Sono un Internauta della prima ora. Quando c'era Internet ma il web non era ancora stato inventato io c'ero. Mi occupo solitamente di argomenti dove i numeri fanno la differenza tra una opinione fondata e una discussione tra tifosi. Il sito dove sono raccolte le mie opinioni è www.kensan.it site.
Di Sandro kensan(---.---.---.91)8 novembre 2012 22:30
Sto guardando in streaming la trasmissione Servizio pubblico di Santoro. La fonte della Gabanelli e della giornalista di Report che ha fatto il servizio su Di pietro, è in causa con lo stesso Di Pietro (Veltri) e il tribunale sta sollecitando i pagamenti che Veltri si rifiuta di pagare a Di Pietro per la solita diffamazione, il vizietto dei giornalisti, Di Pietro sta aspettando ventimila euro che la fonte di Report non gli ha ancora consegnato.
Con questi soldi si comprerà una seconda porcilaia che Report aggiungerà alle 56 unità immobiliari (leggi lussuose case) attribuite a Di Pietro.
Da altri giornalisti in stile Gabanelli, Di pietro ha intascato oltre due milioni di euro: 2.000.000 €, per calunnia sugli stessi argomenti della trasmissione Report. Di Pietro non citerà in tribunale la Gabanelli, secondo me fa male, secondo lui la Gabanelli è in buona fede.
Di Sandro kensan(---.---.---.91)8 novembre 2012 21:09
La terza puntata di Servizio Pubblico dal titolo “Fine di un’epoca”. Dal 1992, anno d’inizio della fine della Prima Repubblica, Di Pietro
è un protagonista della vita pubblica italiana, prima come magistrato e
poi come leader in politica dove è stato il principale oppositore del
Cavaliere. Oggi, nel 2012, con il tramonto del berlusconismo e la crisi
avanzata della Seconda Repubblica e dei partiti e movimenti che l’hanno
caratterizzata, Di Pietro saprà rigenerarsi per una nuova Terza
Repubblica? E con chi starà il “nuovo” Di Pietro: con Beppe Grillo, con il centrosinistra o – ancora una volta – da solo? Ne discuteranno con Michele Santoro il leader dell’Italia dei Valori, insieme a Enrico Mentana, direttore del Tg La7, Vittorio Feltri de Il Giornale e, da New York, Federico Rampini di Repubblica.
Di Sandro kensan(---.---.---.91)8 novembre 2012 20:53
Riporto l’articolo del Fatto Quotidiano molto più autorevole di quello di questa giornalista parecchio sprovveduta ma anche molto paraculata:
Rai tre, Voloindiretta, ore 23 e 20 del 30 ottobre. Fabio Volo
dice ridendo: “A Report hanno scoperto che Di Pietro è proprietario di
56 appartamenti, non comprati con i soldi del partito, comunque insomma …
56 appartamenti. Anche lui come altri politici pare
che non ne sappia niente. ….Probabilmente l’ha comprato lui a Scajola
l’altro”, segue applauso.
Fabio Volo non ha detto la verità ma la
colpa non è sua. Quando Il Corriere della Sera titola: “I rimborsi
dell’Idv e le 56 proprietà della famiglia Di Pietro”, le persone comuni
sono portate a pensare che si stia parlando di beni singoli, proprietà
nel linguaggio comune. Anche Il Corriere non ha colpe: è stato indotto a
confondere il concetto di particella di un terreno con quello di ‘proprietà’ dal modo in cui a Report sono state presentate le possidenze del leader dell’Idv.
L’equivoco nasce dalla risposta ambigua di Massimo D’Andrea, il
consulente (di parte) di Elio Veltri nella causa contro Antonio Di
Pietro, all’inviata di Report, che ha portato la brava Sabrina Giannini,
a concludere: “togliendo le 9 proprietà della moglie e del figlio
Cristiano, le proprietà sono 45, un dato che comprende i terreni, le
cantine e i garage”. Il risultato involontario di questo modo di
presentare le proprietà di Di Pietro è la trasmissione di Fabio Volo. Le
54 proprietà di Report e le 56 proprietà sul Corriere sono diventate
nella testa di milioni di italiani i 56 appartamenti a sua insaputa di
Fabio Volo.
Prima di fare paragoni tra la casa al Colosseo di Scajola
e le 56 particelle di Di Pietro, sarebbe il caso di fare le visure al
catasto. Perché se Antonio Di Pietro ha certamente fatto alcuni errori
nella gestione familiare del suo partito, a partire dal modo in cui ha
affittato due case della sua società di famiglia, la Antocri, all’Idv,
questo non può essere un argomento per farlo passare per un politico che
ha comprato decine di case con i fondi del partito. Poche visure catastali
al costo di una decina di euro permettono di scoprire che le case
intestate ad Antonio Di Pietro e alla sua famiglia (moglie e tre figli)
sono dieci e non 56. A queste bisogna aggiungere anche la casa di via
Casati della società ’An.To.Cri. per arrivare al massimo a undici
appartamenti, più i box e le cantine annesse.
Se si esclude la moglie e
il primo figlio Cristiano – il patrimonio si riduce a sei immobili: una
casa per ciascuno dei due figli minori (un appartamento diviso in due da un muro di carton gesso, nota di kensan) e tre case per
il leader dell’Idv, più quella dell’An.to.cri. Solo sommando le decine
di particelle catastali dei terreni di Montenero (in gran parte
ereditati dal padre) si arriva alle 45 proprietà, un dato formalmente
corretto che però è fuorviante.
Antonio Di Pietro possiede una
casa a Bergamo, di 9 vani catastali; una casa a Roma di 8 vani catastali
più cantina di 2 metri quadrati; più 56 unità immobiliari a Montenero
di Bisaccia, in provincia di Campobasso che però non sono altro che la
sua casa di campagna con i 15 ettari di terra circostante (la casa di campagna è l’eredità di suo padre, nota di kensan). Basta scorrere le particelle degli immobili
per scoprire l’equivoco. Al massimo, se vogliamo essere pignoli,
possiamo considerare le particelle di terreni e fabbricati di Montenero
come due proprietà, essendo due le masserie che la compongono. La
‘campagna’ di Tonino è composta solo catastalmente di 7 fabbricati che
però comprendono fienili,stalle, porcilaia
e annessi. La parte abitabile, divisa in due masserie, copre una
superficie di circa 300 metri quadrati. Una proprietà ragguardevole, in
parte ereditata e in parte incrementata con acquisti e ristrutturazioni
recenti (tra l’altro Di Pietro ha la cazzuola facile, sa dove mettere i mattoni e il frattazzo, nota di kensan) , ma lontana dai 56 appartamenti dei quali parla Fabio Volo.
Alla moglie Susanna Mazzoleni (la moglie non è la moglie di Di Pietro perché Mazzoleni ha un marito che ha tanti soldi, prestigio e nome altolocato, quanti ne ha lei vista la sua famiglia e le sue eredità, nota di kensan) sono intestate 11 unità immobiliari a Bergamo.
Anche in questo caso però siamo di fronte a un terreno a Curno più tre
box e tre cantine. Gli appartamenti sono quattro e sono di piccolo
taglio.
Poi ci sono i tre figli di Antonio Di Pietro. Cristiano ha una
casa, un box e un terreno a Montenero di Bisaccia. Mentre i due figli minori, Anna e Toto, non possiedono 15 immobili a Milano ma solo un appartamento a testa (un appartamento diviso in due da un muro di carton gesso, nota di kensan).
Le restanti particelle catastali sono un box di 56 metri quadrati e le
aree urbane dell’intero condominio che risultano intestate ai singoli
condomini.
dal Fatto Quotidiano del 3 novembre 2012
La licenza del fatto quotidiano dovrebbe essere una Creative Commons:
Di Sandro kensan(---.---.---.91)8 novembre 2012 20:13
Questa Sabrina Giannini afferma sul sito del Corriere: «Per evitare fraintendimenti, e a
conferma di una impostazione garantista, la sottoscritta ha tolto dal
dato complessivo le proprietà della moglie e del figlio più grande,
Cristiano, e precisato che le proprietà dell’ex magistrato “sono 45, un dato che comprende anche i terreni, le cantine, i garage”.»
Ma ci è o ci fa? Ma questa è appoggiata e supervisionata e eterodiretta dalla Gabanelli? Questa conta i vani catastali? Cioè se io ho un giardino, un appartamento, un garage e una cantina allora ho 4 proprietà immobiliari? Cioè ho quattro appartamenti o 4 case nella comprensione dell’uomo delle stada che pende dalle labbra della Gabanelli? Se per caso il mio giardino è diviso in 2, 3 o 4 particelle catastali allora ho 8 proprietà secondo l’uomo della strada che ascolta passivamente dal sofà l’autorevole trasmissione Report?
Questa ci è o ci fa? da chi è stata istruita per dire cose simili?
Di Sandro kensan(---.---.---.30)30 ottobre 2012 19:32
La situazione italiana e siciliana è molto complicata ma uno spicchio di
realtà la trovo dove mancano i soldi dello Stato che vanno
abbondanti nelle tasche di tutti. Adesso che i creditori hanno stretto i
cordoni della borsa ecco uscire l’astensionismo record e i grillini: ma
dove erano i cittadini quando ila loro casa veniva acquistato a
credito? (*)
(*) se ipotizziamo una famiglia media di tre persone
allora in Italia siamo in 20 milioni di famiglie che hanno ogni una 100
mila euro di debito ovvero un appartamentino in periferia. Soldi che la
Merkel e gli altri creditori vogliono indietro.