Bisogna dire che il nucleare in Italia non parte proprio all’insegna della trasparenza, al di là dello spot del forum nucleare su cui il Giurì si è pronunciato a mio avviso in modo tardivo (il messaggio ormai è passato), ci si dimentica che qualsiasi impianto energetico sarà coperto col segreto di Stato: questo la dice lunga su come abbiano intenzione di gestire le centrali e i connessi depositi di scorie in Italia; la trasparenza è uno dei punti cruciali di uno Stato democratico e invece ancora adesso non si conoscono ufficialmente quali siano i siti scelti per gli impianti (forse stanno aspettando lo svolgimento delle elezioni amministrative di maggio prima di comunicare la bella notizia).
Vita rurale, sole, mare e mandolino? Magari! Guardi, le posso assicurare che non accadrà qui in Campania, fra mare contaminato e terre devastate dai rifiuti. Lo schifo per il modello di società industriale a cui abbiamo dato vita (che spero possa affossare il prima possibile) lo provo giorno per giorno e il nucleare, in una situazione del genere, sarebbe davvero la ciliegina sulla torta.
Forse per una mia ignoranza, ma non è che abbia avvertito tutto questo grande impatto del Napoli Teatro Festival Italia sulla città, rimasto piuttosto relegato a un tipo di teatro elitario.
Mi dispiace soltanto per le persone che sono state licenziate.
Le istituzioni sono una forma di potere. E il potere stringe sempre
patti con un altro potere, anche se si tratta di un potere criminale,
perchè ciò significa accrescere il proprio.
Molti dicono che il territorio di Napoli è stato abbandonato dallo
Stato. Non è vero. Lo Stato è massimamente presente: delega
semplicemente ad un sistema criminale il controllo sociale del
territorio, per poi concentrare una massa enorme di forze di polizia
laddove l’esasperazione popolare abbia veramente superato ogni limite.
La camorra, se così ancora la vogliamo chiamare, è un apparato statale,
così come lo sono i militari, le forze dell’ordine, gli uffici
amministrativi ecc. Se così non fosse persone come Cosentino, Cesaro,
Landolfi, De Gregorio, Cuffaro, Berlusconi e via dicendo non
occuperebbero nemmeno un posto di vice consigliere circoscrizionale.
"Io odio lo Stato". Così si esprimeva Pier Paolo Pasolini più di 40 anni fa. Quando l’uomo riuscirà a disfarsi di questa odiosa struttura concettuale sarà finalmente in grado di elevarsi ad un livello superiore. Al momento non ne può fare a meno perchè non è in grado di immaginare ed elaborare qualocosa di diverso, di "altro". Da ciò deriva la ragion di Stato.