Termini
come posti di lavoro e occupati non bastano, da soli, a fotografare tutta la
realtà. Ad esempio, nelle rilevazioni a fini statistici, rientrano tra gli occupati
anche coloro che lavorano 1 settimana al mese, oppure a orario ridotto, oppure a
termine.
Per non parlare della difformità dei redditi erogati a fronte di
prestazioni del tutto analoghe.
In particolare.
Ci è stato appena ricordato che
dal 2008 al 2013 sono stati persi 1,09 milioni di posti di lavoro, ma che oltre
900 mila sono stati recuperati negli ultimi 3 anni. Ovvero, che il numero degli
occupati è di nuovo risalito alla soglia dei 23 milioni del 2008.
Peccato che
nel 2008 il tasso di disoccupazione era del 6,7% mentre nel citato triennio ha
oscillato tra l’11 e il 12%. Questo nonostante le molte migliaia di soggetti (inattivi)
che hanno addirittura rinunciato a cercare un lavoro.
Misure tipo
il blocco della perequazione delle pensioni o l’aumento automatico dell’età
pensionabile (dietro l’aspettativa di vita) vengono spesso “giustificate” come
necessario “antidoto” a quella miseranda prospettiva che taluni intravedono per
le attuali giovani generazioni.
Nel merito.
Il “traballante” quadro finanziario
dell’Inps offre ampio spazio a valutazioni e controdeduzioni. NON vengono tuttavia
focalizzati certi aspetti determinanti ai fini della “solvibilità” presente e
futura.
Per il passato.
Ci sono gruppi cospicui di ex lavoratori per cui risultano
versati importi contributivi “correlabili” e sufficienti. Sono quelli che non
ci avrebbero affatto rimesso se, all’andata in pensione, avessero incassato in
una sola volta l’attuale ammontare delle spettanze contributive via via “depositate”.
Un bel gruzzolo che, opportunamente gestito, costituirebbe una duratura fonte
di reddito non inferiore alla pensione. In altri termini.
TRADOTTO: per farla pari dovrebbero campare ben oltre i 90 anni.
Venendo al presente.
Pur di far risalire
il tasso d’occupazione da vari anni si dà ampio agio a rapporti di lavoro
“precari”, a contratti impreziositi dalla “decontribuzione” e ad altre formule
“elusive”. Tanto da penalizzare tutto il sistema previdenziale.
Ancora.
Fino a
pochi lustri fa era dato PER CERTO che il “progresso” offrisse la chiave per
liberare sempre più l’uomo dall’oppressione del lavoro e trovare maggior tempo
per le sue aspirazioni personali.
In compenso è evidente che troppo pochi hanno
tenuto d’occhio il ruolo e la partita giocata dagli interessi politici; di
parte e di governo. Dei soggetti “capaci” fino al punto di ribaltare detto “sogno”
progressista.
Sintesi.
A nulla giova la contrapposizione tra le generazioni. Giovani
ed anziani stanno “stretti” sulla stessa barca.
Con Bonus e mancette non si
incide quella Tagliola Tributaria che ormai da tempo corrode il portafoglio …
A valle
dei “fattacci” di Roma si prevede l’emissione di nuove direttive generali che
non consentano più di procedere allo sgombero di stabili occupati in modo
abusivo, se prima non saranno individuate e rese disponibili delle adeguate
sistemazioni alternative.
La cosa che lascia a dir poco perplessi è che, oltre
al succitato problema dei rifugiati, in Italia ci sono svariate migliaia di
cittadini che da anni vivono le stesse ambasce.
Molti di essi per vergogna
hanno subito e subiscono gli sgomberi poco più che brontolando.
Secondo. Le due
categorie di soggetti hanno storie e condizioni socio-familiari ben differenti.
Non ultimo. Le Amministrazioni territoriali non sovrabbondano di risorse e strutture
pronte all’uso.
C’è quindi da augurarsi che, sull’onda dell’evento scatenante,
non si realizzi di fatto una sorta di “disparità” di trattamento a favore del
caso dei rifugiati.
ACCOGLIENZA
è un termine che assume la propria valenza dalla specifica dei suoi contenuti.
Accogliere un ospite di passaggio significa fornire il vitto e l’alloggio per
un breve periodo. Mentre accogliere un soggetto nuovo ed estraneo senza una
scadenza predefinita comporta la “creazione” di presupposti validi per favorire
un inserimento autonomo e duraturo, oltre che proficuo ai fini della sua
esistenza.
La differenza è quindi abissale. Nei fatti.
IN NOME di nobili
principi umanitari a lungo si è ragionato solo in termini di soccorso e “prima
accoglienza”. Lasciando altresì ampio spazio a delle soluzioni estemporanee,
provvisorie e perfino irregolari.
Il tutto quasi ignorando la sussistenza di analoghi
problemi per diversi milioni di nostri concittadini disoccupati e di famiglie a
rischio povertà.
Una miscela ad alto potenziale detonante, quanto meno sotto un
paio di aspetti.
Quando difettano le risorse essenziali, la forzata “convivenza”
con soggetti paracadutati dall’alto è fonte di crescenti distinguo, di attriti
ereiterati conflitti.
Di violento contrasto
sono le reazioni a successivi tentativi di ripristino di forme di legalità.
Ergo.
Quanto accaduto a Roma sono le avvisaglie di altri possibili eventi pronti a
divampare.
Visto l’effetto “risonanza”, vale sempre l’auspicio che i media non
diano, così tanto, volto e voce agli opposti schieramenti.