Damiano: ti fa schifo l’Italia questa è la sostanza. Io sono fra quelli tu definisci vigliacchi e coglioni che invece non sono schifati dell’Italia e penso che i vigliacchi ed i coglioni come me siano la maggioranza (e tutte le recenti elezioni sembrerebbero confermare la mia ipotesi), Pertanto finché le cose stanno così non ci sono molte alternative. O tu ti adegui a vivere in questa Italia (che tu definisci dominata da sciacalli o vecchie iene) cercando di contribuire a cambiarla seguendo la via democratica che comporta ottenere la maggioranza dei voti, altrimenti vai a vivere in Grecia, in Irlanda, in Portogallo, in Spagna (tanto per citare paesi governati dalla sinistra, salvo forse l’Irlanda, che hanno portato l’economia alla rovina ) se poi propendi per la Germania, l’Inghilterra o la Francia mi sa che ti toccherà sopportare le scelte politiche ben più dure, liberali e conservatrici di Cameron, Sarkozy e Merkel, che credo tu potresi definire meno "progressiste". Comunque sia scegli tu, per quanto mi riguarda io preferisco restare in Italia, cercando nel mio piccolo di contribuire con il mio voto e con le mie chiacchere a migliorare quello che non va. Ma non sono affatto convinto che l’Italia, anche quella di oggi con il governo di oggi, sia da buttare, anzi.
Ripeto e confermo, secondo me tu confondi le cose e mi pare che tu abbia cambiato discorso. E’ evidente che ce l’hai con Mediaset, arivi persino a dire "peccato che il titolo sia in salita" quindi vorresti che sprofondasse. Mediaset è una realtà importante del sistema economico italiano, come tale e come impresa deve essere rispettata e difesa perché produce ricchezza e da’ un lavoro ed un reddito a tanta gente. Tu (in questo caso uso il singolare ma credo che la considerazione possa essere estesa ad una pluralità di "odiatori a prescindere" delle imprese) cambi discorso: per giustificare la tua rabbia contro Berlusconi (che non condivido ma posso giustificare e comprendere) te la prendi con Mediaset. A parte il fatto che non condivido il tuo giudizio su B. il fatto è che così facendo tu te la prendi con lo strumento confondendolo con il suo principale azionista o con chi lo dirige (tra l’altro in questo momento Mediaset non è affatto diretta da B.). Come dire: se un autobus ben fatto, che trasporta utilmente e comodamente tante persone investe un pedone sulle strisce pedonali, tu che fai? Al massimo te la prendi con l’autista, mica puoi distruggere l’autobus. Colgo l’occasione per dire ad ANTONIO DS che non ha le idee chiare circa il corso di borsa dei titoli, arriva perfino a sostenere che il valore delle azioni dovrebbe essere pari al valore nominale. Comunque, MariLouise: ti ringrazio per aver discusso con me e ti saluto cordialmente. Senza acrimonia, io la penso così, se possibile diamoci del tu amichevolmente.
I DISCORSI LI PORTA VIA IL VENTO con il minor deficit e con il minor aumento del debito abbiamo assicurato un tasso di disoccupazione che è la metà di quelllo della Spagna o del Portogallo (per non parlare dell’Irlanda o della Grecia) pressappoco pari a quello della Germania ed a quello degli USA che pure hanno inutilmente speso MONTAGNE di dollari seguendo la vecchia teoria (keynesiana?) della spesa pubblica, e non dimentichiamo che tipi di provvedimenti hanno dovuto prendere in altri paesi:
IRLANDA. La manovra finanziaria consiste in tagli totali alla spesa pubblica per 10 miliardi, aumento di entrate fiscali per 5 miliardi, decurtazione del salario minimo di un euro a 7,65 l’ora, tagli al welfare per 2,8 miliardi e agli investimenti pubblici per 3, taglio del 10 per cento al salario dei neo-assunti nel settore statale. Il risparmio di spesa da 10 miliardi sarà inoltre ottenuto con 24.750 licenziamenti nel settore pubblico (su 4,5 milioni di abitanti, qualcosa come licenziare oltre 300.000 statali in Italia), mentre viene confermata la fiscalità al 12,5% per le aziende, aumento dell’Iva dal 21 al 23%, ed entrate extra di 1,9 miliardi da imposte su redditi. Dopo le crisi del debito che hanno colpito Grecia e Irlanda, l’attenzione degli investitori si sposta sugli altri due “Pigs”, Spagna e Portogallo.
SPAGNA. Se Lisbona ha negato di aver subito pressioni dai partner dell’eurozona perché chieda accesso al fondo di emergenza, un’analoga smentita arriva da Madrid, per bocca del primo ministro José Luis Rodriguez Zapatero il quale sostiene che gli investitori che scommettono su un default della Spagna "sono in errore e andranno contro i propri interessi" e ha assicurato che la Spagna non ha in programma ulteriori aumenti delle tasse né altri tagli occupazioni nel pubblico impiego. Sta di fatto che il risanamento del deficit statale presentato dal governo di Madrid ha lo scopo di tagliare 15 miliardi di euro di spese entro il 2011, dopo le già pesanti riduzioni salariali dei dipendenti pubblici e il congelamento delle pensioni. Un progetto neoliberista degno di un governo di destra quello portato avanti dal socialista Zapatero, il piano ruota attorno alla demolizione della contrattazione collettiva, a una maggiore flessibilità dei contratti di lavoro, alla riduzione dell’indennità di licenziamento e all’indicizzazione dei salari rispetto la produttività anziché all’inflazione. L’obiettivo del premier spagnolo è quello di riportare il rapporto deficit/pil sotto il 3%, contro l’11,4% registrato nel 2009 e allontanare la Spagna dal baratro della bancarotta e non fare la fine della Grecia. Il piano del governo non prevede alcun intervento a favore dell’occupazione a fronte di un tasso di disoccupazione salito al 20%, pari a 4.7 milioni di lavoratori, il doppio della media Ue.
PORTOGALLO. Mentre la speculazione internazionale scommette contro il Portogallo, il parlamento di Lisbona corre ai ripari approvando la finanziaria 2011. L’obiettivo della manovra è portare il deficit del paese dal 7,3% al 4,6% in un anno, attraverso duri tagli alla spesa e aumenti delle imposte. L’esecutivo ha approvato un taglio del 5% dei salari dei dipendenti pubblici e un aumento dell’Iva dal 21 al 23%. Accresciute anche le imposte sulle pensioni, seguite dal congelamento dei rapporti di fine lavoro, a cui si aggiungono i previsti tagli ai sussidi. La manovra economica è stata definita dai sindacati “una dichiarazione di guerra ai lavoratori” e in effetti gli scioperi non si sono fatti attendere: aerei e treni fermi, servizio minimo negli ospedali, stop alla raccolta dell’immondizia nei centri urbani. Mercoledì scorso in Portogallo è stato il giorno dello sciopero generale, contro il pesante giro di vite anti-deficit deciso dal governo socialista sotto pressione di Bruxelles e dei mercati, proclamato dai due principali sindacati. L’ultima astensione dal lavoro di questo tipo risaliva al 1988. Il sindacato Portoghese ha ricevuto la solidarietà dei colleghi Italiani, il governo Socrates – ha commentato Nicola Nicolosi, segretario nazionale Cgil e responsabile del Segretariato per l’Europa – ha congelato i salari, aumentando l’Iva su molti prodotti, tra cui i generi di prima necessità, e tagliato i servizi sociali in un Paese dove il salario minimo arriva malapena a 470 euro al mese. Mentre le piazze si riempivano di tutte le categorie di lavoratori, sui bond del Portogallo a 10 anni i rendimenti hanno superato la soglia del 7 per cento. Il documento finanziario è stato adottato con il voto favorevole dei socialisti, che guidano un governo di minoranza, ma anche grazie all’astensione del principale partito d’opposizione che ha garantito il proprio appoggio al piano di austerità del primo ministro socialista José Socrates.
USA L’incredibile montagna di dollari che Obama ha speso per frenare la crisi non ha prodotto grandi risultati. Le difficoltà economiche e finanziarie che si apprestano a vivere gli USA, inevitabilmente sfoceranno in un piano di austerità, con un forte taglio alle spese sociali. Queste, in aggiunta all’aumento delle tasse e del tasso di disoccupazione, potrebbero portare ad una crisi sociale di portata storica. Eppure che anche quest’anno gli USA, per sostenere l’economia, hanno registrato un deficit di bilancio superiore al 10%, come si verifica ormai costantemente dal 2007 (in ITALIA il deficit è intorno al 5%) Obama prosegue la politica intrapresa da Bush, dei forti aiuti di stato alle imprese in crisi, ma Il debito pubblico USA viaggia con un ritmo di crescita che rispetto al 2002 è aumentato di 12 volte, nel 2002 cresceva al ritmo di 0,5 miliardi di dollari al giorno mentre oggi viaggia alla folle velocità di 6 MILIARDI DI DOLLARI AL GIORNO. Recentemente Obama ha dichiarato che si dovranno ridurre gli stipendi degli statali,nel contempo la riforma sanitaria viene messa in dubbio. Non è che tutto questo abbia portato a grandi vantaggi: la disoccupazione sia attesta attorno al 10% e le banche continuano a fallire.