@Marina Serafini
Grazie! Gradite e interessanti le tue riflessioni (consentimi il tu, che rende più agevole il dialogo), che aggiungono sempre qualcosa ai miei post attraverso ulteriori “domande”: il che a mio parere è l’obiettivo di qualunque ricerca(Popper)
Il punto di partenza è quello posto nei primi righi del post, e che poi consiste appunto in una domanda: perché quel desiderio e il piacere di vedere “punire” e umiliare gli altri, anche se sono “cattivi”?
Non credo che questo implichi un relativismo radicale, come dimostra quello che scrivo nei miei post.
Si possono avere posizioni e perseguire attivamente valori senza che ciò debba implicare il “mestiere” del “giudicare” o la necessità della polarizzazione delle società umane, con i “buoni” tutti da una parte e i “cattivi” tutti dall’altra; e senza che importanti termini e concetti ideali vengano usati come un’arma contro altri, invece che come ponti o messaggi.
Mi ha sempre incuriosito e colpito l’invito insistente a non giudicare che troviamo anche in testi religiosi come la Bibbia cristiana, a proposito della quale non credo si possa parlare di relativismo. Un cordiale saluto.
Pino Mario De Stefano
Grazie, Marina Serafini, per l’attenzione e per il contributo di riflessioni. In verità io non intendevo proporre un recupero di Hegel. La mia intenzione era analizzare il senso della frase di Hegel in un contesto come il nostro dove, a mio parere, come ho segnalato in un altro post ("7 domande ai giornalisti"), l’ informazione giornalistica vive una grave crisi di identità.
Del resto, però, chi ci impedisce oggi di provare a guardare la realtà anche dal punto di vista di Hegel, nonostante alcuni suoi limiti?
la ringrazio per la cortese attenzione al mio post. alla base delle sue argomentazioni ci sono senz’altro alcune valide ragioni. le confesso che io per atteggiamento mentale e formazione culturale sono portato a pensare che "i diavoli" siano sempre meno neri di quanto li si dipinga. il mio amore per la storia la mia frequentazione di essa mi hanno insegnato a riconoscere sfumature, articolazioni diverse, movimenti irregolari e non omogenei nelle vicende umane.
il mio post non aveva primariamente l’intenzione di esprimere giudizi complessivi sulla storia del cristianesimo e delle chiese, anche se intorno ad aspetti particolari di essa ho pure pubblicato qualche post sul mio blog. ciò che mi premeva era evidenziare un impulso che mi pare venga da questo papa verso un ripensamento di strutture, strategie, teorie, valori....non solo teologici, a partire dalle periferie del mondo e della storia. credo questa sia un’urgenza del mondo attuale e mi pare che manchino impulsi del genere da parte di soggetti e pensatori autorevoli, culturalmente, socialmente e politicamente. io credo sinceramente che le questioni decisive oggi riguardino soprattutto il fossato sempre più ampio tra chi ha una vita sua e chi non ce l’ha. o in termini più ideologici tra umanismo e cinismo. e che queste questioni non debbano essere depotenziate neppure dal secolare e importante contrasto tra religione e ateismo. per cui accogliere e valorizzare le risorse ideali da qualunque parte vengano, mi pare un tributo necessario alla salvaguardia di un minimo di speranza umana.
molto bello!...beh, non posso evitare - senza con questo voler costringere in una "catena" infinita di commenti ma per ringraziare di questo gradito "svelamento" di identità dell’autrice del commento, - di dichiararmi anch’io felice di condividere un comune "sentire" filosofico-etico-estetico con chi attraversa la "durezza" del dato con raffinate riflessioni e argomentazioni!
Grazie per l’attenzione ei commenti...sono del tutto d’accordo con l’anonimo lettore!.le sue dense riflessioni mi pare facciano emergere ancora di più quello che a me pare "l’altro del dato" della "filosofia" del film di Moretti...ovviamente qui non si intende dimenticare che esso è un’opera prima di tutto artistica e che quindi richiede una capacità di approccio estetico per essere goduto e "compreso"!!