(di Alberto)
2) Le colpe americane sono sotto gli occhi di tutti, ma il rafforzamento
dell’Isis grazie agli alleati degli americani, secondo me non è una volontà
statunitense e una strategia, ma il risultato di una politica debole, indecisa
e impacciata di Obama in Medio Oriente.
Che l’Isis stia preparando quest’offensiva è evidente da mesi, la regione
della Diyala era controllata da loro 5 mesi fa, attorno a Mosul si muovevano
con disinvoltura e la conquista di Ramadi e Fallujah era solo un preludio. Lo
sapevo io... e cosa ha fatto l’America, nulla. Eppure lo sapeva e monitorava
questi gruppi. Lei forse pensa che dietro a queste alleanze geopolitiche ci sia
sempre una strategia e un disegno, ma purtroppo non è così, a volte le
politiche non sono di ampio respiro e non guardano avanti. Due anni fa parlai
con un funzionario straniero di un’ambasciata di un paese del medio oriente,
disse “per fortuna ora con la guerra in Siria tutti i jihadisti si stanno
dirigendo lì, Iraq e Iran staranno più tranquilli…”!!! Si rende conto…
Incolpiamo pure l’America per il rafforzamento di Daesh, ma diciamo anche
che il regime siriano ha limitato al minimo gli scontri con questo
concentrandosi invece contro i ribelli, impegnati dal canto loro contro l’Isis
da fine dicembre. Il risultato è stato che il fronte dei ribelli si è
indebolito e Assad ne sarà contento, ma il loro vuoto è stato occupato
dall’Isis.
3) se gli Stati Uniti avessero veramente un disegno in Medio Oriente per
tutelare i loro interessi, avrebbero fornito fin da subito armamenti pesanti a
quello che era un fronte ribelle tutto sommato laico (l’Esl), invece che
permettere ai loro alleati di sostenere e far crescere l’Isis. In fondo sono
gli americani stessi a rischiare i loro interessi per un Isis forte in Iraq, al
Maliki è un loro uomo, e dall’Iraq sciita comperiamo il petrolio.
4) Sull’ultimo punto invece sono completamente in disaccordo con lei: “Di
fatto all’Iran non è stata offerta alcuna scelta”, se guarda gli ultimi giorni
è vero. Peccato che l’Iran direttamente con le brigate al Quds e con il
generale Soleimani e indirettamente con Hezbollah sia entrato a piedi uniti
nelle questioni siriane fin dal 2011-2012. E di fatto influenzi un’area che va
dal Libano, passa per la Siria fino al sud dell’Iraq da ben prima. Fin da
subito l’Iran ha cominciato a tutelare i suoi interessi nell’area, portando
avanti una politica imperialista al pari della Russia, attitudine però che
viene sempre e solo attribuita agli americani.