La
lamentata “inadeguatezza” della UE va letta nei 25 miliardi di ulteriore
flessibilità di cui il premier RENZI ha urgente bisogno.
MILIARDI da poter
formalmente stanziare a breve (v. Legge Bilancio) per dare sostanza alla nuova
lista di interventi promessi in tema di lavoro, povertà e pensioni, nonché di
opere pubbliche, gestione immigrati, sicurezza idro-geologica e edilizia
scolastica.
Tutto quanto serve per rivitalizzare la sua “credibilità” di
leader. A partire da un traguardo essenziale: la conferma popolare della
Riforma del Senato.
In due parole.
Quello che in realtà ancora “difetta” è un’ulteriore
prova di fiducia di cui la UE dovrebbe farsi carico nella convinzione del ruolo
“speciale” impersonato dall’Italia e di cui lo stesso RENZI è il primo garante.
DIETRO ai nobili principi si cela una “ragionieristica” questione di equilibrio
del bilancio.
Ci riguarda > La
tragica “faciloneria” con cui si ricorre alle armi per risolvere i conflitti
interpersonali. Oppure la malsana “faciloneria” con cui si progettano sanguinosi
attentati per occupare i primi spazi di giornali, tv e web.
Dal terrorismo
interetnico e culturale stiamo passando alla più bieca violenza da marciapiede.
Un forte degrado del tessuto sociale aggravato da quel rischio di “emulazione”
che ha facile presa sui soggetti emotivamente più vulnerabili e/o più giovani.
Un solo quesito. Come può la rappresentazione della violenza martellarci per
ore e per giorni senza lasciare tracce indelebili?
TALENTUOSI >
Opinionisti di eccellenza (P. Mieli e ..) si dichiarano pronti ad un confronto sul
merito dei contenuti della riforma Costituzionale da confermare.
Nei fatti.
PUNTO
di partenza è che non vedono una maggioranza alternativa che abbia in tasca una
versione differente da varare in tempi certi. Per contro questa riforma, una
volta applicata, si potrà senz’altro migliorare con pochi “accorgimenti”. E qui
finisce il confronto.
Detto altrimenti.
A marcare le differenze non è il loro
giudizio sui contenuti specifici. Il male peggiore è il paventato vuoto
Istituzionale che seguirebbe alla “smentita” dell’attitudine riformatrice del
premier Renzi. Verrebbe cassato l’Italicum ed il paese rischierebbe lo sbando.
Ossia. Non
serve attestare la validità delle scelte fatte e/o controbattere alle ragioni
del NO quando basta evocare lo spettro di una sorta di possibile tregenda. Il
tutto dopo aver vanificato il frutto, duro e faticoso, di un triennio e
azzerato la foga “innovatrice” dei vertici esecutivi.
Postilla. Posizioni che
fanno pendant con la “genialata” di attribuire a Massimo D’Alema la “scarsa
convinzione” di votare Giachetti al ballottaggio Capitolino. PROVA di talento “verace”
non è sviare da valore e significato di Parola e Merito …
BAGLIORI fatui > In
molti soggetti la violenza è una molla compressa pronta a scattare alla prima
occasione. La usano per riaffermare, con la forza, una presunta posizione di
superiorità oppure per costringere gli altri ad agire contro la propria volontà.
Una modalità di rapportarsi che poco ha a che vedere con fattori socio-culturali
e molto con gli istinti ancestrali. Spesso è la degenerazione di diverbi e
litigi occasionali.
Ciò detto. E’ illusorio ritenere che con nobili “accorati”
appelli alla ripulsa e col fragore di abbinate campagne mediatiche contro i "femminicidi", le omofobie e le violenze “razziste” si possa ostacolare il reiterarsi di un
certo numero di tragici episodi. Purtroppo è più frequente innescare lo spirito
di emulazione.
A mo’ di esempio. Riguardo al Nigeriano morto a Fermo si addita a
evidente “finalità razzista” l’uso offensivo della frase “scimmia africana”. Nessuno
ricorda (?) che giusto tre anni prima al Sen. Calderoli, che profferì in
pubblico l’epiteto “sembianze di un orango”, non venne addebitata alcuna finalità
di discriminazione razziale.
Sintesi. La violenza, quando operata dal singolo, è
pura aggressività personale e come tale va perseguita. Non è il “bagliore” di
una virale epidemia collettiva e tanto meno una ghiotta occasione per farsi
portavoce di dotte elucubrazioni. Occorre attenersi solo alla specificità del
fatto reale e alla Legenda per un Delitto …
Premessa. E’ comprovato che un dipendente con almeno 35 anni di regolare servizio in imprese private, accantona un portafoglio contributivo tale da coprire il costo della pensione per almeno 22 anni.
Nulla vieta al governo di restituire il dovuto (o quasi) gradualmente con un piano pluriennale. Inaccettabile è pensare di cavarsela solo con il 10%.
Cronistoria. Nel DEF, accettato in sede UE, era previsto un "tesoretto" da 2,1 miliardi da spendere per i meno abbienti. Il governo non ha fatto altro che "dirottare" questa cifra sul capitolo rimborso "negata" indicizzazione. Resta così inalterato l’equilibrio di bilancio già raggiunto nel rispetto dei vincoli già definiti in sede UE.
Sintesi. Unico sforzo "ragionieristico" fatto dal governo è stato quello di distribuire la somma disponibile fra varie fasce di reddito, partendo dal basso. Arrivati a 3000 euro lordi sono finiti i 2,1 miliardi.
Ergo. Ragionare di possibili impieghi alternativi (guardando ai giovani) è demagogia da salotto di "benpensanti".
E’ un esercizio mistificatorio che toglie valore e significato a Parola e Merito ...