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Isis in Siria e Iraq: il ritorno del califfato

Di (---.---.---.186) 19 giugno 2014 10:42

(di Alberto)

2) Le colpe americane sono sotto gli occhi di tutti, ma il rafforzamento dell’Isis grazie agli alleati degli americani, secondo me non è una volontà statunitense e una strategia, ma il risultato di una politica debole, indecisa e impacciata di Obama in Medio Oriente.

Che l’Isis stia preparando quest’offensiva è evidente da mesi, la regione della Diyala era controllata da loro 5 mesi fa, attorno a Mosul si muovevano con disinvoltura e la conquista di Ramadi e Fallujah era solo un preludio. Lo sapevo io... e cosa ha fatto l’America, nulla. Eppure lo sapeva e monitorava questi gruppi. Lei forse pensa che dietro a queste alleanze geopolitiche ci sia sempre una strategia e un disegno, ma purtroppo non è così, a volte le politiche non sono di ampio respiro e non guardano avanti. Due anni fa parlai con un funzionario straniero di un’ambasciata di un paese del medio oriente, disse “per fortuna ora con la guerra in Siria tutti i jihadisti si stanno dirigendo lì, Iraq e Iran staranno più tranquilli…”!!! Si rende conto…

 

Incolpiamo pure l’America per il rafforzamento di Daesh, ma diciamo anche che il regime siriano ha limitato al minimo gli scontri con questo concentrandosi invece contro i ribelli, impegnati dal canto loro contro l’Isis da fine dicembre. Il risultato è stato che il fronte dei ribelli si è indebolito e Assad ne sarà contento, ma il loro vuoto è stato occupato dall’Isis.

 

3) se gli Stati Uniti avessero veramente un disegno in Medio Oriente per tutelare i loro interessi, avrebbero fornito fin da subito armamenti pesanti a quello che era un fronte ribelle tutto sommato laico (l’Esl), invece che permettere ai loro alleati di sostenere e far crescere l’Isis. In fondo sono gli americani stessi a rischiare i loro interessi per un Isis forte in Iraq, al Maliki è un loro uomo, e dall’Iraq sciita comperiamo il petrolio.

 4) Sull’ultimo punto invece sono completamente in disaccordo con lei: “Di fatto all’Iran non è stata offerta alcuna scelta”, se guarda gli ultimi giorni è vero. Peccato che l’Iran direttamente con le brigate al Quds e con il generale Soleimani e indirettamente con Hezbollah sia entrato a piedi uniti nelle questioni siriane fin dal 2011-2012. E di fatto influenzi un’area che va dal Libano, passa per la Siria fino al sud dell’Iraq da ben prima. Fin da subito l’Iran ha cominciato a tutelare i suoi interessi nell’area, portando avanti una politica imperialista al pari della Russia, attitudine però che viene sempre e solo attribuita agli americani.


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