Molti autorevoli
frequentatori di media, per motivare la continuità della loro presenza, fanno a
gara nell’elaborare delle “varianti” evolutive del quadro politico sortito
dalle urne.
La realtà non ha nulla di complicato e misterioso se si prende atto
che i vincenti, Lega e M5S, hanno beneficiato del voto di protesta dei tanti
delusi e tuttora emarginati.
ENTRAMBI hanno l’onere di concretizzare un mix di almeno
2-3 provvedimenti congruenti, ma partono da posizioni ben distinte e
diversificate.
Visto l’ampio distacco di voti, a M5S occorre solo “raccogliere”
il numero di seggi mancanti per traguardare la maggioranza assoluta in
Parlamento.
Una “convergenza” che tuttavia non deve “appannare” le ragioni basilari
del consenso ottenuto.
La LEGA, per contro, non può permettersi di fare il comprimario
di governo, ma relegandosi a un ruolo di fatto “minoritario”. (Se non altro
perché il centrodestra ha più seggi di M5S).
Per giunta anche il PD ha valide
ragioni per non convergere su M5S. (Se non altro perché validerebbe il
passaggio di tanti suoi ex elettori).
In due parole.
Sarà M5S che subirà i
danni maggiori dalla mancata formazione di un governo.
Quadratura.
Il Presidente
Mattarella, dopo vari ulteriori tentativi, si convincerà a nominare un soggetto
“terzo” con l’incarico di varare un pacchetto di misure, tanto urgenti quanto condivisibili
dai più, che diano alle varie forze politiche abbastanza tempo per maturare una
robusta e duratura formula di governo o per attrezzarsi in vista di una nuova
tornata elettorale.
GESTIRE la cosa pubblica ha senso e valore se è preludio di
un Ritorno alla Meta …
Dietro a
questi “ripensamenti” di M5S c’è solo la preoccupazione di dover passare dalle
parole ai fatti.Di DOVER dimostrare il concreto possesso di certi requisiti e qualità (competenza, equilibrio, organizzazione, ..)
che sono indispensabili per il governo di un paese.
E’ FACILE, prima,
promettere di tutto e di più.
Promettere di “sovvertire” quell’ordine precostituito
che, dicono, ha fatto solo danni.
Il tutto per merito di quella democrazia
fluida (via web) che, per loro, è sinonimo di vera libertà.
In breve.
La cosa
più deludente è che si scoprano, soltanto ora, certe “peculiarità” di M5S e della
sua “innovativa” formula di gestione collettiva.
Il problema di fondo è e resta
un altro.
In generale, la forza e la validità di un progetto non sta nelle
qualità espositive del suo autore. In politica la spinta e l’efficacia di una
proposta (idea) non dipende dal “fascino” mediatico di un leader carismatico ed
accentratore.
Ossia. Una Democrazia “sana” non si nutre della millanteria di
Primi Super Cives interessati a …
Mettere al primo punto di un progetto politico la “rinuncia” (taglio)
delle prebende da parlamentare è un modo “sagace” di precostituire una sorta di
giustificazione “per il giorno dopo”.
In due parole.
SE delle molteplici promesse
elettorali si percepiranno solo alcuni effetti circoscritti e SE la ventilata ripresa
socio-economica registrerà dei tassi modesti (non all’altezza delle aspettative
ingenerate), allora tornerà utile, oltre ad elencare resistenze e ostacoli
sopravvenuti, poter sottolineare il senso di responsabilità dell’essersi fatti carico,
prima, di spontanei atti individuali di “buona volontà”.
Peccato che gestire la
cosa pubblica è dar prova, con i fatti, delle reali qualità possedute: capacità,
competenza, equilibrio, ecc. Di più.
Disoccupati ed indigenti,in termini di sostanziali sacrifici e di
quotidiane rinunce, possono fornire ben più consistenti testimonianze.
C’è
dell’altro.
Analoghe considerazioni valgono per la netta rilevanza data a quel “vincolo
di mandato” che sancirebbe una sorta di catena attaccata alla candidatura e,
quindi, la piena acquiescenza dell’eletto agli indirizzi maturandi dal
corrispondente gruppo parlamentare.
Concetto a dir poco difforme dall’attuale
dettato della Costituzione che individua i partiti come “libere” associazioni
(art 49) e ogni membro del Parlamento quale “rappresentante” dell’intera
Nazione (art 67).
Ergo. Certi presupposti d’avvio echeggiano meccanismi
tipici anche di un Dossier Arroganza …
Parlare di
tragedie non è affatto facile, ma certe ricostruzioni lasciano molto perplessi.
Primo caso. Non si sa se la guida alpina francese ha contattato subito la
polizia di frontiera per avvertirli del tipo di soccorso che si apprestava a
dare.
Secondo caso.
L’ONG ProActiva Open Arms interviene “su richiesta” della
Marina Italiana.
Sopraggiunge la Motovedetta Libica che prima minaccia di
sparare e poi “desiste”.
Il COMANDO Italiano prima aspetta l’autorizzazione del
Governo Spagnolo (bandiera spagnola) poi (dopo 24 ore) le AUTORITA’ Italiane
autorizzano la rotta verso Pozzallo, dove la nave viene “sequestrata”.
Il
problema non è tanto chiedersi se la solidarietà è diventata un crimine quanto
cercare di trovare un minimo di logica in una narrazione a dir poco “lacunosa”
del rapporto tra i vari ORGANI decisori intervenuti in sequenza.