Sig. Mazzotti, anzitutto grazie per la risposta. In secondo luogo, mi permetta di osservare qualcosa a quanto da Lei riportato: -il fatto che non ci sia personale adatto allo svolgimento di certe funzioni non giustifica certi comportamenti, e non giustifica soprattutto far mettere le mani su uno scritto per pubblicarlo sbagliando sistematicamente l’uso del congiuntivo. Soprattutto nella redazione di un giornale non dovrebbe esserci spazio per una cotal risma di ignoranti; -sulle censure, non sono d’accordo con Lei. E non lo sono con i fatti. Il mio articolo sul fracking, per esempio, non fu pubblicato per ragioni "sistemiche"; lo stesso dicasi per quello relativo al subdolo impiego dei vaccini. Questo, tanto per citare due soli esempi. Il resto, vada a verificarlo personalmente. Per mia fortuna però questi stessi interventi li ho visti pubblicati, dietro specifiche richieste, da altre Testate. E questo per me è motivo di soddisfazione. Perché forse le censure come quelle in parola sono più equivoche di quelle delle banche e dei servizi segreti.
Di Piero Tucceri(---.---.---.224)3 maggio 2013 18:09
Quella di Agoravox, più che la Redazione di un quotidiano, mi sembra il club dei buontemponi: infatti, non solo procede a strafalcioni passati per correzioni con i quali centra, ovviamente sbagliandoli, tutti i congiuntivi (basta leggere il mio articolo dal titolo "Il Bersanfallimonti" per rendersene conto), ma pubblica anche articoli, come questo, per ghiribizzo, dopo averli, senza spiegazione, stranamente censurati. Vallo a capire questo club di dilettanti spacciantisi per giornalisti ( o per giornalai?, senza ovviamente arrecare offesa a questi ultimi)?
Di Piero Tucceri(---.---.---.146)2 maggio 2013 16:21
Gentile sig.ra Emilia, grazie per l’attenzione riservatami. Fin da ora la autorizzo a pubblicare il mio intervento. Quel che in questa sede viene sottoposto a giustificata censura (per la Redazione, ovviamente), spero che almeno lei riesca a divulgarlo. Comunque, mi avvarrò della sua mail. Buona serata.
Di Piero Tucceri(---.---.---.130)2 maggio 2013 10:55
Gentile signora, nei giorni scorsi ho inviato questo intervento, che però, per intuibili ragioni, non hanno pubblicato. Glielo propongo nell’intento di integrare opportunamente quanto da lei già esaustivamente esposto. Grazie.
Senza libertà fondamentali, più che senza denaro contante
L’ormai sempre più corrotto ambiente finanziario
non trascura il ricorso all’impiego delle applicazioni tecnologiche pur
di sedimentare sempre più subdolamente nella popolazione un diffuso
sentimento di ansia e di paura. D’altronde, il suo autentico fine rimane
quello di annichilire ogni legittima aspirazione della libertà
individuale, proprio come preconizzava George Orwell
nel suo romanzo “1984”. Nell’intento di perseguire al meglio il suo
obiettivo, lo stesso sfrutta la complicità e l’asservimento della
pubblica informazione. Così che, sempre più fraudolentemente indotta
all’abulia, la gente si convinca all’idea di dover rimettere le proprie
libertà fondamentali nelle mani di una criminale oligarchia
manipolatrice.
In questo inquietante scenario si colloca l’iniziativa intrapresa in
difesa dell’impiego del denaro contante nella regolazione delle
ordinarie transazioni economiche. Essa si propone pertanto come manifestazione di civiltà, anziché come mera diatriba volta ad affermare la prevalenza di una modalità di pagamento su un’altra.
La dittatura finanziaria instauratasi con il governo Monti,
ha svolto un dirimente ruolo in proposito attraverso l’introduzione
della empia soglia di 1.000 euro nei pagamenti effettuati con il denaro
contante. Questa gravissima e sottostimata coartazione della libertà personale,
non è tuttavia stata che la prima tappa di un ben più articolato
percorso finalizzato alla completa surrogazione della moneta contante
con quella elettronica. I promotori di questa sciagurata campagna,
adducono che in tal modo si otterrebbe un maggior benessere sociale.
Naturalmente, si tratta di una mistificazione. La realtà è
profondamente diversa dalle apparenze, dal momento che questa iniziativa
sia svincolata da qualsiasi nobile intento. Al contrario, il suo vero
obiettivo mira all’esclusivo consolidamento del già soverchiante potere
finanziario.
Uno dei cavalli di battaglia sfruttati in proposito, si articola sulla rinuncia all’uso del denaro contante
come imprescindibile premessa nella lotta contro l’evasione fiscale. A
prima vista, questa potrebbe sembrare una condivisibile argomentazione.
Ma non è così. Una più attenta disamina, dimostra che il grosso dell’evasione fiscale, e le più recenti e clamorose vicende di corruzione stanno a confermarlo, avvenga mediante le transazioni elettroniche, piuttosto che con il denaro contante.
Soltanto una parodia di Stato può illudersi di combattere così
semplicisticamente un articolato fenomeno come quello della vera
evasione fiscale. Quel che invece occorrerebbe prospettare, ma che è
inviso a molti, sarebbe uno Stato capace di combattere il fenomeno
evasivo con gli strumenti propri della democrazia, onde evitare di
colpire indiscriminatamente, nel primario intento di recuperare
l’insostituibile rapporto di fiducia che dovrebbe caratterizzare
l’interazione tra il fisco e il cittadino.
Riguardo il fatto che il denaro contante sarebbe da ritenersi ormai
“obsoleto”, basti ricordare che, nelle ordinarie transazioni economiche,
esso rappresenti il solo strumento valido per concludere rapidamente e
senza inganni le operazioni effettuate. Per cui, soprattutto
eliminandolo, ma anche riducendolo, si introducono variabili di inefficienza nel sistema economico capaci soltanto di destabilizzarlo ulteriormente.
Sempre nell’ottica degli avversari del denaro contante,
questa sarebbe la condizione necessaria per la eliminazione dei furti e
delle rapine. Anche nella fattispecie, basta soltanto tener presente
l’ormai sempre più invalsa prassi della clonazione delle carte di
credito e dei bancomat, unitamente con i furti di identità, per fugare
ogni possibile dubbio.
Comunque, l’aspetto più preoccupante dell’intera vicenda, è che
l’imposizione della moneta elettronica incentivi il carattere arbitrario
e discrezionale del potere politico e finanziario sul cittadino. È
questo il risvolto più inquietante della situazione, poiché spalanca le
porte all’avvento di una società dispotica nella cui ottica l’uomo non
sarebbe più contemplato come fine, ma soltanto come pedestre strumento
per il miglior esercizio del potere.
Le banche svedesi sono all’avanguardia nella lotta
al contante. Eppure, i loro cittadini non hanno abboccato al tranello,
considerato che lo scorso anno l’ammontare delle transazioni avvenute
con il denaro contante abbia raggiunto quasi i 100 milioni di corone. I
negozi seguitano ad accettare i pagamenti con il contante, e una
indagine condotta dallo “Swedish Quality Index”, ha rilevato
l’insoddisfazione dei clienti nei confronti delle banche ostili a questa
modalità di pagamento.
L’ex Presidente dell’ABI, l’Associazione Bancaria Italiana, ha
definito quella relativa alla proibizione della moneta contante “una battaglia di civiltà”. Ma chi è costui? È quel Giuseppe Mussari,
già capo supremo del Monte dei Paschi di Siena: cioè di quella stessa
banca che il governo Monti ha cercato di salvare a tutti i costi
compiendo autentiche rapine a danno dei cittadini.
A Tokio è in corso un singolare esperimento. Sono state messe in circolazione oltre 650 mila carte, che hanno chiamato Edy Cards,
le quali possono esser lette da congegni a distanza. In pratica, si
tratta di inquietanti dispositivi che non occorre “strisciare” nelle
apposite macchinette per esser letti, così come non abbisognano di
password o di codice Pin. All’apparenza, sembrano comodissime e
praticissime trovate: basta per esempio accedere alla metropolitana o al
supermercato per vedere l’importo del biglietto o della spesa,
opportunamente dettagliata, automaticamente detratto dall’ammontare
disponibile riportato nel proprio telefono cellulare. A parte il fatto
che, anche nella circostanza, resti concreto il rischio dei borsaioli,
che nello specifico diventano elettronici, c’è il fatto che tramite
questi bit le banche si liberino, come è del resto nella loro usanza, di
quella incombenza addossandola come sempre sulle spalle dell’ignaro
cliente.
Alla fine di questo soporifero iter autarchico-tecnologico, ci
saranno ad attendere la sprovveduta massa, come novelle forche caudine, i
chip sottocutanei. Proprio così. I famigerati chip RFID,
che renderanno ciascuno dipendente in tutto e per tutto dagli
orientamenti del mondo finanziario. Sarà quella la più terribile
dittatura; anzi, essa diventerà la schiavitù per
milioni di persone. Allora, chiunque risulterà “trasparente” al potere
bancario e statale! Proprio secondo i più elementari precetti della
democrazia!
Non a caso, molti ex funzionari del colosso bancario Goldman Sachs,
occupano già posizioni di responsabilità in molti governi occidentali.
In questo contesto, si distingue la presenza degli immancabili
“benpensanti”. Degli “innocenti”, per intenderci. Vale a dire di coloro
che sono disposti a rendersi totalmente “tracciabili”, perché tanto non
hanno “nulla da nascondere”. Ebbene, sono proprio costoro gli elementi
più destabilizzanti per la democrazia. Proprio costoro stabiliscono il
clima ideale nel quale chiunque non intenda essere “intercettato” dal corrotto potere centrale, venga automaticamente additato come “sospetto” e perciò suscettibile di intrusioni poliziesche e tributarie.
La società alimentata da questi riprovevoli individui cancella il
fondamentale assunto per il quale non dovrebbe essere concesso ad alcuno
sapere come un altro individuo spenda i propri soldi onestamente
guadagnati, dal momento che ciò sarebbe visto come una condizione
potenzialmente delinquenziale e di conseguenza meritevole di indiscrete
indagini. Così si verrà a creare una società fatta di dossier, nei quali si accumuleranno imbarazzanti dati personali,
come per esempio quello relativo al giorno in cui ci si recherà dallo
specialista di una malattia che non si vorrebbe divulgare.
Sarebbe perciò ora di rieducarci alla libertà. Sarebbe ora di
riappropriarci della nostra libertà finora spudoratamente vilipesa da
una accozzaglia di incalliti malviventi. Occorrerebbe riaffermare il
diritto delle persone di poter scegliere liberamente il modo ritenuto
più confacente per soddisfare le proprie transazioni economiche.
Nei pagamenti effettuati con il denaro contante, le banche non
vantano commissioni. Perciò intendono eliminare questa modalità di
pagamento. Pretendono le commissioni ormai su tutto: anche sul caffé
consumato al bar o sulla verdura acquistata al supermercato!
Con il PD al governo si dichiarerebbe una vera e propria guerra
contro l’uso del denaro contante. Il suo, sarebbe il naturale compimento
dell’iniziativa già intrapresa dal governo Monti con la fissazione a
1.000 euro della soglia per il contante. Ma perché il PD assumerebbe tale comportamento?
La risposta a questa domanda è articolata. Sostanzialmente, lo farebbe
per non scendere da uno dei suoi preferiti cavalli di battaglia; ma lo
farebbe anche per assecondare coloro che propongono addirittura la
tassazione dell’uso del denaro contante in modo da equipararne l’onere
con quello delle carte di credito, poiché questo esigono le banche. Lo
farebbe inoltre per tutelare i suoi più diretti interessi economici
intersecantisi con quelli dei banchieri, alla luce delle sue polimorfe
attività commerciali, assicurative e, naturalmente, bancarie.
Il PD e i banchieri sono accomunati non soltanto dalla volontà di eliminare il denaro contante, ma anche dalla tassazione sugli immobili e sui conti bancari,
nell’univoco intento di agevolare i grossi patrimoni finanziari. In
questa subdola manovra di impoverimento sociale, di concerto si
avvalgono del prezioso contributo offertogli da un collaudato apparato
propagandistico. Come sempre, le loro argomentazioni preferite ruotano
attorno al mantra della “lotta all’evasione fiscale” e all’intenzione di
voler “colpire le grandi fortune”: un ormai collaudato
abbaglio capace di avvelenare il dente dell’opinione pubblica più
sprovveduta, la quale rappresenta poi la vera molla di gran parte
dell’elettorato della cosiddetta sinistra.
Persino Grillo, nel suo affannoso rimodellamento
elettronico attorno all’algido sistema liberista, sembra abbia capito la
drammaticità sociale che implicherebbe la sostituzione del denaro
contante con la moneta elettronica. Peccato soltanto che anche questa
sua impennata tautologica sia destinata a rivelarsi l’ennesimo fuoco di
paglia.
Visto in quest’ottica, il governo Monti si è dimostrato incapace?
No! Infatti, non occorrono menti di bocconiana formazione per capire ciò
che concluderebbe anche il classico scemo del villaggio, e cioè che, a
forza di imporre tasse e tagli, si precipiti ineluttabilmente verso la
miseria. Il vero compito del governo Monti, consisteva nel salvare l’euro
e non l’Italia! Lui e i suoi complici, approfittano della crisi
intrinsecamente indotta per costringere i popoli ad accettare il
fraudolento federalismo europeo. Togliendo in questo modo all’Italia
ogni possibilità di uscita dall’euro. Proprio come la Grecia, che ormai
non ha più nulla di cui poter vivere, e che è, proprio per questo,
totalmente dipendente da un euro che la strangola.
E le nuove banconote che hanno cominciato a mettere
in circolazione? Perché hanno deciso di cambiarle? Ma per costringere
la gente a presentare in banca entro un determinato lasso di tempo le
vecchie banconote detenute per evitare che vadano fuori corso.
Immaginiamo il caso di una persona che disponga di 20.000 euro in
banconote di diverso taglio. La notizia che entro breve tempo esse
finiranno fuori corso, induce quel signore a presentarle in banca per
sostituirle con quelle di nuova emissione. A quel punto, scatta la
trappola. La banca gli chiede ragione della disponibilità di tanto
denaro contante.
Quindi, insospettita, lo addita come “evasore fiscale”,
sottoponendolo di conseguenza a un autentico linciaggio mediatico.
Allora, come minimo, lo sprovveduto deve pagare una multa
per l’ingiustificato possesso di moneta; quindi, su quella somma, deve
versare le relative tasse. Lui può fare anche i classici salti mortali
sostenendo che quei soldi siano suoi, che siano stati già tassati e che
appartengano esclusivamente ai suoi risparmi. È in grado di dimostrarlo?
Provando a farlo, vede sistematicamente bollata come falsa o incompleta
l’eventuale documentazione addotta. Ne consegue la somministrazione di
ulteriori sanzioni amministrative, con gli inevitabili
aggravi di mora. Intende opporsi a quegli accertamenti? Deve rivolgersi
alla magistratura. Ma intanto è costretto a pagare per poi riparlarne
dopo almeno una decina di anni, visti i tempi operativi della giustizia
civile. Ebbene, è questa la patrimoniale cara al PD: quella che colpisce i cittadini indifesi e che non scalfisce minimamente le grosse rendite.
Questi corrotti sanno che gli italiani, collettivamente intesi,
dispongano di quasi 9 mila miliardi di euro di ricchezza privata. Più di
quanto, pro capite, ne abbiano i tedeschi. Ora, hanno deciso di
impadronirsi di questo tesoro. Che fa gola a tutti: ai partiti al
governo, come a quelli all’opposizione, oltre che ai miliardari
parassiti che manteniamo come contribuenti. Ma serve anche ai tedeschi,
che così ci impediscono di uscire dall’euro, costringendoci a lavorare
per meno di 500 euro mensili. A loro torna comoda questa situazione,
perché in Germania l’uso del denaro contante è libero da vincoli.
Loro possono spendere in contanti migliaia di euro, senza che per
questo nessuno avverta il fisco, e soprattutto senza che nessuno li
sospetti di essere evasori! Semplicemente, perché da quelle parti il
fisco funziona diversamente da qui.
In conclusione, si può rispondere esaustivamente ai fautori della
eliminazione del denaro contante con le parole pronunciate a suo tempo
da Beniamino Franklin, uno dei Padri Fondatori degli
USA, il quale così si esprimeva al riguardo: “Chi è pronto a dar via le
proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea
sicurezza, non merita né la libertà, né la sicurezza”. È forse il caso di precisare che costui meriti soltanto la schiavitù?
Di Piero Tucceri(---.---.---.221)1 maggio 2013 09:40
Il reato di vilipendio del popolo italiano può essere consumato in diversi modi, come per esempio quello di avermi impedito di pubblicare su questa testata argomenti scomodi al regime. L’ultimo di tali abusi è proprio di questi giorni. Ma è così: ormai, con paggi e paggetti, la situazione nazionale ha raggiunto il massimo degrado socioculturale.