Aggiungo che oggi - mercoledì 16 - è stata pubblicata sull’Unità una mia lettera a proposito di quanto detto nell’articolo, a cui risponde Luigi Cancrini; riporto testo e risposta. Desaparecidos, la Chiesa argentina sapeva tutto Uno scrittore argentino, Horacio Verbitsky, ha pubblicato un articolo in cui dice di aver visto un documento dell’epistolato locale in cui alti prelati e generali golpisti parlavano fra loro su come zittire le domande delle famiglie dei deparecidos che venivano narcotizzati e gettati in mare a decine di migliaia per farli sparire come se non fossero mai esistiti. La Chiesa argentina dunque sapeva. E il Vaticano? Sapeva e taceva? Fabio Della Pergola
La notizia riportata dalla stampa argentina ha avuto poca èco in Italia anche perché non aggiunge molto a quello che tutti sapevano. La Chiesa argentina (per paura? per convivenza? per autentica preoccupazione contro le politiche della sinistra) ha appoggiato la dittatura di Varela nel modo in cui la Chiesa di Spagna appoggiò Franco quando uccideva tutti quelli che erano sospettati di simpatie repubblicane dando in adozione i loro figli a famiglie “timorate di Dio”: come ben documentato da Piero Badaloni nel bel libro degli Editori Internazionali Riuniti intitolato Una memoria squilibrata. In Argentina come in Spagna, dunque, la Chiesa ha scelto di sapere e di tacere benedicendo in pubblico i criminali di cui conosceva gli orrori e l’iniquità. Ce lo confermano oggi i documenti che la pazienza degli storici non smette di scoprire. Aiutando gli uomini a capire meglio quello che è davvero accaduto ma ponendo soprattutto un problema di fondo sulle ragioni per cui il discorso di Gesù viene dimenticato e tradito, a volte, proprio da quelli che dovrebbero diffondere la sua parola. Dai don Abbondio che non riescono probabilmente, a intenderne l’importanza e il senso. Luigi Cancrini
Geri, può darsi che abbia saltellato qui e là, ma tant’è: è così che mi viene di scrivere e di articolare un discorso.
Su Hollande può darsi che mi sia sbagliato, ma mi pare che in sostanza la sua proposta sia quella di incidere sui redditi molto alti, cosa che in Italia (al di là della progressività dell’imposizione fiscale) non si prospetta neppure.
Sull’uso della previdenza "distorta" sono d’accordo con te, ma il problema dei contributi silenti è un problema a sé che deriva da un vero e proprio furto da parte dell’INPS; non capisco perché lo si debba necessariamente inquadrare nel Grande Problema e non lo si possa invece affrontare anche a sé o stralciare come dici tu. Credo invece che lo si debba assolutamente fare perché c’è gente che si è vista rubare quanto ha versato senza che nessuno dicesse una parola.
Se faccio un po’ di rumore, pazienza; scusa ma mi pare che su questi argomenti ci sia molto bisogno di rumore. Se poi il tuo commento serve per aggiungere chiarezza al mio fracasso...ben venga.
Caro 150, si legga Chiesa e pedofilia di Federico Tulli, poi ne riparliamo.
In ogni caso io non ho mai detto né scritto che le dichiarazioni di uno scrittore costituiscono una prova, dove l’ha letto ? Ho detto che secondo me prefigurano una ipotesi di reato. Non le è chiaro il concetto ? Non è difficile. Tortora andò sotto processo, mi pare. La Chiesa, nemmeno l’episcopato argentino che è stato pesantemente tirato in ballo da un reo confesso come il militare citato, no. Perché ? Sapevano dei reati commessi dai golpisti ? Sembra di sì. Perché dunque la magistratura non ha mai chiamato a testimoniare nessun alto prelato ? Perché non si indaga su quelle che sembrano complicità o connivenze ? Si risponda a questo anziché blaterare su "chiacchiere da bar" o sul mio presunto "schifo per i preti".
Evidentemente il lettore 150 non vuole prendere atto di qualche cosa. Cito dall’articolo di Galeazzi (La Stampa):
"Recentemente hanno destato
scalpore le rilevazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos. A
partire appunto dalla testimonianza del
capitano di fregata Adolfo Scilingo che durante la dittatura aveva gettato
in mare da un aereo trenta persone
ancora vive (...): «La gerarchia ecclesiastica approvava questo metodo, perché era un
modo “cristiano e poco violento” di morire». Questa testimonianza confermerebbe la denuncia di Verbitsky. Già solo queste due cose insieme dovrebbero - è la tesi del mio articolo - essere sufficienti ad attivare la magistratura argentina o quella internazionale a muoversi su una "ipotesi di reato" che sarebbe la complicità e l’omertà su uno sterminio di massa già dimostrato e comprovato per ammissione degli stessi militari argentini.
Ipotesi di reato non equivale a reato dimostrato, ma è certo che se nessuno ritiene di indagare non si arriverebbe di sicuro a fare luce sui reati stessi. E continuare a pensare che l’istituzione Chiesa debba essere sempre e comunque al di sopra della Legge e delle eventuali indagini della magistratura è semplicemente un obbrobrio giuridico.
Il mio articolo contiene un’inesattezza che mi pare però poco rilevante: il documento sembra che sia datato all’aprile 1978 quando ancora era Papa Paolo VI. Wojtyla diventò Papa solo nell’ottobre dello stesso anno. Che sia stato informato il primo non esclude affatto che anche il secondo sia stato al corrente delle infamità della giunta argentina che rimase al potere dal ’76 all’ 83.
Il Vaticano ha pensato bene di tacere sui crimini, omettendo qualsiasi denuncia pubblica (come peraltro aveva già fatto Pio XII con il nazismo), ma anche di procedere con il processo di beatificazione sia di Paolo VI che di Giovanni Paolo II.