Purtroppo, chiunque la spunti, la destabilizzazione del Paese è già riuscita. Ed era a questo che puntavano i criminali contro l’Umanità che l’hanno promossa: a distruggere la coesione politica e sociale del Paese. E con la Russia isolata grazie alla crisi ucraina, dunque più soggetta ai ricatti, esclusa dai consessi internazionali, politicamente indebolita, alla Siria verrà a mancare parte della rete di protezione.
E’ difficile per una persona sana di mente e con principi etici condivisibili credere che esista chi pianifica la distruzione di un Paese condannando la sua popolazione ad un futuro di violenza e di insicurezza usando la menzogna sistematica e la doppiezza. Eppure esiste. Dal 2005 la cricca neocon-sionista che stava dietro a G. W. Bush ha dato avvio al programma di destabilizzazione della Siria. Obama non lo ha fermato, benché il suo manifesto politico riguardo ai rapporti con i Paesi del Medio Oriente fosse di segno diametralmente opposto. Ora la lobby ha ripreso pienamente in mano il timone della politica estera degli Stati Uniti, e questo è il risultato.
Di Persio Flacco(---.---.---.202)13 marzo 2014 20:27
Che gli italiani abbiano una percezione della cittadinanza mediamente debole è certamente vero. Probabilmente la storia del nostro paese è la causa prima di questa debolezza. Tuttavia va anche considerato che in Italia hanno agito, e agiscono, poteri reali che di certo non aiutano a rafforzare il senso civico. Ad iniziare dal dominio cattolico/vaticano sulla pubblica istruzione: un potere che di certo non si può definire di tendenze mazziniane e risorgimentali.
E come si riempie di emozione, dunque di sostanza, la materia della quale è fatto il senso civico dei ragazzi se quelli che hanno fatto l’Italia vengono raccontati come personaggi storici pari agli altri e non come padri della Patria? E la Resistenza, i valori che l’hanno animata e gli episodi e le persone che l’hanno costruita, come viene trasmessa a scuola?
E poi: non è forse vero che dal secondo dopoguerra in avanti la sovranità del nostro Paese è stata limitata in vari modi, alcuni dei quali parecchio opachi, da noti soggetti internazionali allo scopo di assicurarsi la sua assoluta fedeltà atlantica ed escludere la possibile scelta di neutralità?
Insomma, la scarsa coscienza civile non è solo colpa degli italiani e della loro storia, è anche una condizione appositamente coltivata, se non imposta, da poteri forti e reali.
Di Persio Flacco(---.---.---.202)12 marzo 2014 23:01
Pur essendo politicamente da tutt’altra parte, per chiarezza ed efficiacia espositiva ho apprezzato l’intervento di Giorgia Meloni (al punto orario 3:44:15 del filmato):
Del resto, al punto in cui siamo, non c’è più una divisione tra destra e sinistra in cui prendere posizione, la divisione è tra favorevoli e contrari allo stravolgimento della democrazia in questo Paese.
Di Persio Flacco(---.---.---.202)12 marzo 2014 11:22
Concordo col suo articolo. La governabilità è solo un pretesto per limitare la democrazia.
E’ questa la tesi che ho sostenuto nella lettera che ho inviato al direttore dell’Unità quattro giorni fa e che copio di seguito. Lettera alla quale, ovviamente, non ho ricevuto risposta, perché qualunque risposta sarebbe compromettente per il direttore dell’organo del PD.
-------------------------------------------- Caro direttore, con la discussione sulla legge elettorale la solità
esisgenza di governabilità, tra liste "limitate", sbarramenti e premi di
maggioranza, sta facendo emergere preoccupanti deragliamenti
costituzionali. E spiego perché a mio avviso sta avvenendo questo.
In democrazia la pluralità delle opinioni è un valore imprescindibile
perché è solo da questa, dalla possibilità di confrontare idee diverse,
che si può ottenere la migliore capacità di elaborare le decisioni più
adeguate.
Per questo le minoranze devono essere tutelate e
garantite e a nessuno deve essere impedito o limitato il diritto ad
accedere all’Agorà e ad esprimervi le sue idee.
Qualunque mezzo che limiti questo diritto sia adottato, per qualunque motivo, limita la democrazia. Nell’organo legislativo dovrebbe quindi essere rappresentata il più possibile la varietà di opinioni esistenti nel popolo: il sovrano democratico che decide a maggioranza.
Secondo me, e secondo il Costituente, il miglior metodo per la
formazione della rappresentanza in Italia sarebbe dunque il
proporzionale puro, senza soglia minima, senza limitazioni di collegio,
senza ballottaggi e premi di maggioranza.
La stabilità del
governo non dovrebbe essere garantità attraverso la semplificazione
forzata della composizione parlamentare, dovrebbe essere garantita in
altro modo. Innanzitutto riportando alla sua funzione originaria
l’organo esecutivo.
Il Governo non può e non deve sostituirsi
al Parlamento, salvo nel caso in cui si verifichino eventi eccezionali
che richiedono e giustificano l’emanazione di leggi nel più breve tempo
possibile. Nella gestione ordinaria il Governo deve limitarsi ad attuare
le leggi emanate dal Parlamento ed eventualmente a proporne di proprie
sottoponendole al giudizio ultimativo dell’organo sovrano per
eccellenza.
Di fatto invece nell’ordinamento materiale del
nostro Paese il Governo si è gradualmente sostituito al Parlamento, che è
ridotto ormai a notaio dei suoi provvedimenti legislativi.
Per
questo motivo è anche comprensibile che il Governo diventi instabile
quando l’azione legislativa che pone in essere non è condivisa da chi
sarebbe propriamente designato ad esercitarla in qualità di
rappresentante dei cittadini. Se il Governo si limitasse ad attuare le
leggi nell’amministrare lo Stato o se si limitasse a proporre al
Parlamento provvedimenti legislativi rimettendosi, come dovrebbe, al suo
giudizio e uniformando la sua azione di conseguenza, non vi sarebbe
motivo di considerare ogni modifica o rifiuto come una sfiducia.
Eppure questo è ciò che avviene, e così avviene perché nella
Costituzione materiale è stato di fatto istituito una sorta di regime
presidenziale in cui al Governo è riconosciuto un ruolo preminente
rispetto al Parlamento anche in materia legislativa.
Se non vi
fosse conflitto di poteri legislativi, e il Governo si limitasse alla
sua funzione esecutiva, non vi sarebbe motivo di mantenere per tutta la
legislatura la possibilità per il Parlamento di togliere la fiducia al
Governo.
Del resto non è scritto da nessuna parte che il
Governo debba avere *in ogni istante* della sua permanenza in carica la
fiducia del Parlamento, questo è, anzi, espliticitamente escluso dalla
Carta Costituzionale:
-------------------------- Costituzione, Parte seconda, Titolo III, art. 94 Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenerne la fiducia. Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.
La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei
componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di
tre giorni dalla sua presentazione. --------------------------
L’esigenza di garantire la cosiddetta "governabilità" al Paese appare
dunque come un mero pretesto per mantenere in vigore gli effetti di una
Costituzione materiale che ha istituito abusivamente un regime di
primato del Governo sul Parlamento.
Se si volesse garantire
maggiore stabilità al Governo senza per questo ricorrere ad
antidemocratiche (e incostituzionali) limitazioni nella libera
espressione del voto da parte dei cittadini introducendo sbarramenti e
artifici che lascerebbero senza rappresentanza milioni di cittadini
mettendo nelle mani dei partiti maggiori il potere di interdizione della
minoranze, si dovrebbe semmai rafforzare quello che già l’articolo 94
della Costituzione stabilisce.
Salvo casi eccezionali il
Parlamento dovrebbe votare la fiducia al Governo una sola volta:
all’atto del suo insediamento. E al Governo dovrebbe poter essere tolta
la fiducia solo con un voto motivato e a maggioranza assoluta.
Tutto questo con il Presidente della Repubblica che è garante della corretta dialettica tra Parlamento e Governo.
Quella che oggi viene spacciata come esigenza di assicurare stabilità e
governabilità al Paese è invece il tentativo di rendere istituzionale
uno stato di fatto in cui l’ordinamento è stravolto da una prassi che
vede il Governo accentrare poteri legislativo ed esecutivo insieme ed
essere sempre più espressione non della volontà popolare bensì
espressione dei partiti politici.
Di Persio Flacco(---.---.---.202)11 marzo 2014 21:27
Lei scrive:
<< Agli ordini di Washington la Francia che insieme all’UK, e in disaccordo con quasi tutti gli altri, ha iniziato I bombardamenti in Libia costati a noi italiani miliardi per interruzione e danneggiamento dei pozzi petroliferi ? ? ? >>
Non ricorda che c’erano gli USA a "guidare da dietro"?
Nonostante quello che sostenne Giorgio Napolitano l’Italia non aveva "obblighi internazionali" che la costringessero a partecipare alle operazioni belliche. Considerato il trattato di amicizia e cooperazione italo-libica firmato solo due anni prima e i forti interessi italiani presenti in Libia, l’Italia avrebbe fatto bene ad astenersi dal partecipare all’iniziativa franco inglese.
Invece il trattato, che comprendeva anche il patto di non aggressione, è stato disatteso: l’Italia ha condotto con le sue forze aeronavali 1.900 missioni contro il suo ex alleato e ha messo a disposizione della coalizione di "umanitari" 7 basi aeree. Insomma, siamo andati a spararci sui piedi in una finta guerra umanitaria, facendo per di più la solita figura dei voltagabbana. Perché, secondo lei?
In realtà Gheddafi non era un problema per nessuno, salvo per il regime sionista israeliano. Ed è noto e documentato come la politica estera statunitense è fortemente influenzata dalla lobby sionista. Ma non solo negli USA la lobby ha una forte influenza sulla politica estera, anche in UK e Francia la ha.
Gheddafi aveva il grosso difetto di usare gli eventi internazionali, come la conferenza mondiale ONU contro il razzismo, per denunciare le azioni israeliane contro i palestinesi.
<< Il partner commerciale importante sarebbe la povera Ucraina ancora più vicina al default finanziario dell’Italia ??? >>
No, il partner commerciale importante per l’economia europea è la Federazione Russa.
<< Io non marcio a simpatie, se non per le amicizie.>>
Concordo. Gli affari sono affari.
<< Non sarà che Lei è più partigiano che obiettivo? >>
Io dico che alienarsi la Russia sarebbe per l’Europa un grosso danno. Per inglobare l’Ucraina nella UE, poi...
Se ritiene che questa considerazione sia errata forse sono partigiano; se ritiene che non lo sia allora non sono partigiano. Veda lei.