Sono un negoziatore professionista e un ricercatore libero in scienze socio-antropologiche: Violenza ↔ Società (2019 Meltemi) è la mia pubblicazione più recente.
Insegno Economia politica e formo negoziatori professionisti.
Potete leggere qualcosa di mio dal sito www.osvaldoduiliorossi.it.
Lavoro per l'organismo di mediazione www.iformediate.com.
Non so se finirà bene o male, ma sono sempre più convinto che queste operazioni significhino i meccanismi violenti che fondano la nostra società: "percuotere a sangue un cavallo che non intende bere" è una delle tante immagini che non ci impressionano più...
Il discorso sarebbe lungo, ma gli ho dedicato un libro, con un capitolo dedicato proprio alle declinazioni economiche della violenza.
Michel Foucault (Sorvegliare e punire: nascita della prigione) ha spiegato ampiamente come lo scopo del carcere non sia rieducare, ma controllare, di pari passo ad altre istituzioni modellate sull’istituto della confessione cattolica (come la scuola, l’ospedale, ecc.).
Oggi il dibattito gravita attorno ai collaboratori di giustizia, una delle tante declinazioni della confessione, e va da sé che la scelta della Corte europea di negare l’assioma confessione=premiazione disturbi chi è cresciuto in un regime educativo basato sulla partizione tra primi della classe e somari, tipico italiano (e leggetevi La scuola cattolica di Albinati, se ve lo siete perso).
Ma ciò non esclude che le istituzioni punitive abbiano lo scopo di recuperare la devianza (termine sociologico di Merton), di riformarla, cioè di darle una forma riconducibile alla norma.
La prendo larga: nella gestione dei conflitti aziendali, dove rileviamo una devianza evidente dal ruolo e dagli scopi istituzionali, sappiamo che è necessario (ri)formare le risorse umane a regolare il conflitto, a negoziare le soluzioni e a comunicare efficacemente. Ma in Italia l’idea non piace affatto, benché funzioni, perché siamo abituati proprio a "sorvegliare e punire", cioè a manifestare il potere, anziché a risolvere i problemi.
In Violenza ↔ Società ho cercato di spiegare quanto siano ambigui i concetti di pace (peacekeeping) e di violenza, legati proprio alle politiche monetarie.
Il tema è veramente importante perché identifica l’allentamento — se non addirittura la rottura — della relazione tra comprensione dei bisogni, espressioni dei bisogni, elaborazioni delle emozioni, rapporti familiari, rapporti sociali, e rapporti istituzionali: insomma la frattura del patto sociale.
Mi permetto di invitarvi a leggere questo contributo sul tema, che è più complesso di quanto sembri: la violenza è sempre stata un intermediario — cioè uno strumento usato per fare qualcosa — ma sta diventando l’intermediario per eccellenza perché è lo strumento meno faticoso da utilizzare, benché sia il più difficile da controllare e anche il più costoso...
Il 5 Aprile (ore 18:00) al Palazzo delle Esposizioni di Roma presenterò "Violenza ↔ Società" una ricerca che (ri)definisce la violenza e i suoi usi impliciti in tante forme (apparentemente) innocue di socializzazione. Potrebbe essere un’occasione per discutere anche questa sua critica.