"... bisogna farne di strada da una ginnastica d'obbedienza
fino ad un gesto molto più umano
che ti dia il senso della violenza
però bisogna farne altrettanta
per diventare così coglioni
da non riuscire più a capire
che non ci sono poteri buoni" (De André, Nella mia ora di libertà)
caro Olandese volante, prima di accusare di superficialità gli altri impara anche tu a verificare e incrociare le fonti (oltre che a leggere le cose prima di sparare sentenze)
leggi attentamente:
visto che “chiunque scriverà in modo continuativo (ad esempio più di dieci articoli l’anno) potrà essere oggetto di denuncia penale per esercizio abusivo della professione”? (in realtà, quella dei dieci articoli oltre i quali scatterebbe l’esercizio abusivo della professione sembra essere una informazione priva di fondamento, n.d..r.)
sai che significa n.d.r.? nota del redattore, cioè IO
sarò più chiaro: la digressione tra parentesi è mia e quindi sono il primo a dire che è una questione quantomeno dubbia, da verificare, ma siccome tutto il pezzo (le dieci domande) era un citazione l’ho lasciata lì, capito?
ti consiglio poi di leggere il parere di un altro autorevole esponente dell’ordine, Franco Abruzzo che scrive un post dall’eloquente titolo: "Mossa disperata - autogol" e sai a cosa si riferisce? Proprio alle cose dette da Iacopino
in sostanza dice che le ultime riforme non fanno che affermare il principio stabilito nell’articolo 33 della costituzione ovvero che ci si può iscrivere in un ordine professionale solo tramite concorso pubblico... quindi non sono girate solo "bufale", o eccessivi allarmismi
in assenza al momento di un’interpretazione univoca della legge 138 di agosto così come modificata anche dal decreto Monti, c’è una possibilità concreta che dal 13 agosto i pubblicisti siano "fuori legge". A questo punto, come giustamente nota Chiara nei commenti, andrà inserito un esame di stato anche per i pubblicisti, intervenendo sulla legge istitutiva dell’Ordine
dai commenti che leggo, mi rendo conto quanto male stia facendo il "grillismo imperante" (contro le caste, contro i finanziamenti pubblici, senza distinzioni di alcun tipo) condito con l’ideologia del libero mercato della famosa mano invisibile di Adam Smith....
il pluralismo dell’informazione consiste anche nella concreta possibilità di diversi soggeti, portatori di diversi punti di vista, di entrare nel mercato anche con l’aiuto del pubblico
perché? perché il mercato da solo non funziona, perché alla fine premia i più forti, quelli che hanno maggiore visibilità, ma soprattutto perché l’informazione non può essere considerata allo stesso modo di una normale merce... avere la possibilità di scegliere due vini diversi non è la stessa cosa di poter scegliere punti di vista e NOTIZIE diverse
tutti a portare l’esempio del Fatto Quotidiano: certo, si finanzia solo con le vendite... giusto... ma non pensate che goda e abbia goduto del traino delle sue star? Cosa sarebbe stato senza Marco Travaglio tutte le settimane da Santoro?
in sostanza mi sembra che l’abolizione dell’albo dei pubblicisti, senza una riforma complessiva dell’ordine e dei meccanismi per entrare, costituisca una ulteriore barriera all’ingresso e all’esercizio della professione
di fatto chi non può permettersi la scuola di 10.000 euro e passa non avrà alternative... non avrà canali per vedere minimamente riconosciuto il proprio lavoro: checché se ne dica, stando le leggi attuali, il tesserino da pubblicista a qualcosa (poco eh!) serve
l’unica possibilità potrebbe essere quella dell’iscrizione come freelance (il contratto da praticante è utopia), ma anche lì andrebbe visto se c’è una retribuzione "minima" che spesso è ben superiore a quello che i giornali sono disposti a pagare...
Per dovere di cronaca, a chi gli chiese spiegazioni di quell’articolo rispose così: "Una perfetta cretinata, roba da mascalzoni. Ho fatto 20 mesi di guerra, e
ancora vengono a scocciarmi per quel pezzo scritto quando avevo 22
anni, una recensione ordinata dal federale di Cuneo. La riscriverei? Si’
, in quelle condizioni storiche la riscriverei"