sono i “valori” normativi del nostro vivere in comune. QUINDI,
nel caso di un immigrato, “non è tollerabile che l’attaccamento ai propri
valori porti a una violazione cosciente di quelli della società ospitante”.
Ossia.
Secondo l’art.19 (Costituzione) esercitare in privato o in pubblico il culto significa
riconoscere uno spazio (libertà) a ciascuna religione, purché sia conforme alle
leggi vigenti per ogni cittadino.
Neppure il Vaticano prevede e tanto meno prescrive
delle “pratiche” religiose, esercitabili in privato o in pubblico, che siano difformi
o contrarie alla legislazione italiana.
Non solo.
E’ difficile immaginare che in
Italia non vivano tanti altri indiani SIKH e che non siano altrettanto
attaccati ai valori di origine senza sentirsi “obbligati” a ostentare per
strada un Kirpan lungo 20 cm.
Nei 3 mesi appena trascorsi il nostro DEBITO pubblico è cresciuto di
circa 43 miliardi, di quasi il +2%. Nel contempo il PIL è aumentato del +0,2% (circa
3.350 milioni).
E’ da aggiungere che una tale marcata differenza non è una
novità del 2017. Si sta riproducendo l’infausta combinazione già vista da svariati
trimestri.
Nel merito.
Di fatto si dimostra che la “svolta” tanto promessa e le decantate riforme “epocali” servono a ben
poco se difettano le “ingenti” risorse necessarie a ridare ossigeno (spinta) a
un mercato interno segnato dalla crisi.
Cosa aspettarsi.
In questo clima da perdurante
campagna elettorale parlare di come, dove e quanto “incidere” per liberare tali
risorse è diventato vero argomento “tabù”. Perfino la Commissione UE sta per
ora tergiversando sul fronte delle “scadenze” procedurali.
Di più.
NON sarà
affatto invidiabile la posizione di quel governo (?) che, a settembre, avrà l’incombenza
di stilare i contenuti per la Legge di Stabilità del 2018.
Soltanto ALLORA appariranno
chiare la reale entità e le tappe forzate di una non più differibile manovra
“correttiva” (decine miliardi).
Resta solo da augurarsi che l’effetto “traino”
di un’economia mondiale in più decisa ripresa ci renda meno amaro il boccone da
digerire.
Di sicuro vedremo certi esponenti politici, oggi dal facile sorriso
stampato, cambiare faccia e “sermone”.